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La democrazia non è acqua

No, perchè, ancora non tutti ne hanno contezza.

di Carla Ceretelli | 27 Giugno 2016
Evidentemente. In tutti i nostri quiz referendari  il rispetto della volontà popolare, raramente c’è stato. E chi decideva  se è giusto o sbagliato? Il boss del momento e compagnia cantante.
Un esempio, quello  del  referendum abrogativo, per obbligo, sul finanziamento pubblico dei partiti.  Favorevole la stragrande maggioranza degli italiani che magari non sapevano quel che facevano e non ne conoscevano nè intuivano  le conseguenze peggiorative, almeno in parte. Circa  il 90% degli italiani,  aveva deciso, ma il presidente emerito  scelse  i rimborsi elettorali che lo portarono dritto dritto sullo scranno dell’altra alta, la più alta,  presidenza.
E poi altri dei quali non si sta qui a disquisire.
Ma nella culla della democrazia, nonostante la stretta strettissima  forbice che poteva dare adito a riconteggi vari, ai quali noi siamo abituati come consuetudine necessaria e non sempre sufficiente,  il  risultato referendario sull’Europa, solo consultivo ma di una gravità che ha fatto sobbalzare il mondo intero,  rimbombando in tutto l’orbe terraqueo, è stato accettato senza batter ciglio almeno per quanto ci è dato sapere.  E udite udite, immantinentemente il premier si è dimesso.
Lo tsunami con l’onda lunga ancora non si è fermato e chi sa quando si esaurirà  e non  ne è dato conoscere  le reali conseguenze, che saranno  evidenti e si appaleseranno  soltanto col senno di poi.
Nonostante tutte le teorie e le scuole di pensiero del momento.
Eppure il UK è una monarchia. Ma la sudditanza non è sintomo di reame,  così  come il rispetto per i cittadini, troppo  spesso trattati da utili idioti,  non è frutto di repubblica.   Così come  il  rispetto  per  la  volontà  maggioritaria,  giusta o sbagliata ,  deriva  da  tradizionale evoluzione democratica. Quella vera.
E ci ritorna in mente  il referendum di allora dove vinse, forse,  una repubblica che spesso si è dimostrata essere delle banane. Troppo spesso  retta comunque da poteri carbonari.  Fu messo in discussione, senza alcun risultato.  Si era deciso di buttar fuori i reali, per odio di censo forse, o per errori da loro commessi,  in verità macroscopici.  Ma noi siamo rimasti sudditi   nel DNA e abbiamo bisogno del Signore, del Re, che ci sottomette. Sempre e per sempre.
Ma quello che è difficile   accettare è l’offesa  vs  una generazione, la mia,  che, pur con tanti errori, era riuscita a creare un benessere  tale  da  proporre   alle nuove generazioni una serenità sconosciuta alle precedenti. Senza guerre tradizionali  interne  ma  con sacrifici spesso colorati di rosso.  Quelle nuove generazioni che ora  sputano nel piatto dove hanno mangiato. Vero, ora il piatto è vuoto. E, francamente, toccherebbe a loro riempirlo. Ma chi è nato e vissuto nella bambagia, non è abbastanza fortificato e brancola nel buio. Con tutto l’affetto per  questi  nostri ragazzi.
 E la colpa morì fanciulla.
Poteri forti, finanza creativa e surreale  aleggiante  su e contro l’economia reale. Quien sabe.. chi vivrà vedrà. Ma ora son cavoli amari.
 
Nota a margine 
E ora ci sorprendiamo che la Gran Bretagna ci fa marameo? Loro avevano capito e previsto da lungimiranti. Noi, no.. Ma il pacchetto si compra completo. Troppo facile stare con un piede dentro e uno fuori.
Ma se  la maggioranza del sud Europa è contro la  UE  perchè non ci stacchiamo tutti insieme? Certo  non è più il caso di creare un paesone nel bacino del mediterraneo. Abbiamo perso il treno. Silvio ci aveva provato. Perchè era un bravo figliolo. Nessuno lo può negar.
Allora ci sovviene, anche se pare non avere un nesso logico,  il divo Giulio,  che ebbe a esternare  “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due.”
Grande , previdente e preveggente.
Pubblicato in : EditorialeTag: democrazia, europa, finanziamento pubblico, germania, gran bretagna, la germania, mondo, mondo intero, nato, nuove generazioni, referendum, repubblica, sconosciuta, treno

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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