Allarme da San Patrignano: “Ai minori sembrerà innocua”
“IL SENSO DELLA VITA NON È BERE E FUMARSELA”
DURA OMELIA DEL PARROCO AI FUNERALI DI GAIA E CAMILLA.
Chi beve non guida chi guida non beve. Sempre e comunque.
Contraria e allergica ai pulpiti e ai predicozzi, clericali o laici, stavolta condivido in pieno le parole di un prelato. Perché il messaggio non è religioso e moralistico ma antropico, e fisiologicamente equilibrato e illuminato.
Naturalmente anche in relazione a questa tragedia che ha distrutto tre famiglie seppure con emozioni e parametri diversi, ci sono varie scuole di pensiero.
Intanto si dice che coltivare le piante domestiche di cannabis non è reato. Inutile per combattere lo spaccio. Messaggio pericoloso per i ragazzi. Come sottolineato da una comunità molto più autorevole della mia modesta opinione ancorché supportata da una certa esperienza.
C’è chi sostiene che, se non altro coltivata sul terrazzo è nature e non addizionata con agenti chimici come quella degli spaccini o su internet. Il messaggio, dunque, dovrebbe essere diverso dal proibizionismo per dissuadere i ragazzi dal consumarla. Ma non basta.
Il messaggio deve essere sempre negativo. La droga di qualunque tipo fa male sempre e comunque , ma in età evolutiva, di più. Quanto alle modalità di dissuasione, oltre a quella collettiva, è opportuno scegliere quelle che si confanno ai soggetti da trattare, in famiglia e a scuola, prevalentemente. Ma anche all’interno delle bande e dei gruppi. Operate da dissuasori e facilitatori.
Il messaggio che passa è invece, “fatti la piantina in casa e fumatela. Serenamente.
Qualcuno sostiene, giustamente, che il senso della vita non è nemmeno traversare col rosso, con la pioggia o scarsa visibilità. Ma spesso, anche se non sempre, è proprio sotto l’effetto di sostanze che si fanno azioni insensate. Non sappiamo al momento se sia questo il caso.
Hanno sbagliato in tre, tragicamente, e alcool e droga c’entrano eccome, e le proibizioni purtroppo non bastano, e noi cerchiamo ragioni, cause, e non ne troviamo abbastanza, né antidoti efficaci. E siamo tutti preoccupati di figli nipoti e posteri. La china è bruttina. Temiamo che il permissivismo abbia superato il limite.
Qualcuno si chiede anche se anche alle ragazze hanno fatto i test, ipotizzando che tanto sobrie non fossero nemmeno loro. Ce lo stiamo chiedendo tutti mentre speriamo che questa tragedia sia almeno utile per gli altri. Per renderli più cauti e accorti.
In contemporanea, casualmente, certo, si decide che coltivare piante domestiche di cannabis non è reato. Messaggio della Cannabis a casa, pericoloso per i ragazzini, inutile per lo spaccio che comunque continua, con innovative, talvolta fatali, schifezze. Come dire fatevi una canna casareccia, che nessuno può dirvi nulla. Dato che spesso gli stessi familiari sono tollerantie conniventi.
Il permissivismo non funziona, e nemmeno il proibizionismo. Funzionerebbe, con dei limiti, il convincimento, il coinvolgimento del senso di responsabilità, l’autocoscienza del rischio.
Sento che in Germania i minori non possono circolare da soli dopo la mezzanotte. Si tratta di ridurre al minimo le possibilità di incidenti fatali, non potendoli purtroppo annientare.
Un ragazzo di 17 anni è in coma etilico per un free drink, ora si dice così. E gli amici anzichè aiutarlo lo filmano e lo mandano in giro su whatsapp, tanto utile quanto spesso deleteria se malamente usata. Come tutti gli strumenti. La nostra generazione, quella del dopoguerra, forse non era pronta a questo turbillon di novità di ogni tipo, dalla tecnologia a tutto il resto. Certamente sarebbe auspicabile equilibrio fra permissivismo e proibizionismo. Si chiama moderazione, ma è così difficile trasmetterla, specie per chi non ce l’ha. Dato che la nostra generazione ha rincorso il progresso senza preoccuparsi troppo di trovare una sorta di clausole di salvaguardia.
Poi c’è chi sostiene che la vita va vissuta. Indipendentemente. Con la motivazione che nessuno può e deve giudicare se è giusto o sbagliato cosa decide una persona per sè se non coinvolge altri procurandando danno. Chi è laico e liberale, si sostiene, ragiona cosi senza nessuna morale che non sia rivolta solo alla propria persona.
Controbatto dicendo che la morale in questo caso non c’entra nulla tantomeno il moralismo. Qui, infatti, trattasi di coinvolgimento collettivo alla grande.
Bene, tu, adulto fatti e bevi, in casa tua. Ma non andare in giro a far danno agli altri. Tu, minore, fai come dice chi ti deve tutelare, secondo la legge, ma anche secondo una sorta di morale laica e umana che ha l’obbligo di difendere e proteggere i minori.
Qui non si tratta di costituzione, ma di vita e di morte delineate e separate da un filo sottilissimo, quasi inesistente. Basta un clic, e un insieme di fattori fatalmente si incontrano e producono tregedie. Imprudenza profonda e, pare, anche scarsissima visibilità per pioggia e illuminazione insufficiente. Insomma fato crudele.
“Nelle case, l’indirizzo dei figli sta all’educazione che danno i genitori” continua il sedicente liberale a tutto tondo. E mi incita a starmene per i fatti miei, se penso di risolvere il problema vietando. Mi accusa inoltre di “voler entrare in casa degli Italiani e decidere cosa privatamente devono fare. Se non si parte da cosa deve fare la società di se stessa non si risolve il problema. Con una dittatura forse”. E, dulcis in fundo, da liberale integerrimo quale dice di essere, mi accusa, sic, di condividere le idee con chi è socialista e di pendere da quella parte. Ecco, ti pareva che non si scadesse nella politica anche sulla sicurezza e la tutela dei giovani?
Ma non mi lascio certo condizionare. No, non sui minori che vanno tutelati sempre e comunque anche con la forza se necessario. Preferibilmente dolce persuasiva e, ovviamente, preventiva.
Ma se il messaggio è fatti una fumata con la tua robina fatta in casa, non ci sto.
Carla Ceretelli

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