Claudio Nizzi, storico autore di Tex, che oltre trentacinque anni fa ha raccolto il testimone dal mitico Gianluigi Bonelli, è inossidabile come il celebre ranger. Il suo ultimo racconto L’odissea della Belle star è ancora una volta un successo.
Sono infatti presenti tutti gli ingredienti classici che caratterizzano il mito Tex Willer. Avventure mozzafiato tra banditi , frane esplosioni e le temibili rapide della Rupe del Diavolo, dove un battello carico di passeggeri sta per finire nella trappola tesa dai bellicosi indiani Siksika.
Ho incontrato più volte Nizzi nella “sua” Fiumalbo e sintetizzo qui di seguito gli argomenti di alcune nostre conversazioni avvenute, appunto, in momenti diversi
Rispetto alle storie scritte da Bonelli, nelle tue ci sono dei cambiamenti?
“Io ho cercato di immedesimarmi il più possibile nelle caratteristiche psicologiche del Tex di Bonelli perché sono convinto che quello è il Tex che i lettori vogliono vedere. Però ci sono dei limiti all’immedesimazione, dovuti alla diversità di carattere tra me e il vecchio Bonelli. Lui, molto più sicuro di sé, ha delineato un Tex che gli assomiglia, capace di affrontare tutti insieme venti avversari senza un attimo di esitazione. Io, più introverso e ragionatore, faccio in modo che i venti avversari li affronti a due o tre per volta, per evitare che sembri una spacconata. Le trame delle mie storie sono più rigorose e razionali. Il vecchio Bonelli partiva senza un soggetto e a volte le sue trame sbandavano un po’”.
Sulla eccezionale longevità di Tex, quanto influisce la varietà di scenari? Contano più le costanti o le variabili?
“Potrei rispondere che conta la costanza, ovvero la coerenza del personaggio, nella mutabilità dei luoghi e delle situazioni. Non vi è dubbio che una delle idee geniali di Bonelli sia stata proprio quella di creare le condizioni affinché Tex potesse togliersi di tanto in tanto dal solito paesaggio dell’Arizona. Quindi gli piazza un amico a San Francisco (il capitano delle polizia) che ogni tanto gli chiede aiuto per risolvere un caso particolarmente intricato; un altro fa la Giubba Rossa in Canada e un terzo lo sceriffo a New Orleans, così Tex può cambiare aria ogni volta che ne ha voglia. L’altra genialata, che punta al medesimo scopo, è quella di tirare in ballo le “strane genti”, come i Maya, i Vichinghi o i mostri preistorici o gli stregoni come Mefisto”.
Tex si caratterizza anche per i suoi tre pard. Come siete riusciti a fare in modo che il gruppo non sminuisse la figura dell’eroe?
“I tre pards sono importantissimi e i lettori vorrebbero sempre vederli all’opera tutti insieme, ma questo non è possibile altrimenti si aumenterebbe eccessivamente il carico di lavoro dei disegnatori: trascinarsi dietro quattro personaggi coi rispettivi cavalli per centinaia di pagine è ovviamente più faticoso che tirarsene dietro due. Molto limitato è invece il rischio che i pards possano rubare la scena a Tex, perché la sua personalità sovrasta decisamente quella degli altri tre. Solo Carson a volte gli tiene testa, ma resta una “spalla””.
Qual è l’importanza dei numerosi amici o nemici? Quali sono di tua creazione?
“Immagino che ti riferisci ai personaggi ricorrenti come Mefisto (nemico) o El Morisco (amico). Mefisto ha senza dubbio un notevole seguito di fans, ma non tutti lo amano. I lettori che preferiscono il West puro giudicano le sue avventure troppo fantasiose per poterle prendere sul serio. In genere io non amo i personaggi ricorrenti, ma trovo che ogni tanto (a distanza di anni) sia piacevole ritrovarli. Tant’è vero che Mefisto l’ho fatto tornare in vita dopo che era morto divorato dai topi. Io ho creato solo uno di questi personaggi ricorrenti, la Tigre Nera, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare dopo tre episodi l’ho fatta sparire”.
Quali le storie a cui ti senti più emotivamente legato?
“Sono quasi tutte apparse nei Texoni, dove mi prendevo una maggiore libertà trattandosi di albi fuori dalla collana mensile. Penso a Fiamme sull’Arizona, disegnata da De La Fuente, La valle del terrore, disegnata da Magnus, L’uomo di Atlanta, disegnata da Bernet, L’ultima frontiera, disegnata da Parlov, Sangue sul Colorado, disegnata da Milazzo. Nella serie mensile penso a Fuga da Anderville e Il ragazzo selvaggio, disegnate da Ticci, Gli spiriti del deserto, disegnato da Villa, e mi fermo qui per non fare un elenco troppo lungo”.
