
Ieri è successo questo: una delle più grandi mobilitazioni globali pacifiste degli ultimi anni con epicentro negli USA (migliaia di città) un’eco internazionale (Europa compresa Parigi e Londra) e una presenza forte anche in Italia, a Roma.
Sono state manifestazioni anti-guerra (soprattutto Iran) ma anche anti-Trump e anti-deriva autoritaria e in generale contro un modello politico percepito come aggressivo e militarizzato.
Per questo lo slogan “No Kings”che vuol dire “nessun uomo solo al comando” che decide della vita e della morte delle persone.
Le proteste hanno attraversato il mondo con una partecipazione che non si vedeva da anni. A New York, Washington, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Philadelphia, Dallas, Boston. A Minneapolis Bruce Springsteen ha cantato con Joan Baez davanti a una piazza che è diventata il simbolo della resistenza all’immigrazione forzata di Trump. In totale, oltre 3.500 manifestazioni negli Stati Uniti, con celebrità, sindacalisti, politici e gente comune fianco a fianco.
A Roma sono scese in piazza trecentomila persone. Il corteo ha attraversato il centro fino alla tangenziale, bloccandola, come era avvenuto con gli scioperi per la Palestina. La manifestazione italiana è stata probabilmente la più grande d’Europa, e non è un caso: l’Italia ha al governo la principale alleata europea di Trump.
Hanno promosso la manifestazione CGIL, ANPI, Emergency, Amnesty, Arci, movimenti studenteschi e pro-Palestina.
Era presente Landini, ed erano presenti Fratoianni e Bonanni, leader di AVS insieme ad altri esponenti della sinistra e del PD.
Eppure i leader del Pd e del Movimento 5 Stelle Schlein e Conte e erano assenti. Una distanza fisica che dice molto su quella politica.
A mio avviso un errore madornale.
Contro l’Internazionale nera guidata da Trump e contro i governi di destra che portano guerra, autoritarismi e corsa alle armi si sta strutturando un’opposizione a livello mondiale.
La prossima tappa è Bruxelles, il 14 giugno, contro il riarmo europeo.
Vorrei che PD e M5stelle con i rispettivi leader aderissero a questo movimento e mobilitassero le proprie basi.
Se vogliamo trovare nel secolo scorso paragoni forti per una scelta contro il riarmo ci sono i nomi di Enrico Berlinguer, Olof Palme e Willy Brant che ebbero posizioni pacifiste e si opposero all’installazione degli euromissili.
Temi come la pace e la guerra non possono essere elusi. Non si può scappare dalla propria epoca. Bisogna saper “danzare” (agire politicamente) esattamente lì dove ci si trova, affrontando le contraddizioni del proprio tempo senza cercare scuse negli equilibri interni al partito o nei vincoli derivanti dalle alleanze internazionali.
A mio avviso è principalmente su questo tema che è chiamato a scegliere il PD di Elly Schlein.
Enrico Rossi

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