
Al Teatro della Pergola in prima nazionale dal 16 al 21 maggio, Andrée Ruth Shammah dirige Luca Micheletti in uno dei testi più crudi di Molière, spaccato impietoso della società barocca, nato dalla sua solitudine e dalla sua crisi per la censura di Don Giovanni e al Tartufo e per l’abbandono della moglie.
Questa edizione del Misantropo nella traduzione à vivace, rispettosa del testo e delle sue intenzioni, ancora così vive. Una commedia amara in cui non è previsto il lieto fine.
Con tutti i suoi personaggi incipriati, “indaffarati senza aver nulla da fare”, Il Misantropo rinuncia alla comicità dirompente tipica dell’autore francese. È un lavoro totalmente “al presente”, violento, perturbante e non a caso Cesare Garboli lo considerava un classico del Novecento ”scritto tre secoli fa”.
Nel 1666 Molière debuttò con questa pièce “anomala e profetica”, che oggi viene considerata come uno dei suoi maggiori capolavori. Infatti ha l’originalità di essere una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile perché, al di sotto della superficie comica, emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia “in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso”.
Il protagonista, Alceste – interpretato da Micheletti, baritono, attore, regista, uno dei teatranti più originali, eclettici della sua generazione – è un giovane che segue in ideale di virtù e di sincerità, calato in un mondo che come Tartufo prospera in un clima di ipocrisia,. Il rigore morale di Alceste pretende di dire sempre la verità, anche quando è scomoda.

Per questo è un isolato, che scava intorno a sé un abisso incolmabile, nel quale finisce con lo sprofondare anche il suo amore per Célimène, la civettuola per antonomasia, interpretata da Marina Occhionero, leggiadra e superficiale, che accetta le lusinghe di tutti. Questa “signora dei salotti” è attorniata da una corte mondana, composta da Philinte di Angelo Di Genio, Oronte di Corrado D’Elia, Basco di Andrea Soffiantini, Eliana di Maria Luisa Zaltron, Clitandro di Filippo Lai, Lacasta di Vito Vicino, Orsina di Emilia Scarpati Fanetti, Du Bois di Pietro De Pascalis, il Secondo Servitore di Matteo Delespaul, la Guardia di Pietro Lancello. Célimène non vuole rinunciare a niente, né all’amore esclusivo di Alceste, né al gioco seduttivo della sua schiera di pretendenti. Alceste, d’altra parte, s’impegna in una lotta che combatte nella solitudine del suo orgoglio, sorretto da una fede cieca nella bontà delle sue idee. Tappa per tappa, finisce con lo scoprire che non c’è posto per lui in quel mondo; è la fine dell’utopia della verità, il naufragio di un’idea, piuttosto che un volontario isolamento.
Lo spettacolo è prodotto da Teatro Franco Parenti, Teatro della Toscana Le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Fabrizio Ballini, le musiche di Michele Tadini, la cura del movimento è di Isa Traversi.
Il Misantropo prosegue la ricerca di Shammah su Molière. Un omaggio a uno dei più grandi uomini di teatro di tutti i tempi.
Gabriele Parenti

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