Tex è contro ogni discriminazione contro gli indiani ,gli afroamericani e le varie minoranze etniche ma anche contro ogni pregiudizio. Hai dato un bell’esempio di questo in Tex 520, Agguato a mezzanotte nella scena finale
Là dove Tex prende le difese di una ragazza di facili costumi che l’amore ha riportato “sulla retta via”. In effetti Tex non ha pregiudizi, anche se il suo libero parlare lo aveva portato più volte – specie in passato – a dare del “faccia di limone” a un cinese o del “muso di carbone” a un nero. Sono epiteti che lui usava in maniera goliardica e senza intenzione offensiva, chi conosce Tex non dubita che sia così. Ma oggi, in tempo di politicamente corretto, non si usano più .
Così come si vorrebbe farlo smettere di fumare o di bere un bicchiere whisky (per non dare il cattivo esempio), senza tenere conto che Tex vive nell’Ottocento, quando cose del genere erano assolutamente normali.
Tra le tue prime storie, una delle più famose queste La locanda dei fantasmi. Un vero e proprio thriller. Come nacque l’idea di questo racconto ?
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All’epoca in cui scrissi La locanda dei fantasmi si era soliti alternare a storie classicamente western (guerre indiane, guerre sui pascoli, banditi che assaltano banche o treni) una di queste storie “strane. Sapendo che avrei scritto la storia per Guglielmo Letteri, pensai di creagli una storia di cupa atmosfera con punte di “giallo”, in cui era particolarmente versato. Aveva disegnato avventure con Aztechi, Maya, Vighinghi, era il creatore di Morisco, Lucero, Proteus e così via.
D’altronde, tra i vari filoni delle avventure texiane c’è anche quello delle storie strane e misteriose: maghi cattivi (Mefisto), maghi buoni (El Morisco), stregoni (Zhenda e molti altri), avversari sopra le righe (animali preistorici, l’omino extraterrestre, Lucero, Proteus i Thugs, la Tigre Nera), popoli scomparsi e così via
Sei autore di numerosi romanzi gialli di successo. Quindi anche in Tex
Ti è venuto naturale scrivere varie storie in chiave “thriller” ….
Quando cominciai a scrivere Tex (nei primi anni ’80) tendevo a tingere di “giallo” le mie storie perché mi sembrava che un certo mistero le arricchisse rispetto a quelle solamente western che risultavano troppo ripetitive. Decio Canzio, il direttore della casa editrice, grande esperto di fumetti, gran lettore di “gialli” e grande uomo, mi consigliò di continuare su quella strada, perché anche lui riteneva che un pizzico di mistero nelle storie fosse un valore aggiunto. Non la pensava così Sergio Bonelli, l’editore (anche lui autore di un certo numero di storie di Tex che scrisse nel momento in cui doveva dare una mano al padre, prima del mio arrivo) che non amava il “giallo”. E siccome aveva lui l’ultima parola, dovetti adeguarmi al suo volere. Ma non escludo che in futuro, qualche storia tinta di “giallo” ci scappi.
Gabriele Parenti
Claudio Nizzi nasce nel 1938 in Algeria. I suoi primi lavori escono dal 1960 su Il Vittorioso. Poi per Il Giornalino crea il Colonnello Caster’Bum, Larry Yuma, Capitan Erik, Tenente Marlo e Rosco & Sonny, e traduce a fumetti numerosi classici della letteratura, come I promessi sposi, Le avventure di Ulisse, I miserabili, L’isola misteriosa, L’isola del tesoro, Oliver Twist, Gian Burrasca .
Nel 1980 inizia la collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, con due storie di Mister No, poi passa a Tex, di cui scrive più di 150 storie, Nel 1988 crea, la serie poliziesca Nick Raider, nel 2001 Leo Pulp, parodia dei film noir degli anni Quaranta. Dal 2008 con l’editore Moby Dick di Faenza pubblica quattro romanzi ambientati in un paese di montagna dal nome immaginario di Borgo Torre, dietro cui si nasconde Fiumalbo, il paese dell’Appennino tosco-emiliano dove Nizzi ha trascorso l’infanzia. Per le Storie di Bonelli, esce un albo ambientato nell’inedita cornice della guerra d’Etiopia del’35-36. L’editore Allagalla di Torino pubblica in dieci volumi la ristampa integrale delle storie di Larry Yuma e in quattro volumi quelle di Capitan Erik.

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