
Sui giornali anche di tendenza progressista si continua a raccontare la favoletta delle enormi spese militari sostenute dagli Stati Uniti per difendere l’Europa dall’Unione Sovietica. Niente di più falso. Gli Stati Uniti hanno stazionato truppe e armamenti, comprese armi nucleari che difensive non sono, in tutto il continente europeo “principalmente” per contenere l’Unione Sovietica con una prima linea lontana dai propri confini. E’ la medesima situazione che troviamo in estremo oriente dove le basi dispiegate fra le Filippine, Guam, Okinawa la Corea del Sud e il Giappone sono state e continuano ad essere una prima linea di difesa e di contenimento contro le minacce, prima dell’Unione Sovietica ora di Cina e Russia, lontana 10.000 chilometri dalle coste della California. Venuta meno l’URSS e fortemente ridotta la Russia quella linea di difesa non interessa più e gli USA hanno chiesto, prima, con le buone, Obama e Biden ora, con le cattive, Trump, agli europei di prendersi il carico economico e militare della propria difesa. Su questo punto sono d’accordo governi europei conservatori, nazionalisti e fintamente progressisti, ad eccezione di quello spagnolo che è tenuto dai socialisti, con le parole d’ordine: “l’Europa ha speso troppo poco, per troppo tempo, per la propria difesa, e in assenza degli USA dobbiamo spendere di più” . Il Segretario della NATO, Rutte, che striscia davanti a Trump è stato uno spettacolo ignobile e vergognoso, che rappresenta perfettamente il panorama politico europeo di governi che stanno in piedi con le stampelle alla mercè di chiunque alzi la voce. Rutte e gli altri comprimari europei fanno finta di non capire che gli Stati Uniti ora come per il futuro “non entreranno mai in guerra per difendere l’Europa” e che la nostra unica vera difesa è quella impostata dalla Merkel e non è solo militare: rapporti economici con tutti gli stati, le economie che rispettino i nostri standard , rispetto delle reciproche sicurezze e sfere di influenza, scambi commerciali e tecnologici in cambio di materie prime. Inoltre dal 2023 senza dare troppo nell’occhio l’Europa si è dotata di un potente strumento di pressione economico “Anti-Coercion Instrument” o ACI con il quale l’Europa può, votando a maggioranza qualificata dei Paesi membri con un minimo di 15, adottare delle contromisure commerciali ed economiche per difendersi. Utilizzando questa piattaforma politica ed economica che l’Europa ha prosperato con tassi di crescita e di benessere superiori a quelli degli Stati Uniti che ad un certo punto hanno pensato che fosse arrivato il momento di porre un freno a questa crescita e al benessere e ha messo in moto la NATO verso Est ben sapendo cosa sarebbe successo in Ucraina con la Russia. Come sempre gli succede, dopo averla fomentata e finanziata, con la Sig. Victoria Nuland, del Dipartimento di Stato, che prometteva soldi a cascata, gli USA si stanno defilando e lasciano all’Europa una cascata vera di debiti da pagare con una crescita zero e la Germania in recessione da più di un anno. Stessa situazione per questa guerra che Israele e USA hanno scatenato con l’Iran iniziata ben sapendo che dopo la rottura con al Russia più di tutti l’Europa è dipendente dal petrolio e dal gas iraniano e dei paesi del Golfo.
Il gap in Europa è politico non militare Trump: “Chi (l’Europa) non ci ha aiutato vada a prendersi da solo il petrolio nello Stretto di Hormuz ”
Se avessimo una diplomazia seria, invece che di comparse a livello di Gigino Di Maio o Tajani , potrebbe fare accordi a livello comunitario con l’Iran per far passare tutta l’energia che ci serve. Il vero gap in Europa non è militare ma politico. Ci manca una Thatcher, che firmò l’adesione della Gran Bretagna al mercato europeo contro il volere di tutto il partito conservatore, ci manca Helmut Kohl, ci mancano Mitterand ed Helmut Schmidt ci mancano Aldo Morto e Bettino Craxi, ci manca la Merkel, ci mancano gli statisti che sanno prendere decisioni anche impopolari con la schiena dritta e hanno gli strumenti politici ed economici per trovare le migliori soluzioni possibili nell’interesse della collettività e non delle proprie miserevoli e inutili sorti politiche personali. Resta la domanda iniziale: meno benessere sociale e spesa sociale o più sicurezza e spesa militare?.
