
“Ammettiamo pure che all’inizio ignorino quel che stanno facendo perché non glielo hanno spiegato o perché sono stati raggirati.”
La forte catastrofe finanziaria scatenata dai dazi di Donald Trump si è abbattuta totalmente come uno tsunami sui mercati in Argentina. L’indice della borsa di Buenos Aires ha segnato ieri un crollo dell’8,5%, mentre il listino di titoli delle società argentina quotate a Wall Street riporta cali con punte massime del 12,4% e minime oltre il -5%. Soffrono anche i titoli di Stato, che perdono in media oltre il 3,5%, facendo compiere un ulteriore balzo anche all’indice di rischio paese – lo spread con i buoni del Tesoro Usa – arrivato a quota 943 punti nominali (+8,14%). E mentre il governo Milei è in attesa di una conferma da parte del Fondo monetario Internazionale (Fmi) su un nuovo credito da 20 miliardi di dollari, continua il drenaggio di riserve della Banca Centrale, che anche oggi hanno lasciato sul terreno 193 milioni di dollari accumulando perdite per quasi 3miliardi di dollari solo nelle ultime tre settimane. Il suo modello ideale di economia del presidente dell’Argentina Javier Milei mira a una presenza minima dello Stato, ispirandosi soprattutto alle posizioni libertarie dell’economista Murray Rothbard e liberiste del premio Nobel Milton Friedman.
A causa della congiuntura economica negativa, caratterizzata da recessione e inflazione alta, e delle misure di austerità adottate dal governo, la povertà è aumentata tantissimo, toccando il livello più elevato degli ultimi venti anni. Secondo l’INDEC, l’Istituto di statistica nazionale, il tasso di povertà in Argentina è salito al 52,9% nei primi sei mesi di presidenza di Milei, con un aumento di quasi 12 punti percentuali rispetto al semestre precedente. Da quando si è insediata, l’amministrazione ha anche ridotto gli aiuti alle mense dei poveri e tagliato i programmi di welfare. L’aumento dei redditi non è stato sufficiente a compensare la crescita elevata del costo del paniere di prodotti di prima necessità, alimentari e non, con la conseguente riduzione del loro potere d’acquisto. In media la popolazione ha perso circa il 12% del potere d’acquisto nel periodo tra il secondo trimestre del 2023 e il secondo trimestre del 2024. I leader imprenditoriali del Texas, il principale stato Usa per importazioni ed esportazioni, hanno espresso incertezza sul futuro economico a causa dell’imposizione di dazi globali e allarme per un rallentamento della crescita nei primi mesi dell’anno. Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Camera di Commercio di Dallas, le prospettive imprenditoriali sono peggiorate e metà degli imprenditori intervistati ha espresso preoccupazione per una “possibile recessione”. Diversi analisti ed enti economici, come JPMorgan e l’agenzia di rating Fitch Ratings, hanno previsto che questa serie di dazi porterà a prezzi più alti per i consumatori e a una possibile recessione economica. La California, quinta economia mondiale, cercherà accordi con il resto del mondo per essere esentata da future ritorsioni tariffarie contro gli Stati Uniti. Lo ha annunciato il governatore Gavin Newsom. “I dazi di Donald Trump non rappresentano tutti gli americani”, ha affermato il democratico in alcuni video pubblicati sui social. “La California non è Washington D.C.”, ha insistito in una dichiarazione, presentando il suo Stato come un “partner stabile e affidabile per le generazioni a venire”. Secondo la dichiarazione, l’amministrazione della California ha il compito di “cercare nuove relazioni commerciali strategiche”. A causa dei dazi decisi da Donald Trump, Nintendo ha rinviato le prenotazioni negli Usa della sua nuova e attesa console Switch 2. “I preordini per Nintendo Switch 2 negli Stati Uniti non inizieranno il 9 aprile 2025 per valutare il potenziale impatto delle tariffe e delle condizioni di mercato in evoluzione. Nintendo aggiornerà i tempi in un secondo momento”, si legge in una nota dell’azienda. Nintendo ha comunque confermato che la console portatile verrà lanciata sul mercato il 5 giugno come previsto. “C’è un piano d’azione del governo presentato a 1600 imprese già 20 giorni fa, ben prima che ci fosse la decisione sui dazi. C’è un piano di azione italo-indiano che avevamo già siglato in passato, io andrò li per organizzare un business forum per favorire una maggior presenza italiana in India sia dal punto di vista di internazionalizzazione, ovvero aziende italiane che potrebbero produrre lì e aziende italiane che possono esportare”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani intervenendo a “Cinque Minuti”. Una strategia destinata a sostenere chi intraprende nel nostro Paese”, ha aggiunto il ministro che ha a breve in agenda una missione anche in Giappone. Nel colpo di stato è lo stesso.
Giuseppe Basilico

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