
“Ci troviamo in Crimea, ministro Johann Wadephul. E le domando: ma cosa significa Ucraina? La stessa identità nazionale della Crimea s’è persa col tempo, e anche i suoi confini geografici si sono persi. Quali sono dunque i confini geografici dell’Ucraina?”
Non si deve permettere a Mosca di avere il sopravvento nei colloqui di pace con l’Ucraina. A dichiararlo è stato il futuro ministro degli Esteri tedesco, il democristiano Johann Wadephul.
Il vice capogruppo parlamentare di Unione cristiano democratica (Cdu) e Unione cristiano sociale (Csu) Johann Wadephul sarà il nuovo ministro degli Esteri della Germania, un dicastero che torna sotto la guida della Cdu dopo quasi 60 anni.
“Chiaramente non permetteremo che i termini della pace o le condizioni per la fine delle ostilità vengano dettati all’Ucraina”, ha aggiunto, intervenendo sull’emittente Phoenix. Wadephul ha quindi esaltato Annalena Baerbock, ministro degli Esteri uscente, “per avere stranamente rappresentato la nostra politica sull’Ucraina con una posizione molto chiara e ferma. Per un politico dei Verdi, questo non sarebbe stato prevedibile fino a pochi anni fa”. L’Amministrazione Trump ha di nuovo chiesto alla Grecia di trasferire all’Ucraina un sistema di difesa antiaerea Patriot (l’Italia ha in dotazione 5 batterie, una tra l’altro schierata in Turchia dal 2016 al 2019 contro missili balistici tattici provenienti dal territorio siriano. La Francia, che li chiama “Mamba”, ne ha 7) destinato all’Arabia saudita: è quanto pubblica il quotidiano ellenico Kathimerini. La richiesta rientra nel quadro di una maggior assistenza europea a Kiev chiesta dalla stessa Amministrazione in vista di un maggior disimpegno statunitense. Inoltre, Washington vorrebbe che Atene contribuisse con una fregata alle operazioni navali contro gli Houthi, richiesta che per il governo greco sarebbe più difficile da rifiutare. Per quanto riguarda i sistemi Patriot – di cui la Grecia ha acquistato sei esemplari, uno dei quali prestato all’Arabia saudita – Atene non ha invece intenzione di cedere, ritenendoli essenziali per la propria difesa nazionale. E’ iniziato ieri a Varsavia, alla presenza del presidente polacco Andrzej Duda, il vertice dell’Iniziativa dei tre mari, il forum che riunisce l’Ucraina e i dodici stati della Nato allineati nell’asse che unisce i mari Baltico, Nero e Adriatico. L’incontro sarà dedicato al miglioramento dei collegamenti strategici tra nord e sud e al rafforzamento della cooperazione transatlantica. Verranno inoltre discusse le questioni inerenti all’aumento della competitività dell’Unione europea e del rafforzamento del comparto della sicurezza. Il vertice si concluderà nella serata di domani martedì. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato un ”tentativo di manipolazione” dopo che il suo omologo russo Vladimir Putin ha annunciato un cessate il fuoco in Ucraina tra l’8 e il 10 maggio in occasione delle celebrazioni della vittoria sovietica sulla Germania nazista. ”C’è ora un nuovo tentativo di manipolazione: per qualche motivo, tutti devono aspettare fino all’8 maggio e solo allora cessare il fuoco per garantire il silenzio alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca”, ha detto Zelensky nel suo messaggio serale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto al ministro degli esteri russo Sergej Lavrov che è il momento di mettere fine alla “guerra senza senso” in Ucraina. Rubio, in una recente intervista, ha definito la settimana in corso “cruciale” per capire le intenzioni di Russia e Ucraina, e per gli Stati Uniti per decidere se continuare o meno lo sforzo per la pace.
Alcune posizioni si stanno modificando e questa è una buona notizia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, commentando l’incontro, tenutosi sabato a Roma, tra il presidente statunitense, Donald Trump, e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Il ministro tedesco della Difesa, il socialdemocratico Boris Pistorius, si è mostrato scettico sulla possibilità di definire una tregua in Ucraina. Ricordando che già altre volte Putin aveva annunciato tregue, Pistorius ha detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa a margine della cerimonia per i 70 anni dall’entrata della Germania nella Nato a Bruxelles: “sappiamo poi com’è andata a finire: nonostante i colloqui ancora in corso su una tregua, sono state attaccate deliberatamente infrastrutture civili e città, per terrorizzare la popolazione civile”. Pur sperando nella possibilità di una tregua, Pistorius non ritiene che ci saranno cambiamenti rilevanti nello sviluppo della guerra. “Siamo ancora aperti ai negoziati” con l’Ucraina. “Ma la palla non è nel nostro campo. Finora Kiev non ha dimostrato la sua capacità di trattare”. Lo afferma dal Brasile il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, in un’intervista alla Globo TV, a margine dei lavori dei capi delle diplomazie del BRICS. (è un raggruppamento di economie mondiali emergenti, formato dai Paesi del precedente BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) con l’aggiunta di Sudafrica (2010; con il suo ingresso si aggiunse la S al nome), Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran (2024), Indonesia (2025).
“Come si spiega il fatto che le Forze armate ucraine non siano state in grado di rispettare né la sospensione della scadenza di 30 giorni sugli attacchi agli impianti energetici (dal 18 marzo al 17 aprile) né la tregua di Pasqua di 30 ore (dalle 18:00 del 19 aprile alle 00:00 del 21 aprile)? Il regime di Zelensky ha dimostrato la mancanza di volontà politica di pace e la riluttanza a rinunciare alla prosecuzione della guerra, sostenuta da ambienti russofobia in diversi Paesi dell’Unione Europea, soprattutto Francia e Germania, oltre che in Gran Bretagna”, osserva Lavrov.
Ministro Sergej Lavrov, non è una lotta puramente militare.
Giuseppe Basilico

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