
Il governo tace e si limita a far sapere che per la sanità non ci sono soldi, neppure i 4 miliardi in più chiesti dal ministro Schillaci.
Secondo il rapporto Crea-sanità mancano 30.000 medici e circa 200.000 infermieri per assistere bene soprattutto la popolazione anziana.
Intanto, i pronto soccorso sono affollati, al collasso; lo stress e gli stipendi inadeguati spingono molti operatori a fuggire dal servizio sanitario pubblico.
Solo pagando si è certi di essere curati in tempo.
Cresce infatti la spesa privata, di tasca propria delle assicurazioni, della mutualità integrativa, che ormai rappresenta oltre il 20 per cento della spesa totale.
Il colpo esiziale è stato dato quando si è -intenzionalmente?- sbagliata la programmazione delle specializzazioni mediche e infermieristiche. Senza il personale non si fa presa in carico e cura dei pazienti.
Inoltre, intenzionalmente, si è aggiunto anche un tetto spesa per il personale -il 2004 meno l’1,4 per cento- che ovviamente vale per le aziende pubbliche e non per le strutture private.
Un vincolo assurdo che tuttora in vigore anche per le Regioni con i conti a posto.
L’inizio di questa operazione di sistematica distruzione del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, per tutti, universalistico e finanziato dalla fiscalità generale, è stato nel 2010 con il governo Berlusconi-Tremonti ed è proseguito fino ai nostri giorni senza sostanziali variazioni con i governi di ogni colore politico che si sono alternati alla guida del Paese.
La spesa sanitaria pubblica italiana è ormai al di sotto della media europea e molto lontana dai paesi come la Francia e la Germania.
Che fare?
La sanità dovrebbe essere un tema che va oltre le divisioni politiche.
Il Servizio Sanitario Nazionale è una infrastruttura di civiltà, costruita nel secolo scorso e votata da un ampio schieramento di forze politiche, un lascito da mantenere e sviluppare.
Salvare la sanità pubblica deve essere il primo impegno della politica alla ripresa dell’attività in autunno.
Una proposta chiara, netta e semplice per tutelare la sanità e anche la scuola, i pilastri fondamentali dello stato sociale, può essere questa: si tagli su tutti i capitoli l’un per cento della spesa dei circa 1000 miliardi di euro all’anno del bilancio statale e lo si destini a questi due settori.
Si faccia subito questa operazione nella formazione del bilancio 2024, la si mantenga ferma, e poi si discuta di tutto il resto.
Salute per tutti e educazione dei ragazzi: gli italiani capirebbero.
Enrico Rossi

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