Restano inoltre nel vago le questioni di fondo
Per come è posta dagli attuali governanti la questione è una trappola che si basa su presupposti fuorvianti. In generale parafrasando Flaiano il pericolo, inteso per quello della Russia, sarà imminente, grave “ma non serio”. Afferma Alessandro Barbero : “sono due secoli che gridiamo alla minaccia russa, che proviamo a ricacciarla dopo gli Urali ma ogni volta ce ne torniamo con i russi che ci inseguono fino a dentro Parigi o Berlino”. Se il pericolo fosse serio gli stati europei già da due anni si sarebbero dovuti mobilitare con un programma generale di ristrutturazione degli attuali assetti militari nazionali e della NATO anche senza gli USA. Si il pericolo fosse serio si sarebbero dovute gettate le basi per la creazione di un esercito ed una aviazione europea, si sarebbero fatti partire progetti industriali condivisi per la produzione di armi, rafforzato e razionalizzato il munizionamento che è il vero buco nero della difesa europea. Ma non è stato fatto quasi nulla di serio e si è discusso su come inserire nei bilanci nazionali o in quello comunitario l’aumento delle spese militari. Chiacchiere al posto del dilemma: cannoni o burro. Ritengo corretto elencare quali sono le questioni prioritarie maggiormente sentite dalle opinioni pubbliche. Intanto fissare bene chi sono realmente i nemici. Le opinioni pubbliche dell’occidente già lo sanno ma, per una raffinatezza delle democrazie liberali, non incidono direttamente nelle decisioni dei governi per la regola della così detta “rappresentanza” per cui questi decidono senza tenere conto delle inclinazioni dei propri cittadini. Negli Stati Uniti il 72% è contrario alla guerra con l’Iran eppure Trump l’ha iniziata e la continua senza dare conto ad alcuno se non a Netanyahu. In Europa è in netta crescita il consenso per le istituzioni europee eppure gli stati sempre meno vogliono delegare a queste scelte politiche cruciali come la diplomazia, gli accordi economici internazionali e il posizionamento geopolitico del continente. Nell’ultimo sondaggio Eurobazooka al primo posto, percepito dall’opinione pubblica europea come pericolo, c’è Trump e Israele eppure si continua a ad avere nei confronti di questi un atteggiamento di sudditanza che ad oggi non ci ha portato alcun vantaggio ma solo problemi . La seconda domanda è se veramente abbiamo necessità di un aumento delle spese militari nazionali e/o di quelle comunitarie. L’ordine del giorno è portare la spesa nazionale complessiva per la difesa dal 2% al 3,5% che per l’Italia comporterebbe un investimento in 10 anni di 700 mld. di euri (!!), che non abbiamo. Gli USA spendono per la difesa il 3,19% !!. Il dibattito su questo punto è fuorviato dall’ establishment che con l’aiuto dei media, che appartengono a gruppi industriali e corporazioni, convincono l’opinione pubblica che la guerra è inevitabile e che la spesa militare è troppo bassa ma non dicono rispetto a cosa e soprattutto rispetto a chi. Nessuno chiarisce apertamente che già attualmente, nel 2025, gli stati europei che aderiscono all’UE hanno speso circa 512 mld. di euro più di quanto speso dalla Russia, 462 mld. di euro, nonostante questa sia in guerra. Terzo, lasciare la determinazione delle ulteriori spese militari alle decisioni e ai bilanci nazionali per un continente che dovrebbe andare dritto per dotarsi di una difesa comune. Quarto, è la protervia a tenere gli Sati Uniti e le sue basi dentro la NATO sul suolo europeo. Come dimostrato dalla guerra contro l’Iran le basi americane sono un pericolo non una deterrenza. Una media potenza regionale come l’Iran ha distrutto o fortemente danneggiato tutte le basi americane in medioriente e colpito o minacciato gli stati che le ospitano. In caso di conflitto con la Russia cosa succederebbe alle 240 basi americane presenti sul territorio europeo?, gli Stati Uniti sarebbero in grado di difendere le loro basi più le nostre da un eventuale attacco anche solo convenzionale?. Alla luce delle evidenze militari che in guerra contano più delle chiacchiere, gli analisti militari, che hanno più dati e informazioni di me, dicono che quanto succede in medioriente ha evidenziato un default degli USA nelle capacità di difesa missilistica. Cannoni o burro, armi o benessere Resta la domanda iniziale: armi o sistema sociale, armi o assistenza sanitaria, armi o pensioni, in sostanza armi o benessere. Vogliamo continuare ad essere un buon posto per vivere o trasformarci in una Stati Uniti 2 con le periferie piene di accampamenti dove vivono milioni di persone che non hanno casa e i centri città e le metropolitane piene di senza tetto. Vogliamo ancora sostenere come prioritaria l’ equità sociale oppure ridurre ulteriormente le tasse per ricchi e corporazioni e aumentarle per salariati e attività professionali. Vogliamo continuare ad essere delle democrazie più o meno liberali o come gli USA una oligarchia economica con un apparato industriale-militare, che sostituisca linfrastruttura industriale civile, e che dal ’45 in poi ha messo in piedi 25 guerre quasi tutte perse o pareggiate. Sono queste le domande che in una fase così cruciale per il nostro futuro andrebbero poste ai cittadini e che sono certo mobiliterebbero l’elettorato alla partecipazione politica molto più di fumose e improbabili dispute ideologiche e culturali.
Fulvio Rapanà
(da Avanti online)

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