Stritolati fra ordini e contrordini da mesi ormai, noi esseri razionalmente provax abbiamo accolto benevolmente tutto quanto ci è stato propinato. Con grande consapevolezza. Ci siamo fidati della scienza e perfino della politica. Nonostante una comunicazione assurda e sgangherata. Oggi riconosciuta da tutti i soloni..
Nonostante lo scontro spesso frontale fra istituzioni.
Una delle assurdità che a mio avviso si è vista preponderantemente auspicata a viva voce da alcune regioni è quella di affidare la somministrazione, l’inoculazione delle dosi, a chi capita, ovunque ci fossero spazi idonei. Come se si iniettasse acqua fresca o soluzione fisiologica.
Senza preoccuparsi più di tanto della presenza di medici coadiuvati da infermieri, comunque sanitari avvezzi a mettere le mani sui pazienti.
Anche l’affidamento ai farmacisti non mi è parso da adottare. Il farmacista esita farmaci, dà consigli, fa tante cose ma non “tocca” il paziente. Qualcuno ha detto che in farmacia si trova il cortisone. Che, guarda caso, vuole la prescrizione medica.
Non perché non ho fiducia in questi professionisti. Moglie e madre di farmacisti, io stessa collaboratore per trentanni in farmacia.
Ma la responsabilità è enorme e non è giusto nè opportuno demandarla a chi non è un medico. Dottori si, ma non laureati in medicina. A ciascuno il suo mestiere.
Da lì è partita una campagna provax esagerata. E lo dice una vaccinista conclamata e convinta . Una che ha fatto 1 dose Astrazeneca e farà la seconda senza problemi e senza ansia.
Ma quando si entra in un turbine quasi folle di corsa della serie “ciao mama sono arrivato primo” , come se fosse una gara fra regioni, si esce automaticamente dall’accuratezza e dalla coscienziosità di questa delicata pratica. Una pratica serissima, per giunta nuova e, certamente sperimentale. Ma bisogna distinguere fra la sperimentazione del contenuto del vaccino in sè, già sicuramente testato e valido, e la sperimentazione di una vaccinazione di massa. Che, gioco forza è sperimentale sui numeri e sugli esiti, in quarta fase di farmacovigilanza. Soltanto dopo numeri altissimi si possono tirare le fila e avere qualche certezza in più. Così è , piaccia o non piaccia. Si tratta dunque di scegliere fra costi e benefici come si è detto. E di correre un rischio. Perchè il rischio zero non esiste. Neppure se mangi le fragole e non hai cortisone a portata di mano.
Ma la vaccinazione non è una corsa campestre e tanto meno una festa delle matricole, una piéce goliardica.
E quando ho sentito dell’idea di open day la preoccupazione è salita alle stelle. Per due motivi. Per essere dedicata ai giovani e giovanissimi e per averlo fatto con una leggerezza disorganizzativa non indifferente. Se non sempre e ovunque, spesso e in certi siti.
Quando Figliuolo consigliava di andare a raccattare le dosi avanzate girovagando di hub in hub , mi si rizzavano i capelli. Ma come si può essere così superficiali, pensai.
L’open day è stata la ciliegina sulla torta della leggerezza e della faciloneria.
Il nostro beneamato commissario che WP riporta come ” un generale e funzionario italiano, già comandante logistico dell’Esercito italiano dal 2018, dal 1º marzo 2021 commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19″ è, appunto, un militare abituato a comandare, presumo senza ascoltare i subalterni.
Infatti ora si preoccupa soprattutto dell’eventuale rallentamento della campagna vaccinale. Giustamente, dato che il tempo incalza per arrivare, a settembre, alla ipotetica immunità di massa ( mi dicono che gregge fa brutto, come se cambiasse la sostanza).Certo, importantissimo. Ma cercando di non lasciare per strade quache vittima per mancanza di schede anamnesti chevalide e liste dei farmaci assunti. Per prendere visione e controllarle occorre un po’ di tempo.
E, di pari passo, il recupero della fiducia è fondamentale.
Altrimenti si entra in un vortice senza fine di precarietà e diffidenza.
Abituato a comandare i soldati, il generale corre e nessuno mette in dubbio le sue decisioni,avendo la responsabilità di vita e di morte.
Ma noi non siamo soldati e abbiamo bisogno di linee guida, abbastanza lineari, appunto. Ma anche di raccomandazioni più o meno rafforzate e, come ora pare, direttive precise, tecniche e politiche. No a comando ma con iniezioni di fiducia.
Con coraggio, specie da parte dei politici, senza troppi tentennamenti ministeriali.
Senza nulla togliere alle sue eccezionali competenze logistiche e organizzative vorrei sottolineare che trattare con civili e per giunta ansiosi, non è come comandare un un plotone . Insomma, l’esercito. Una campagna vaccinale non è nè battaglia nè guerra, con decisioni da prendere alla bisogna spostando i militi a comando, a destra e a manca. Con tutto il rispetto per un uomo di eccezionale preparazione logistica e organizzativa, occorre anche competenza di carattere psicologico.
Per tranquillizzare, non per creare tensione con tira e molla continui e quindi ansiogeni.
Abbiamo toccato il fondo della situazione caotica. Proprio mentre si parla di squilibri psicologici e addirittura patologie neurologiche senza pari,che, pare colpirebbero circa un terzo della popolazione. Giovani , adulti e vecchi.
Dire ai ragazzi “vaccinatevi per andare in discoteca” è quanto di peggio si potesse fare. Ora addirittura ricchi premi e cotillons per chi si vaccina. Cappuccino e brioche. Roba da avanspettacolo.
Naturalmente è una mia opinione. Ma non mi pare così peregrina e disattesa, bensì avvalorata e confortata da tanti professionisti più esperti di me.
Pensino,piuttosto, i politici e gli scienziati a comunicare in modo corretto. E a sostenere e tutelare i sanitari, ultimi ma non ultimi per responsabilità, in questa perversa catena di montaggio. Da troppo tempo ormai usati e abusati in un lavoro che richiede grande attenzione e dunque idoneo riposo che riduca la spossatezza di cui tutti ormai sono preda. A sentire tanti amici medici. Ai quali ci sentiamo vicini e ringraziamo di cuore.
La povera piccola Camilla, ci ha aperto gli occhi, anzi ce li ha fatti spalancare su una desolante realtà. Speriamo almeno che il suo sacrificio dia adito a comportamenti virtuosi. Ricominciamo da capo, ma stavolta davvero in scienza e coscienza.
Carla Ceretelli

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