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Trump-Musk: senza esclusione di colpi

“Ha dato di matto dopo che l’ho cacciato”, “Trump è nei file di Epstein”: e mentre Washington tenta di smorzare i toni della rottura nella relazione più influente al mondo, quella tra Trump ed Elon Musk, la base MAGA festeggia. All’indomani di un botta e risposta senza precedenti, la Casa Bianca cerca di smorzare i toni dello scontro divampato tra il presidente Usa Donald Trump ed Elon Musk: lo staff del tycoon ha programmato per oggi una telefonata per provare a circoscrivere una tempesta che però sembra ormai deflagrata. Dopo giorni di indiscrezioni sui motivi delle dimissioni del patron di Tesla dall’amministrazione americana, e tensioni che i diretti interessati hanno provato a nascondere, la rottura si è consumata pubblicamente e senza esclusione di colpi.

di Alessia De Luca | 7 Giugno 2025
A newspaper front page featuring U.S. President Donald Trump and Elon Musk is displayed at a shop at Ronald Reagan Washington National Airport in Arlington, Virginia, U.S., June 6, 2025. REUTERS/Carlos Barria

All’indomani di un botta e risposta senza precedenti, la Casa Bianca cerca di smorzare i toni dello scontro divampato tra il presidente Usa Donald Trump ed Elon Musk: lo staff del tycoon ha programmato per oggi una telefonata per provare a circoscrivere una tempesta che però sembra ormai deflagrata. Dopo giorni di indiscrezioni sui motivi delle dimissioni del patron di Tesla dall’amministrazione americana, e tensioni che i diretti interessati hanno provato a nascondere, la rottura si è consumata pubblicamente e senza esclusione di colpi. “Gli ho chiesto di andarsene ed è impazzito”, ha detto ieri Trump, in riferimento alla dipartita di Musk dalla guida del Doge, il Dipartimento per l’efficienza governativa, nuovo organo dell’amministrazione Usa dedicato ai tagli della spesa pubblica. La miccia però l’aveva già accesa l’ex alleato fondatore di Space X attaccando la legge di bilancio, il “one big beautiful bill” (Obba) voluto da Trump, definendolo “un disgustoso abominio” che mette gli Stati Uniti “sulla corsia preferenziale per la bancarotta”. Giorni fa, la conferenza stampa d’addio a Musk, che lasciava Washington per “dedicarsi alle sue aziende”, aveva cercato di archiviare la separazione in maniera pacifica. Ma nessuno si è veramente stupito che tra due personalità come quelle dell’uomo più potente del mondo e quello più ricco del Pianeta alla fine siano volati gli stracci. E oggi il New York Times elenca gli otto modi in cui i due potrebbero farsi male a vicenda.

Scontro tra titani?

Dopo un incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che non aveva riservato grandi colpi di scena, il crescendo dipanatosi nella serata di ieri a colpi di tweet sulle piattaforme X e Thuth, ha di fatto monopolizzato la cronaca politica statunitense : “Non credo che avrò più un grande rapporto con Elon”, aveva detto Trump ai reporter dello Studio ovale: “Conosceva la legge di bilancio, ma ha avuto un problema solo quando ha scoperto che abbiamo eliminato le norme sulle auto elettriche che favorivano anche Tesla”. Musk ha replicato furente su X: “Falso, non mi è mai stata mostrata, è stata approvata furtivamente nel cuore della notte, tanto che quasi nessuno nel Congresso ha potuto leggerla”. E ha proseguito: “Senza di me Trump avrebbe perso le elezioni, i Democratici avrebbero controllato la Camera e i Repubblicani sarebbero stati 51-49 al Senato. Che ingratitudine”. Musk “è semplicemente diventato matto” ha replicato Trump, innescando quella che Musk ha definito “la bomba più grande” dichiarando, senza fornire prove, che il nome di Trump appariva nei “file Epstein”, miliardario amico del presidente morto suicida in carcere per aver gestito un traffico di minorenni nel mondo del jet-set. “Questo è il vero motivo per cui i file dell’inchiesta non sono stati resi pubblici” ha insinuato Musk, auspicando perfino l’impeachment del Presidente. Dalla sua, Trump ha avanzato una minaccia neanche troppo velata, suggerendo che “il modo più semplice per risparmiare sul nostro bilancio, miliardi e miliardi di dollari, è porre fine ai sussidi e ai contratti governativi di Elon”. Per tutta risposta quest’ultimo ha affermato che avrebbe ritirato la sua navicella spaziale Dragon, commissionata dalla NASA.

