
Wall Street continua a rimanere vicino ai massimi storici e non accenna a correzioni, per cui occorre chiedersi se siamo realmente in una gigantesca bolla speculativa, oppure in un trend infinito legato agli enormi sviluppi che potrà ancora avere il settore dell’intelligenza artificiale. Per dare una risposta, o perlomeno, cercare di offrire una visione di un chiaro quadro di insieme, riportiamo l’analisi del caro amico Paolo Cardenà, che, nella sua consueta analisi dei mercati azionari, scrive: “Dopo nove mesi dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, in termini di performance l’indice S&P 500 si trova esattamente nello stesso punto raggiunto nei primi nove mesi del suo primo mandato, ma con una differenza sostanziale. Nel 2017 il mercato quotava a 18 volte gli utili. Oggi, invece, siamo a 23 volte. Significa che gli investitori, per ogni dollaro di profitti, sono disposti a pagare molto di più rispetto ad allora. È vero che ci troviamo in un contesto diverso, con la tecnologia e l’intelligenza artificiale che hanno cambiato le prospettive di interi settori, e questo può in parte giustificare multipli più elevati. Ma i multipli non possono espandersi all’infinito. Da qui in avanti, gran parte della performance futura dell’indice dipenderà dalla crescita degli utili. E la crescita degli utili, a sua volta, dipende dalla tenuta dell’economia americana.”
WALL SREET !
Ecco che quindi viene confermata la tesi di coloro che sostengono che i dati macro, ancora una volta, saranno l’ago della bilancia, in un contesto, in cui, molti opinionisti sostengono però che tale mercato sia in qualche modo manipolato dai grandi players. Chi ha ragione ? Al di là di questo però i fatti indicano ancora che il trend rialzista è sostenuto e tutte le correzioni sono destinate, almeno per il momento, a essere di breve durata. Intanto venerdì, l’S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato, mentre il Dow Jones ha esteso la sua corsa record, salendo di 240 punti e chiudendo a 46.758 dopo aver brevemente superato i 47.000 durante la sessione, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,3% con l’entrata del terzo giorno di blocco delle attività governative negli Stati Uniti. La pressione è arrivata dai principali nomi della tecnologia, con Palantir Technologies che ha guidato l’S&P 500 al ribasso, in calo del 7,5%, mentre Tesla e Nvidia hanno perso rispettivamente l’1,4% e lo 0,7%. Applied Materials ha perso il 2,7% dopo aver avvertito di un calo di 600 milioni di dollari sui ricavi legato alle restrizioni all’esportazione di semiconduttori. Il tema rimane quello dello shutdown, ormai al quarto giorno oggi, con la sospensione, peraltro, del dato di venerdì scorso relativo ai payrolls. A questo punto si deve aspettare la riunione di politica monetaria della Federal Reserve di ottobre. I dati privati (Adp) hanno suggerito un rallentamento del mercato del lavoro, ma hanno anche rafforzato le aspettative di un ulteriore taglio dei tassi da parte della Fed entro la fine del mese. Nonostante questi venti contrari, tutti e tre i principali indici hanno registrato solidi guadagni settimanali, con l’S&P 500 in rialzo dell’1,1%, il Dow Jones dell’1% e il Nasdaq dell’1,3%.
VALUTE.
