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Non c’è giapponese migliore di un gaijin morto

Primo romanzo di Mario Vattani in una Tokyo delicata e frenetica.

di Giuseppe Mele | 27 Febbraio 2016

Non c’è giapponese migliore di un gaijin mortoAll’inizio striscia nell’acqua torbida del ventre di Tokyo attraverso la patina umida dello sguardofisheye di pesci sguazzanti già pronti per il desco. Alla fine cala come l’ala di un aeroplano kamikaze che sgancia sul Belpaese la bomba del protagonista, Alex un italiano nippofilo, costretto ad abbandonare il Giappone, vittima delle sue dure leggi sull’immigrazione.

In mezzo c’è il romanzo, Doromizu, nelle librerie per i tipi della Mondadori Strade Blu, dell’autore Mario Vattani, che alla sua prima opera letteraria, compie quest’atto d’amore verso Cipango. Nato parigino, educato a Londra, il nazionalista italiano guida il lettore per i quartieri impenetrabili della sua seconda patria, tra cucine, stazioni di polizia, bondage, omicidi, palestre, sale da manager, case, casini, piazze, manifestazioni, alberghi, istituzioni, consolati, bettole di una Tokyo delicata e frenetica.

Da Crichton a Ellroy, il Giappone resta un grande topos della letteratura contemporanea. L’occhio occidentale. come nel caso dei due americani, lo odia o lo ama. Le donne spesso raccontano di esperienze  infelici come la Pastore in Leggero il passo sui tatami, oppure la moglie di Terzani, Staude Angela, in Giorni giapponesi o ancora la Renata Pisu in Alle radici del sole.

Ben peggiore la vicenda, autobiografica, della scrittrice belga Amelie Nothomb, anch’essa di ambiente dipomatico, di Stupore e tremori  che se le valse il premio dell’Academie Francaise, non le risparmiò la degradazione professionale subita in una multinazionale giapponese per incomprensione della complessa gerarchia interna; partita come manager che parla il frajaponais, finirà a fare la guardiana dei cessi.

Cosa aspettarsi dallo strano e folle Sol levante dove una costrizione femminile ben più profondadel velo islamico o delle scarpette strette, assegna alle donne una propria variante di lingua giapponese, l’isonna kotoba (distinta dal linguaggio otoko kotoba) piena di stridulii ed espressioni onorifiche per l’altro gender? Paradossalmente le lamentele provengono dalle stesse che poi adorano Il magico potere del riordino, il metodo inventato da Marie Kondo per trasformare con l’arredamento anche l’approccio alla vita.

Il Giappone resta però incredibilmente un estremo Oriente geografico, divenuto parte completa sociale del nostro Occidente; basta guardarsi attorno tra elettronica, auto, brand, oggetti di consumo, arti marziali, zen, tatuaggio irezumi, kendo, karate, buddismo, manga, hentai, un patrimonio che da decenni è ovvia parte del nostro landscape.

Non solo, esiste per Italia e Giappone un destino comune di storia, tra contrazione demografica e crisi per assenza di politiche di riforma. Al verismo di Verga e Capuana, corrispondeva nel periodo Meiji, lo Shishosetzu o Romanzo dell’io, frutto del movimento naturalista. D’Annunzio agognava di abitare un vecchio tempio di legno fra i ciliegi lievi. Tokyo è tutta moda e cucina italiani. Nel mondo è trendy presentare un doppio menu di sushi e spaghetti.

Tutto sta, come fa Vattani, a non assumere lo sguardo cieco del gaijin straniero, a non fermarsi al formalismo, che Goffredo Parise nell’80 descrisse come L’eleganza è frigida, rifacendosi al verso di Saitō Ryokuu – L’eleganza è fredda , presente nel Libro d’ombra di Junichiro Tanizak.  a non temere di sparire nel nulla come capitato al professore smarrito tra Sendai e Morioka del racconto Un banaleerrore di Boris Biancheri, ambasciatore d’Italia a Tokyo.

In Doromizu il diavolo bianco, goffo, sudato e volgare, ma anche bello (ikemen) e bella (bijin )viene subito sacrificato innescando le peripezie del protagonista, attraverso l’improvvisa ricchezza, l’apertura delle porte del cinema ed una nuova vita da giapponese integrato. E’ questa sublimazione che permette di entrare in questo nuovo mondo e di apprezzarne anche le pazienti, arcigne e solide istituzioni, impersonate dal capo della polizia.

Allora il nuovo Doromizu, acqua torbida come acqua fango, può risalire fino all’ispirazione originaria di Nigorie (acqua torbida come corrente fangosa), opera di Higuchi Ichiyo, esponente della letteratura giapponese dell’800, che narrò del successo nella vita, per tornare alla nostra Amelie; del romanticismo nella povertà e nella prostituzione, del suicidio d’amore, in una lingua yamato-kotoba, tutta femminile, mendata dai caratteri cinesi, considerati maschili.

Di questo sussuranno le ragazze giapponesi al nippoitaliano del romanzo, magari mentre pensano ai soldi per la chirurgia estetica che le allarghi loro gli occhi ed insieme al relativo trucco rosa sotto le palpebre che dona un maggiore pallore emaciato. Perchè il Giappone è terra dei bianchi per eccellenza dove i coloured siamo noi.

Fino a che sussurri e felicità ormai a portata di mano sfuggono al protagonista, portato via proprio come l’autore che dovette abbandonare Osaka e Tokio, consolato e ufficio commerciale, per le dure leggi della politica. Entrambi però non sono più gaijin e non lo saranno più neanche i lettori dopo Doromizu.

Pubblicato in : Invito alla letturaTag: casini, cinema, italia, mondo, movimento, nato, polizia, soldi, spaghetti

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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