
Il Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, durante il forum della Bce sulle banche centrali che si è tenuto a Sintra in Portogallo, ha dichiarato che l’inflazione nell’area Euro resta eccessivamente alta, ed è destinata a rimanere tale ancora per qualche tempo. La ragione, a detta del Presidente, è rappresentata dalla crescita dei salari che esercita pressione sui prezzi, la famosa seconda fase, come è stata definita. Di conseguenza la Banca Centrale deve rimanere restrittiva sui tassi ed è prematuro oggi parlare di pivot del costo del denaro.
I mercati però sembrano aver assorbito anche questo ennesimo tentativo di portare i prezzi degli asset più in basso, e di provocare una discesa della domanda, che a questo punto, parrebbe l’unica soluzione per poter provocare un calo dell’indice dei prezzi e dell’inflazione. Da tempo sosteniamo che i banchieri centrali si auspicano una riduzione della crescita, magari anche recessione, sebbene contenuta, in ragione del fatto che fino ad ora, gli effetti prolungati dei Qe e dei salvataggi dell’era Covid, non avevano fatto altro che alimentare quel flusso importante di liquidità, poi finita nei mercati finanziari ad alimentare quella che in molti hanno definito bolla speculativa. In realtà i dati che stanno uscendo, eccetto forse quelli di parte dell’Europa e in parte inglesi, evidenziano una tenuta sorprendente della congiuntura, specie negli Usa, dove ancora ieri, i numeri relativi agli ordini di beni durevoli, quelli sul mercato immobiliare e pure la fiducia dei consumatori, hanno tutti sorpreso al rialzo. Una ulteriore indicazione di rialzo dei tassi da parte della Fed ? Certamente non sono dati deflattivi per cui, se Powell confermerà quando dichiarato la settimana scorsa, vi saranno almeno due rialzi da qui a fine anno. La notizia della notte però è che l’inflazione in Australia, fa registrare un incremento a maggio del 5.8%, inferiore al consensus che era per un aumento del 6.1%. E’ il tasso più basso degli ultimi 13 mesi, con un calo dei prezzi del mercato immobiliare e dei trasporti. Anche i carburanti scendono, mentre restano stabili i prezzi degli alimentari.
VALUTE.
La reazione sul mercato dei cambi ai dati australiani è stata relativamente importante, con una discesa delle oceaniche che hanno perso circa una cinquantina di pips nei rapporti contro dollaro, e non solo Aud ma anche Nzd. Anche i cross contro Aud hanno ceduto qualcosa ma in percentuali abbastanza poco significative come AudNzd, rimasto tutto sommato stabile. Tra le majors invece, segnaliamo un Euro forte contro dollaro, a ridosso di 1.0980 mentre la sterlina è rimasta invariata a 1.2740 ed EurGbp e’ tornata in area 0.8600 con prospettive di rialzo almeno fino a 0.8640 50, prime resistenze chiave. Non sembrano esserci, comunque, le condizioni per vedere ripartire un trend anche se il dollaro resta debole contro tutte le valute eccezion fatta per lo Jpy, come se il mercato fosse ancora in pieno appetito al rischio. Nei confronti della valuta nipponica, la tendenza resta a salire per la divisa americana, con il rischio però di intervento a sostegno dello Jpy, che fino a quando rimane ancorato ai soli interventi verbali della Boj, è esclusivamente un rischio latente, anche se sappiamo che poi le autorità monetarie di Tokyo, quando decidono di intervenire, lo fanno sul serio e fermano la speculazione, come è accaduto sempre nel passato. Resta forte anche UsdCnh non lontano dai massimi storici di 7.3770, a dimostrazione che in Asia l’inflazione non rappresenta il medesimo problema che sussiste in occidente, con le banche centrali che non hanno la medesima pressione nei confronti di un eventuale ulteriore restringimento della politica monetaria, alimentando quindi una spirale di ribasso delle valute locali contro il biglietto verde.
Saverio Berlinzani

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