L’Italia importa a prezzi più alti e poi scarica tutto sulle bollette.

Nell’anno appena trascorso siamo riusciti a spendere circa 10 miliardi di euro in più rispetto al 2010 (63 miliardi contro 53) pur con una flessione del fabbisogno energetico del 2,1% (da 187,8 Mtep a 183,9 Mtep). La spesa è esplosa, anche in presenza di condizioni al contorno davvero favorevoli. In primis il rafforzamento del cambio euro/dollaro (+5,2%, i prezzi di acquisto sono in dollari), una crescita della produzione interna del 4,4% rispetto al 2010, che ha raggiunto i 35,4 Mtep (circa il 18% del totale dei consumi), un decremento del 6,3% nelle importazioni di gas e del 3,5% del petrolio, una crescita interna del 6,6% delle fonti rinnovabili (9,4% per la sola produzione elettrica) e un aumento del 4,1% delle importazioni nette di energia elettrica.
Minori consumi e maggiore produzione interna, hanno anche ridotto la dipendenza energetica dall’estero del nostro Paese nel 2011, che è scesa all’80,1% rispetto all’81,4% dell’anno precedente. Le ragioni di questo rafforzamento della spesa energetica sono da addebitare sia al costo del greggio, che ha raggiunto i 111 $/barile (media annua sui prezzi giornalieri) con un incremento del 32% rispetto al 2010 che dal prezzo del gas cresciuto del 9,1% rispetto allo stesso anno.
È certamente sorprendente che a fronte di una bassa crescita economica e quindi con un’eccedenza di offerta delle materie prime, i prezzi di queste ultime aumentino. Per il petrolio l’alto costo si può giustificare, al di là della speculazione sempre presente, ricordando le rivolte nei paesi arabi e le conseguenze delle sanzioni imposte all’Iran, anche se sono stati principalmente i paesi dell’OPEC, che per controllare il possibile dissenso interno, che si poteva accendere per emulazione dai paesi limitrofi, hanno fortemente aumentato la spesa sociale, cosa che si può fare nel breve termine solo portando il prezzo del barile sopra i 100 dollari.
Analoghe giustificazioni non si possono avere nei confronti del gas, visto le forti riduzioni di prezzo registrate sui mercati spot internazionali, da tempo caratterizzati da una condizione di sovra produzione, essenzialmente dovuta all’utilizzo del gas non convenzionale (shale gas). Ma senza dilungarsi sugli effetti che hanno sulla nostra economia gli scenari energetici internazionali, a causa della nostra sostenuta dipendenza energetica, occorre chiederci come mai un Paese che da sempre importa materie prime per coprire il suo fabbisogno, non riesce a trovare strategie di mercato in grado di contenerne i prezzi. Senza entrare nei dettagli, per ragioni ovvie di spazio, occorre dire che i prezzi battuti giornalmente sui mercati dell’energia, non possono essere considerati quelli realmente contrattati nel lungo periodo dalle nostre grandi aziende energetiche.
Per il gas i contratti attivi nel 2011 di durata superiore ai 20 anni, rappresentavano il 65% dell’intero insieme delle importazioni. Se i prezzi di questi contratti, anche se vincolati alla clausola (take or pay), sono molto più alti di quelli che si ottengono sui mercati spot, c’è sicuramente qualcosa nella strategia di queste aziende, e del Paese in generale, che non convince. L’Italia paga il gas a prezzi fuori mercato, superiore del 25% rispetto alla media dei paesi europei, perché questo arriva per oltre l’80% attraverso i tubi da Algeria, Libia, Russia e mare del Nord. Solo un 15% del nostro fabbisogno viene coperto via nave con i soli due rigassificatori di cui dispone il Paese (La Spezia e Rovigo). Non si capisce perché la costruzione di queste indispensabili infrastrutture sconti tempi biblici. Forse per evitare problemi, anche di consenso popolare, è più facile riversare questi extra costi sulle bollette.
In conclusione il sovraprezzo secco rispetto all’Europa, delle nostre bollette energetiche è di circa il 30%, questo rende meno competitive le nostre imprese e onerosi i costi per i consumatori finali. Nel 2011 i prezzi medi della nostra Borsa elettrica sono oscillati dai 70 agli 80 euro/MWh, contro un prezzo medio delle altre Borse europee tra i 50-55 euro/MWh.
Per il gas nell’Europa a 27 la spesa media nel 2011 si aggirava intorno ai 55-60 centesimi per KWh, per la famiglia italiana intorno ai 70 centesimi. I prezzi medi al consumo nel 2011 sono stati pari a 1,555 euro/litro per la benzina e a 1,448 euro/litro per il gasolio auto, con un incremento sul 2010 rispettivamente del 14% e del 19%. In questo caso ha inciso fortemente la componente fiscale, passata da 0,804 a 0,996 euro/litro per la benzina e da 0,642 a 0,880 per il gasolio.
In media un greggio di buon livello, tra costo industriale di estrazione, trasporto in raffineria e realizzazione dei diversi derivati, viene a costare circa 3 centesimi/litro, un prezzo, decisamente infinitesimale rispetto agli attuali 180 cent/litro pagati dall’utente alla pompa di benzina. Anche qui c’è qualcosa che non torna. Per non parlare delle rinnovabili che pesano sulla bolletta elettrica per circa 10,5 miliardi l’anno, solo per i costi diretti delle incentivazioni, a cui vanno aggiunti altri extra costi legati al funzionamento del sistema elettrico per circa 2 miliardi.
Certamente le rinnovabili diminuiscono la nostra dipendenza energetica dall’estero, ci consentono di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di conseguenza di risparmiare sui costi dell’emission trading e in ultimo di ridurre i prezzi del mercato elettrico nelle ex-ore di punta.
Chiudo con questa ultima osservazione: a causa della crescita delle rinnovabili, in particolar modo del fotovoltaico, i prezzi dell’energia nel mercato elettrico, nelle ore diurne si sono sostanzialmente ridotti, ma questo meccanismo è risultato insufficiente ad abbassare la media giornaliera dei costi del MWh, perché contemporaneamente sono schizzati in alto, senza nessun plausibile motivo, i prezzi nelle ore notturne.
D’altra parte in qualche modo i produttori da fonte convenzionale, dovevano rientrare dei costi da loro sostenuti per la costruzione delle nuove centrali a gas.

Chi è cagione del suo male pianga se stesso. Le rinnovabili sono insufficienti per coprire il bisogno di energia che il paese richiede. L’articolo lo spiega perfettamente. Non spiega una cosa evidente, o non la vuol spiegare, perché è un tabù nazional popolare rilevato da un referendum: senza l’energia nucleare, senza le detestate centrali, il paese è perduto. La follia irrazionale di Verdi, Radicali, PD e tutti gli altri, ha condannato le future generazioni italiane agli stenti.