
Il sito della famiglia reale saudita https://houseofsaud.com/gulf-allies-including-saudi-arabia-provided-critical-intelligence-on-planned-iranian-attack/ ha pubblicizzato ieri un dato di notevole rilevanza politica sulle cui implicazioni i media e gli analisti dovrebbero concentrare l’ attenzione (sia per il contenutosostantivo che per le inusuali modalità di comunicazione pubblica). La sostanza è la seguente. Dopo aver ricevuto da Teheran le informazioni relative alla pianificazione dell’ imminente e massiccio attacco missilistico contro Israele l’ Arabia Saudita ha deciso di condividerle con gli Stati Uniti e con i loro alleati favorendo l’ efficacia della reazione. Il testo che ho appena citato rivendica esplicitamente il contributo informativo che l’ Arabia Saudita ed altri paesi arabi hanno offerto alla difesa di Israele.
La decisione di Ryad non era affatto scontata per le buone relazioni in essere con la Russia di Putin https://www.spa.gov.sa/en/N2009894. Una particolare preoccupazione dei più attenti osservatori era (e resta) ru ipotetiche cooperazioni tra Arabia Saudita e Mosca nel comparto della missilistica supersonica
La condivisione informativa (insieme al ruolo attivo assunto dalla Giordania) ha creato nuove condizioni per un processo di isolamento politico (e conseguente indebolimento) dell’ Iran e dei suoi proxies. La netta sconfitta subita da Teheran non é, infatti, solo militare, ma se ben gestita da Israele é destinata, ad incrinare la reputazione ed il peso politico dell’ Iran nelle percezioni di Mosca e di Pechino. Un altro aspetto da sottolineare é che le gravissime perdite subite dalle brigate Al Qassam di Hamas (secondo l ‘ IDF sono rimasti operativi soltanto 5 battaglioni sui 24 che operavano a Gaza sino al 7 ottobre scorso) costituiscono un severo ammonimento per gli Hezbollah in Libano, per gli Houti in Yemen e per le diverse milizie filoiraniane che operano in Iraq. La grande efficacia dimostrata dai sistemi difensivi israeliani rispetto alla massiccia offensiva iraniana restituisce alle forze armate israeliane la credibilità incrinata dalla strage del 7 ottobre e costituisce oggettivamente un significativo fattore di deterrenza.
E’ troppo presto per valutare compiutamente le convulse vicende degli ultimi giorni, ma l’esplicita collaborazione di intelligence tra l’Arabia Saudita, altri paesi arabi e Israele conferma la validità della strategia diplomatica portata avanti dall’ amministrazione Biden (diversamente da quanto sostenuto dal Wall Street Journal Israel Had Created Enormous Political Trouble for Biden. Then Iran Attacked. ) . A proposito delle relazioni tra Israele e i paesi arabi é tuttavia decisivo non ripetere gli errori politici compiuti dagli accordi di Abramo, mi riferisco specificatamente alla totale emarginazione dai contatti negoziali dell’ Autorità Nazionale Palestinese.
Si tratta di una errata valutazione compiuta da tutti, ma particolarmente gradita ai leader dell’estrema destra israeliana. Basti citare il caso di Bezalel Smotrich che in questi giorni fa la parte del falco, ma é tristemente celebre per i suoi pubblici apprezzamenti di Hamas. Nessuno dovrebbe dimenticare l’allucinante, ma emblematico tweet in cui Bezalel Smotrich definì Hamas un asset Israeli far-right Minister Bezalel Smotrich described Hamas as ‘asset’ in unearthed tweet. Altro che asset! L’ opinione pubblica israeliana si chiede dov’era Smotrich durante i 17 anni in cui Hamas ha regnato incontrastato su Gaza trasformando impunemente la striscia in un arsenale di guerra sempre più sofisticato da cui sferrare l’efferato attacco del 7 ottobre. https://formiche.net/2023/10/minacce-inedite-attacco-hamas-mayer/ . Last but not least é importante ricordare che la sconfitta di Hamas é condizione necessaria, ma non sufficiente. Anche quando Hamas sara’ messo nella condizione di non nuocere la questione nazionale palestinese resta, irrisolta da decenni. Per questo servono coraggio e lungimiranza e soprattutto una visione del futuro capace di illuminare da subito la fase postbellica. Per quanto oggi appaia una missione impossibile la prospettiva dei due popoli e due Stati deve ritornare al centro dell’agenda politica.
Marco Mayer

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