“Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
Così recita l’art. 33 della Convenzione di Ginevra 1951.
Tale principio costituisce parte integrante del diritto internazionale dei diritti umani, ed è un principio di diritto internazionale consuetudinario. Senza dimenticare il diritto del mare e della navigazione.
Un processo irreversibile che non dimentichiamolo, è frutto dei 2 grandi disastri del ‘900 (le guerre mondiali) e che si concretizzò nel 1948 a Parigi, con la celebre sessione dell’ONU (219077A) meglio conosciuta come “Dichiarazione universale dei diritti umani” che sarà la base tanto della futura Costituzione Europea, che l’innesco straordinario per la risoluzione dei conflitti razziali in moltissimi paesi.
E a seguire, l’ossatura culturale alla base della dilagante affermazione dei diritti civili che hanno caratterizzato il progresso mondiale dell’ultimo mezzo secolo. Questioni di genere, di orientamento sessuale, di libertà politiche o religiose, di sfruttamento razziale e minorile, che oggi diamo per scontati, con una certa indulgente facilità, ma che evidentemente non lo sono, specialmente appunto, se vengono dati tout court per diritti acquisiti.
Appare del tutto evidente quindi, e le vicende di questa settimana ce lo dimostrano in tutta la loro prepotente realtà, che gli argomenti utilizzati durante la campagna elettorale permanente di Meloni e Salvini, per raccattare voti dalla parte meno evoluta della società italiana; dalle ruspe ai blocchi navali, dal sovranismo autarchico antieuropeo del “prima gli italiani” alla “difesa dei confini” sono tutte parole al vento. Slogan vuoti, privi della copertura intellettuale minima. Ai quali ha fatto da contraltare la faccenda del “carico residuale” del gendarme messo a capo del Viminale.
Sempre stata una pessima idea mettere un medico come ministro della sanità.
Nei fatti reali, una azione di Governo impossibile da realizzare. Proprio perché l’Italia (nonostante costoro) è un paese evoluto e inserito in un sistema di pesi e contrappesi internazionali che ne tutelano e garantiscono, i processi civili e democratici.
Ciònonostante, il capitano (dimezzato e oltre) si è affrettato a dire che finalmente anche la Francia si è svegliata, facendo la sua parte. Sottintendendo “grazie a noi”. Ma da Parigi evidentemente non la pensano così. E anche da Bonn hanno mandato messaggi dello stesso tenore.
Niente a che vedere con la crisi vera e propria già apertasi con Macron, che ha accettato sì di accogliere la nave della ONG norvegese a Tolone, ma ha anche spedito 500 poliziotti ai confini con l’Italia per rimandare indietro i clandestini che non passano prima dai controlli del porto e del paese di prima accoglienza.
Ma insomma già una bella doppietta per la Giorgia madre e cristiana, a nemmeno un mese dal suo insediamento.
Nonostante da Parigi glielo avessero già detto 3 giorni prima: “Roma faccia la sua parte e noi rispetteremo i patti di solidarietà”.
Come dire, Il PNRR spiegato ai ragazzini delle elementari.
Insomma, nella faccenda degli sbarchi umanitari gli ottusangoli che ci governano, non hanno ben compreso che si gioca anche il futuro non solo dell’Italia e del’Europa, ma dell’intera umanità. Perché i “diritti universali” potrebbero non valere per noi terrestri il giorno in cui si dovesse abbandonare il Pianeta, questo paradiso incastonato tra le galassie, per sopraggiunto collasso dell’ecosistema.
Immagino già la scena di noialtri sulla “Space Viking” che ad un certo punto veniamo respinti indietro da quelli di “Fratelli di Alfa Centaury” e “Lega Nord via Lattea”.
Creare precedenti del genere è sempre controproducente.
Alessandro Silvestri
(Pubblicato su L’Avanti! Della domenica, per gentile concessione dell’autore)

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