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Sanità: sorry no money, no ideas…

Il governo tace e si limita a far sapere che per la sanità non ci sono soldi, neppure i 4 miliardi in più chiesti dal ministro Schillaci. Secondo il rapporto Crea-sanità mancano 30.000 medici e circa 200.000 infermieri per assistere bene soprattutto la popolazione anziana. Intanto, i pronto soccorso sono affollati, al collasso; lo stress e gli stipendi inadeguati spingono molti operatori a fuggire dal servizio sanitario pubblico. Solo pagando si è certi di essere curati in tempo.
Cresce infatti la spesa privata, di tasca propria delle assicurazioni, della mutualità integrativa, che ormai rappresenta oltre il 20 per cento della spesa totale.

di Enrico Rossi | 24 Agosto 2023

Il governo tace e si limita a far sapere che per la sanità non ci sono soldi, neppure i 4 miliardi in più chiesti dal ministro Schillaci.

Secondo il rapporto Crea-sanità mancano 30.000 medici e circa 200.000 infermieri per assistere bene soprattutto la popolazione anziana.

Intanto, i pronto soccorso sono affollati, al collasso; lo stress e gli stipendi inadeguati spingono molti operatori a fuggire dal servizio sanitario pubblico.

Solo pagando si è certi di essere curati in tempo.

Cresce infatti la spesa privata, di tasca propria delle assicurazioni, della mutualità integrativa, che ormai rappresenta oltre il 20 per cento della spesa totale.

Il colpo esiziale è stato dato quando si è -intenzionalmente?- sbagliata la programmazione delle specializzazioni mediche e infermieristiche. Senza il personale non si fa presa in carico e cura dei pazienti.

Inoltre, intenzionalmente, si è aggiunto anche un tetto spesa per il personale -il 2004 meno l’1,4 per cento- che ovviamente vale per le aziende pubbliche e non per le strutture private.

Un vincolo assurdo che tuttora in vigore anche per le Regioni con i conti a posto.

L’inizio di questa operazione di sistematica distruzione del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, per tutti, universalistico e finanziato dalla fiscalità generale, è stato nel 2010 con il governo Berlusconi-Tremonti ed è proseguito fino ai nostri giorni senza sostanziali variazioni con i governi di ogni colore politico che si sono alternati alla guida del Paese.

La spesa sanitaria pubblica italiana è ormai al di sotto della media europea e molto lontana dai paesi come la Francia e la Germania.

Che fare?

La sanità dovrebbe essere un tema che va oltre le divisioni politiche.

Il Servizio Sanitario Nazionale è una infrastruttura di civiltà, costruita nel secolo scorso e votata da un ampio schieramento di forze politiche, un lascito da mantenere e sviluppare.

Salvare la sanità pubblica deve essere il primo impegno della politica alla ripresa dell’attività in autunno.

Una proposta  chiara, netta e semplice per tutelare la sanità e anche la scuola, i pilastri fondamentali dello stato sociale, può essere questa: si tagli su tutti i capitoli l’un per cento della spesa dei  circa 1000 miliardi di euro all’anno del bilancio statale e lo si destini a questi due settori.

Si faccia subito questa operazione nella formazione del bilancio 2024, la si mantenga ferma, e poi si discuta di tutto il resto.

Salute per tutti e educazione dei ragazzi: gli italiani capirebbero.

Enrico Rossi 

Pubblicato in : EditorialeTag: aziende pubbliche, berlusconi, conti, enrico rossi, euro, francia, germania, governo, governo berlusconi, la germania, medici, sanità, scuola, secolo scorso, servizio sanitario, soldi, tagli, tremonti

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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