
(fonte Wikimedia Commons)
Le classifiche pubblicate recentemente dall’Ocse indicano l’Italia al 23° posto fra i Paesi industrializzati, con 21.374 euro di reddito pro capite, contro la Corea che ne ha quasi il doppio. Nel nostro Paese, i lavoratori percepiscono una retribuzione del 40% in meno dei francesi e del 60% dei tedeschi. Eppure il costo della vita non si discosta di molo fra Italia, Francia e Germania. È una disparità che non ha alcuna giustificazione. Il governo Meloni, se vuole lasciare qualcosa che passi alla storia, deve diminuire le tasse che gravano sulla buste paga, favorire una politica industriale di incentivi che consenta, alle imprese di aumentare gli stipendi.
Non vogliamo fare della retorica, ma non è pensabile, non è morale, che in un Paese dove un deputato guadagna 15/20 mila euro al mese, un lavoratore debba vivevere con 1000/1500 euro. I lavoratori sono condannati a fare una vita di stenti, in un Paese, l’Italia, dove è venuta totalmente meno la politica delle case per lavoratori, attraverso l’edilizia popolare e convenzionata.
Da noi si continua a parlare della grande entità del debito pubblico; è vero. Lo Stato italiano ha un problema. Il Giappone è messo assai peggio, ma il suo debito non fa paura, avendolo contratto con i propri cittadini; è come aver chiesto un prestito a un propio figlio.
Il problema dell’Italia è rappresentato dai cosiddetti “mercati” presso i quali è collocata parte dei titoli di Stato. E cosi facendo l’Italia si espone alle speculazioni dei “mercati”, con tutto quello che ne consegue: aumento dello spread e dei tassi di interesse che vanno a pesare sul bilancio dello Stato. La verità è che i governi italiani pretendono che i cittadini gli prestino i propri risparmi a costo zero.
L’Italia imiti il Giappone, accordi un giusto tasso di interesse sui titoli di stato ai risparmiatori e potrà aumentare il debito pubblico, per varare le grandi opere pubbliche che possono creare nuovi posti di lavoro e finanziare gli incentivi alle imprese. L’Italia da 20anni non cresce in termini di prodotto interno lordo (Pil) ed è solo la crescita che potrà portare a una graduale riduzione del debito dello Stato.
Per sdrammatizzare, facciamo ricorso al grande Totò, che diceva a “ a prescindere”. A prescindere del debito, quello che è strano di questa nostra epoca è che pronunciare la parola “sociale o socialista” ci si vergogni, dimenticando che il sociale è l’essenza di tutto. Uno stato deve pensare anzitutto al benessere dei propri cittadini, anche ricorrendo a fare “nuovo debito pubblico”. Queste cose le scriveva Gaetano Salvemini.
Il nostro è uno dei Paesi a livello mondiale con la maggiore raccolta di risparmio; cosa c’è di male che i cittadini prestino i soldi allo Stato, e che gli italiani vivano un po’ meglio. Si vive una volta sola…
Si parla tanto dell’aumento dell’aspettativa di vita, ma bisognerebbe far vivere meglio i pensionati. Vivere a lungo e di stenti, non ha molto senso. Per dirla con Democrito: “un lungo vivere è un lungo morire” se non è possibile trascorrere la vecchiaia in modo dignitoso.
E allora, auguriamoci che il nuovo governo di Giorgia Meloni, “a prescindere dal colore politico” faccia qualcosa, nel senso di diminuire le tasse e aumentare stipendi e pensioni, per far vivere meglio gli italiani.
Roberto Fronzuti

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