Resa dei conti sul bilancio?

A distanza di ore, mentre la Casa Bianca cerca di attenuare il livello dello scontro diventato virale sulle piattaforme social, che ha fatto crollare le azioni di Tesla del 14,3%, l’attenzione di molti si è spostata sui lavori del Congresso. L’implosione della relazione tra il presidente e il suo consigliere e finanziatore, infatti, potrebbe avere serie ripercussioni sull’agenda di governo. Musk ha ripubblicato dichiarazioni di alcuni anni fa in cui il presidente della Camera Mike Johnson e il leader del Senato John Thune, si scagliavano contro l’aumento del debito federale, che oggi si apprestano a sostenere. E ha avvertito che se il disegno di legge passasse, non solo vanificherebbe gli sforzi del Doge per far risparmiare denaro al governo, ma manderebbe l’America in bancarotta, invitando i legislatori repubblicani a non approvarlo. La domanda che circola a Washington in queste ore è se il suo invito sarà accolto, amplificando una frattura in seno al partito repubblicano che metterebbe a repentaglio la convalida del disegno di legge al Senato. Già alla Camera dei Rappresentanti il testo era passato con un solo voto di scarto e nessun voto favorevoli da parte dei democratici. Nel giorni scorsi, analisti indipendenti hanno rilevato che l’approvazione della legge – oltre ad apportare tagli significativi ai programmi Medicaid e di assistenza alimentare – aggiungerebbe un ulteriore fardello tra i 2400 e i 5mila miliardi di dollari al debito nazionale statunitense, attualmente pari a 36.200 miliardi di dollari.

Maga vs Silicon Valley?

Giovedì pomeriggio, mentre Musk rifletteva sull’ipotesi di lanciare un terzo partito moderato, che rappresentasse “l’80% degli americani”, la base MAGA, zoccolo duro del sostegno conservatore a Trump celebrava l’uscita di scena del miliardario, alfiere di un tecno-capitalismo di cui i trumpiani della prima ora non si sono mai fidati. “Trump è un eroe, Elon Musk no” ha dichiarato l’ex consigliere di Trump e guru MAGA, Steve Bannon, nella puntata di giovedì del suo podcast War Room.  “Dovrebbero avviare un’indagine formale sul suo status di immigrato” ha aggiunto Bannon, “perché sono fermamente convinto che sia un illegale e che dovrebbe essere espulso immediatamente dal Paese”. Intanto, la guerra civile fra vecchi e nuovi trumpisti si arricchisce di dichiarazioni al vetriolo e complottismi, consolidando l’impressione che la forza che teneva insieme le due anime del partito, generata dalla vittoria dello scorso novembre, abbia perso la sua capacità di aggregazione. Più si va avanti, più tra tecnopopulisti e nazionalisti anti-immigrazione si vedono le crepe. E nonostante le dichiarazioni rassicuranti della Casa Bianca non è detto che la battaglia stia per finire. Anzi, potrebbe essere solo l’inizio. Come ha affermato il venture capitalist di estrema destra Mike Solana su X: “E così, come predetto, inizia il grande scisma tra destra tecnologica e destra populista del 2025”.

Il commento

di Gianluca Pastori, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Da un certo punto di vista, la resa dei conti fra Trump ed Elon Musk è l’esito prevedibile dell’incontro/scontro di due personalità complesse e difficilmente prevedibili. In un’ottica più ampia, essa riflette da una parte il gap culturale e ‘filosofico’ che esiste fra il patron di Tesla e SpaceX e il mondo della politica ‘tradizionale’, dall’altra il contrasto fra il suo modo di intendere la logica MAGA e quello del Presidente e di una parte della sua base di consenso. Proprio l’avere portato alla luce l’esistenza di questa frattura è forse l’aspetto più rilevante della vicenda. La minaccia di Musk di dare vita a un suo partito è una sfida aperta alla centralità di Trump all’interno del movimento MAGA e il sostegno ottenuto da parte di alcuni congressmen mette in luce l’insoddisfazione che esiste in alcune fette del mondo repubblicano rispetto alle posizioni di ‘The Donald’. Difficilmente la minaccia di un impeachment si potrà concretizzare. Essa sembra, tuttavia, avere ridato voce anche all’opposizione democratica, la cui base da tempo chiede un contrasto ‘duro’ delle politiche dell’amministrazione e che proprio nella frattura fra Trump e Musk potrebbe trovare un nuovo – per quanto effimero – alimento”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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