Per tagliare la testa alla cicogna o sradicare il cavolo non si può non focalizzare l’attenzione sui bambini abbandonati lasciati rifiutati, che attendono di essere accolti e amati. E qui scatta la molla emotivoemozionalsociale. Amati da chi?
La risposta sorge spontanea. Da tutti ovviamente ma in particolare da due genitori, due coniugi o, in subordine da una coppia costituita da maschio e femmina che non potendo avere figli in modo naturale, usiamo questo termine anche se oggi è molto chiacchierato, dopo eventuali tentativi di inseminazione artificiale omologa, o eterelogoga extra moenia, decidono di adottare un bambino. Uno qualunque, possibilmente del proprio paese, dato che è importante anche geneticamente la provenienza dei genitori naturali. No, non per razzismo o xenofobia, ma perchè questo ci racconta chi sa. Perchè è noto quanto sia difficoltoso crescere un bambino che ha un background sconosciuto, che ha subito violenze di ogni tipo. Certo sarebbe bello potere aiutare e crescere proprio queste sfortunate creature, ma occorrono competenze che non tutti i genitori potenziali hanno. La vera conquista umana e sociale sarebbe quella di portare a casa un neonato. Dovrebbe essere davvero la strada giusta di un governo giusto che fa leggi giuste. Proprio come se l’avesse partorito la mamma . E senza avere il tarlo, da parte del padre putativo, di un pensiero strano verso chi sa di chi è, quando si dovesse scegliere l’inseminazione eterologa. Insomma è da preferire, secondo esimi psichiatri e psicologi dell’infanzia una situazione paritetica. Il bambino non sarebbe di nessuno dei due geneticamente. Naturalmente altro è se il bambino è già nato, già in atto prima dell’unione di coppia. Allora si entra in un campo prettamente giuridico attraverso norme che comunque sono già vigenti.
Dunque, Nichy diventa padre pagando una madre surrogata indonesiana, seguendo la gravidanza negli USA, fino al parto in una lussuosa clinica californiana. A noi liberali la lussuosa clinica non scalfisce l’umore e non ci fa un baffo, ma per chi fino a ieri si è fatto paladino della lotta di classe, e ci ha fatto due maroni incontenibili sull’uguaglianza, via su. Comunque tutti auguriamo il meglio della vita alla creatura, a Tobia che è e sarà comunque un bambino fortunato, nato con la camicia.
Peccato che NIchy nel 2010 sostenesse in uno dei suoi circonvoluti involuti a volte tracotanti autoreferenziali e pure sussiegosi discorsi che:
“Bisogna avere rispetto per le donne, per la loro dignità, per la loro sensibilità. Non si può immaginare che siano carne da macello, corpo da mercimonio”.
E questo enunciato è chiarissimo, senza possibilità di fraintendimenti. Probabilmente all’epoca non aveva intenzione di fare quel che ha fatto poi. Inutile che si sbilanci a destra e a manca a dire che il bambino è un atto d’amore…quasi tutti i bambini lo sono. Per babbo e mamma che normalmente se li tengono, salvo eccezioni, che confermano la regola. In questo caso la normalità.
Naturalmente si riferiva al vecchio e ai suoi festini, dove non si faceva altro se non atti naturali e consentiti con donne consenzienti che offrivano se stesse. Al di là di ogni considerazione moralistica personale. Dunque le donne, devono essere rispettate dagli altri, ma quando servono a noi per pratiche aberranti va tutto bene. Due pesi e due misure.
Ecco il pensiero di Paolo Crepet, uno fra i tanti psichiatri e psicologi dell’infanzia che hanno analizzato a fondo e con competenza il tema. Pensiero condivisibile e semplice. Sempre con le inevitabili eccezioni dolorose contingenti dovute ai casi della vita e non legalmente sancite.
” La mia posizione è dalla parte dei bambini. E’ loro diritto inalienabile sapere di chi si è figli e non si può rispondere che la mamma è un utero in affitto o il padre uno sperma congelato. Tutto il resto è compatibile con una discussione sulla visione etica che appartiene ad ognuno. Una donna che ospita un feto per nove mesi per disfarsene per una manciata di euro ( ops dollari, ndr) non è una donna ma una macchina. Scegliere razza e connotati della madre/utero è una pratica eugenetica che io aborro”.
E le femministe che hanno da dire sull’utero in affitto, quello che era mio e me lo gestisco io? Silenzio assordante perchè non sanno che pesci pigliare. Certo qualcuno può eccepire che non c’è contraddizione. Ma qui oltre l’utero c’è di più, trattasi di creature che non possono esprimere il loro parere. E soprattutto non sono proprietà da mercificare.
Note a margine
Ecco ora tutto sarà superato. Sta arrivando l’utero artificiale.
Intanto nel nostro magnifico paese si viene a sapere che Mauro Felicori dall’agosto scorso numero uno della Reggia di Caserta, lavora troppo, sta in ufficio anche di sera e non torna a casa nemmeno nel weekend. E viene denunciato dai lavoratori, che evidentemente non hanno granchè voglia di lavorare. Non solo: «Mette a rischio l’intera struttura». I sindacati mitici CIGGIELLECISLEUILLE ne «denunciano» al ministro della cultura il comportamento giudicato sconsiderato. Ah dimenticavo. I visitatori sono quasi raddoppiati, dunque le maestranze hanno meno tempo per leggere il giornale, fare spesa e andare al bar.
Il direttore avrebbe inoltre l’aberrante abitudine di fare un giro di ricognizione, tutte le sere, per la Reggia al fine di controllare che tutto sia a posto, e che il lavoro della giornata si sia svolto a regola d’arte.
Ma come si permette?
No. Questo non è un paese normale.

Lascia un commento