Il volume «Alle origini della sanità pubblica, i riformisti e la medicina sociale», curato da Gian Luigi Corradi con un’introduzione di Zeffiro Ciuffoletti, inaugura una nuova iniziativa editoriale della Fondazione Turati. Si tratta della collana “La Fede operosa – Piccola Biblioteca del riformismo socialista”, pubblicata presso Lucia Pugliese Editore – il Pozzo di Micene. Su questo primo volume, dedicato alla sanità pubblica, pubblichiamo l’articolo di Zeffiro Ciuffoletti.
Firenze e Milano furono nei primi anni del Novecento le città che affrontarono con più impegno culturale e politico il tema della sanità pubblica e delle malattie del lavoro. Nella prima città operò Gaetano Pieraccini e nella seconda Luigi Devoto con la Clinica del lavoro di Milano. A Firenze, come ha ricordato il medico del lavoro Francesco Carnevale, l’Università popolare ospitò nel 1901 le conferenze del clinico Pietro Gracco sulle intossicazioni professionali. Nello stesso tempo Guido Giglioli pubblicò nel 1902 il volume sulle malattie del lavoro. Pieraccini proprio nel 1903 ottenne la direzione dell’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, occupandosi in via specialistica di medicina del lavoro. Devoto, a Pavia dove insegnava, tenne il corso sulle malattie del lavoro e pubblicò la rivista intitolata “Il Lavoro”. A sua volta a Firenze i medici legali Cesare Biondi e Lorenzo Borri, più l’igienista Gustavo Gasperini e in fine Pieraccini e Giglioli, animarono “Il Ramazzini”. Nel 1905 Pieraccini pubblico il Trattato di patologia del lavoro. In fine Milano nel 1906 e Firenze nel 1909 ospitarono i Congressi nazionali per le malattie del lavoro. A Firenze il Congresso si inaugurò in Palazzo Vecchio con un intervento di Pieraccini e si chiuse con un intervento di Ludovico D’Aragona a nome della CGIL. Il riformismo socialista voleva coniugare la conoscenza e la scienza con la politica.
Le riforme, però, partirono anche dai governi: nel 1888, con Crispi presidente del Consiglio, fu varata la prima legge sanitaria italiana. Dieci anni dopo si svilupparono, sotto l’impulso del movimento operaio, tutta una serie di iniziative per la tutela dei lavoratori con la prima legge per l’assicurazione dagli infortuni. Poi sorse l’Ispettorato del lavoro.
I problemi posti dall’industrializzazione si univano, così, a quelli delle malattie sociali diffuse. Inaugurando il II “Congresso nazionale per le malattie del lavoro” in Palazzo Vecchio, a Firenze, il 19 maggio 1909, Gaetano Pieraccini esordì con parole molto forti, dicendo che gli studiosi sanno che “i poveri si ammalano più frequentemente dei ricchi; i poveri hanno una mortalità più alta dei ricchi; la longevità è principalmente appannaggio dei ricchi; i poveri, antropologicamente considerati, sono inferiori ai ricchi in linea fisica, intellettuale e morale; il contributo dei poveri alla pazzia, alla criminalità, al parto prematuro, all’aborto è più largo di quello offerto dalle classi agiate e ricche”.
C’era e c’è, in queste parole, tanta verità nonostante il retaggio di un determinismo di stampo positivistico.
Zeffiro Ciuffoletti

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