La settimana scorsa l’EurUsd si è mosso dentro 100 pips di range da 1.1683 a 1.1779, in assenza di notizie o dati capaci di spostare gli equilibri, in un contesto di evidente incertezza e preoccupazione relative ai tanti temi irrisolti ancora sul tavolo. Cominciamo dai dati macro che vedono un mercato de lavoro Usa che rallenta e che spinge la Fed a tagliare due volte, anche se dalle dichiarazioni dei membri del Fomc ascoltate la settimana scorsa, sembrerebbe che l’inflazione rappresenti ancora un ostacolo importante e capace di limitare l’espansione della politica monetaria della banca centrale Usa. Poi c’è la questione dazi, ancora in divenire, date le continue esternazioni di Trump al riguardo, che generano ancora incertezza e instabilità. Poi è in ballo la possibile trattativa di tregua tra Israele e Gaza che potrebbe dare uno slancio al mercato in caso d conclusione positiva. Infine tutte le problematiche dell’Europa, incapace di fare squadra e alle prese con problemi nazionali assai importanti, quali la crisi politica francese e il rallentamento tedesco. Le valute, come dicevamo, hanno trovato, in questo contesto, un fragile equilibrio, seppur di equilibrio si tratti e per comprenderlo basti osservare l’andamento del franco svizzero, inchiodato a 0.9330 contro euro e fermo tra 0.7930 e 0.8000 rispetto al dollaro. Andremo avanti cosi ? Sembra di si, anche se prima o poi, qualcosa si muoverà. Dipende, probabilmente, da chi prevarrà, tra gli Usa, che vogliono il dollaro debole per aggiustare la bilancia dei pagamenti, o la Ue che ancora sembra accettare un euro forte, ben sapendo che prima o poi, se vorrà tornare ad essere competitiva sui mercati, dovrà deprezzare l’euro anche per combattere i dazi ? La sensazione è che fino a fine anno, il trend che ha visto il biglietto verde deprezzarsi, potrebbe continuare, poi chissà, qualcosa dovrà invertire la rotta. Ma c’è ancora da aspettare.
ORO, NUOVI MASSIMI SOPRA 3.900 ?
Venerdì l’oro è salito a 3.891 dollari l’oncia, avvicinandosi al massimo storico di giovedì di 3.897 dollari e avviandosi verso il settimo rialzo settimanale consecutivo, trainato dalla domanda di beni rifugio alimentata dal lockdown in corso negli Stati Uniti e dalle crescenti aspettative di una Federal Reserve accomodante. Poiché il lockdown probabilmente continuerà a ritardare la pubblicazione del rapporto di settembre sulle buste paga non agricole, gli investitori si sono rivolti a dati alternativi che indicano un raffreddamento dell’economia. Il rapporto ADP ha mostrato un calo a sorpresa dell’occupazione nel settore privato, mentre l’ultimo indice PMI dei servizi ISM, ha segnalato una stagnazione. I mercati ora si aspettano che la Fed effettui due tagli consecutivi dei tassi di 25 punti base nelle restanti riunioni di quest’anno. L’oro è già salito del 48% da inizio anno, avviandosi verso la sua migliore performance annuale dal 1979..
ISM PMI IN CALO.
L’indice PMI dei servizi ISM è sceso a 50 a settembre 2025 da 52 ad agosto, ben al di sotto delle previsioni di 51,7, segnalando una fase di stallo nel settore dei servizi. L’attività economica è rimasta sostanzialmente invariata, mentre i nuovi ordini hanno rallentato e le scorte sono scese. Inoltre, l’occupazione ha continuato a essere in territorio di contrazione, a causa di una combinazione di ritardi nelle assunzioni e difficoltà nel reperire personale qualificato. Si sono inoltre intensificate le pressioni sui prezzi, con l’indice dei prezzi che ha raggiunto 69,4, il secondo livello più alto da ottobre 2022.
SETTIMANA ENTRANTE.
Il lockdown delle attività amministrative Usa, sembra voler continuare, poiché la prolungata situazione di stallo tra i membri del Congresso ha mostrato scarsi segni di miglioramento. La chiusura mette a repentaglio le pubblicazioni delle agenzie federali, tra cui la bilancia commerciale, le richieste di sussidi di disoccupazione e la dichiarazione di bilancio, dopo che il rapporto sull’occupazione di settembre e altri dati chiave sono già stati rinviati. Tuttavia, si attende ancora il verbale dell’ultima riunione del FOMC. Tra gli altri, si terrà d’occhio l’indagine sulla fiducia dei consumatori del Michigan di ottobre. Sempre sul fronte della politica monetaria, la BCE pubblicherà il resoconto della riunione e la RBNZ deciderà sui tassi, con attese di taglio di 25 punti base. Nel frattempo, i dati chiave in Europa includono la produzione industriale per Germania e Italia e le vendite al dettaglio dell’Eurozona.
Saverio Berlinzani

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