
“Presidente Donald Trump, possibile: siete diventati così bellicosi. Sempre a parlare di guerra, sempre pronti a fare la guerra, a espandervi.”
Trump sull’Iran ha affermato: “Siamo abbastanza vicini a un accordo piuttosto buono”. E su israele: “Non voglio che entrino, perchè penso che questo manderebbe tutto all’aria”. In una nota Jose Mas, responsabile dei programmi di emergenza di Medici Senza Frontiere (MSF) racconta che: “Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) a Gaza hanno assistito a un’altra giornata caotica, con massacri senza fine nei centri di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), la connessione internet interrotta su larga scala dopo un attacco che ha colpito le linee di comunicazione e nuovi ordini di sfollamento ordinati dagli israeliani per quartieri che comprendono l’ospedale Nasser a Khan Younis, nel sud della Striscia. Il fragile ordine sociale di Gaza è sull’orlo del collasso a causa della consegna di forniture da parte di società private di logistica e sicurezza, nonché di attori armati locali, in spregio ai principi umanitari, mentre alle organizzazioni vengono imposte restrizioni nei movimenti e nei rifornimenti. A tutto ciò vanno anche aggiunti i costanti spostamenti della popolazione e 20 mesi di intensi bombardamenti quotidiani. L’ospedale Nasser ha reparti che non possono essere trasferiti senza mettere in grave pericolo la vita dei pazienti, poiché le attrezzature specialistiche non si trovano in nessun altro luogo nel sud di Gaza, comprese le incubatrici per i 17 neonati in questo momento in terapia intensiva. L’ospedale sta già funzionando oltre la sua capacità, così come gli altri ospedali di Gaza”. “Non voglio dire che sia imminente, ma sembra che qualcosa potrebbe succedere”. Così Donald Trump risponde a chi gli chiede delle rivelazioni riguardo ad un possibile attacco di Israele contro l’Iran. “Io vorrei evitare un conflitto” ha poi aggiunto il presidente e, riferendosi ai negoziati in corso con Teheran, ha concluso: “devono essere disposti a darci alcune cose che al momento non sono disposti a concederci”. La soluzione per uno Stato palestinese ”non è la conferenza” su Gaza organizzata dall’Onu e co-presieduta da Francia e Arabia Saudita. Per risolvere la crisi servono fatti concreti, ”partendo dal cessate il fuoco e dal convincere Israele a fermare i bombardamenti, perché la situazione umanitaria è molto complicata”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un punto stampa congiunto a Villa Madama con il suo omologo tedesco, Johann Wadephul. ”Penso che dobbiamo prestare attenzione” e non commettere errori o provocazioni. ”Credo che Germania e Italia abbiano una strategia per raggiungere l’obiettivo, aiutare la popolazione civile, fermare i bombardamenti, liberare gli ostaggi, ma dobbiamo aprire la strada a un vero Stato palestinese, non uno Stato palestinese solo sulla carta”, ha concluso Tajani. Sono stati rilasciati 35 degli attivisti Pro Pal italiani bloccati all’aeroporto del Cairo per partecipare alla marcia internazionale per Gaza. Altri sette, invece, sono stati rimpatriati. È quanto si apprende da fonti vicine ai movimenti. Per questioni legate alla sicurezza, l’Egitto ha bloccato diversi attivisti che intendevano partecipare alla marcia verso Gaza, impedendo loro di raggiungere il confine e sfidare il blocco israeliano sugli aiuti umanitari imposto alla Striscia. Un funzionario egiziano riferisce che oltre 30 attivisti, per lo più con passaporti europei, sono stati espulsi al loro arrivo all’aeroporto internazionale del Cairo negli ultimi due giorni. Gli attivisti, secondo la fonte, intendevano recarsi nel Sinai settentrionale “senza ottenere le autorizzazioni necessarie”.Gli organizzatori hanno dichiarato in un comunicato di aver ricevuto segnalazioni secondo cui almeno 170 partecipanti alla marcia sono stati trattenuti o arrestati al Cairo. “Siamo pronti a fornire alle autorità egiziane qualsiasi informazione necessaria per garantire che la marcia prosegua pacificamente come previsto fino al confine di Rafah”, hanno affermato. Un alto funzionario iraniano ha detto all’agenzia Reuters che un paese “amico” nella regione ha avvertito Teheran di un possibile attacco israeliano”. Il funzionario ha ribadito che “l’Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio, nonostante le crescenti tensioni nella regione”, aggiungendo: “Questa è una guerra psicologica volta a influenzare Teheran nei colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti”. State diventando la Prussia del Medio Oriente.
Giuseppe Basilico

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