Garantisti e giustizialisti. Chi sono ? E su che cosa si dividono? Niente a che fare, naturalmente, con le diatribe quotidiane tra innocentisti e colpevolisti perché, se i giustizialisti sono tendenzialmente colpevolisti, i garantisti sono soprattutto interessati all’equità del processo.
Ora, perché il giustizialista è tendenzialmente colpevolista? Perché non crede nella giustizia, ma piuttosto nei giudici così come il clericale crede ai preti più che a Dio o il militarista crede nell’esercito più che nella guerra. Si aderisce, in questi tre casi ai rappresentanti – e difensori attivi – di un determinato ordine civile e morale; insomma ai guardiani, anzi ai promotori della civica virtù.
Il garantista, invece, basa la sua fiducia sulle regole e sulle istituzioni come fondamento di una società bene ordinata; in un contesto in cui la necessità di ricorrere a qualsiasi salvatore esterno è negato in linea di principio.
In una società caratterizzata, appunto, da una ragionevole fiducia nelle istituzioni (se non nei loro rappresentanti…), il contrasto tra le due posizioni rimane sotto traccia, legato ad atteggiamenti e casi individuali. Esplode, invece, e in modo drammatico in Paesi nei quali questo rapporto di fiducia è venuto meno (come l’Italia), e può portare a conseguenze disastrose nei Paesi (ancora come il nostro) dove la causa garantista ha molti falsi amici, ma nessuno che si impegni veramente per difenderla.
Viviamo la riedizione dell’esperienza di Tangentopoli. Con alcuni aspetti comuni, ma soprattutto con molte varianti peggiorative. Uguale la natura dell’offensiva giustizialista; si parte dal partito delle procure interessato, oggi come allora, a “rivoltare il Paese come un calzino”, colpendo reati ma anche, all’occorrenza, trasformando in reati comportamenti pubblici e privati disdicevoli o irregolari. Comportamenti, sia chiaro, tali da squalificare (con annesso cartellino rosso) coloro che li compiono, ma forse non ad associarli alle patrie galere. In questo senso, una invasione nel campo della politica; con il rischio però (secondo la nostra metafora calcistica) di portare non soltanto alla punizione dei reprobi, ma alla sospensione definitiva della partita stessa.
I segnali cui assistiamo vanno infatti, complessivamente, in questa direzione. E per tre fondamentali motivi.
C’è, in primo luogo, l’atteggiamento degli spettatori. Oggi, come ieri, formati essenzialmente dai ceti medi “riflessivi”o, più esattamente, “sensibili”. Questi fanno, molto meno di allora, il tifo per i magistrati (le istituzioni, oggi, sono tutte in ribasso…) condividono però, esasperandolo, il loro messaggio. Vedono cioè con sospetto ostile i politici e la politica se questa non è più mediazione tra interessi e gruppi sociali in naturale conflitto, ma attuazione di pensieri unici per un “bene comune”, i primi e la seconda sono inutili e, perciò, anche costosi, e bene fa la magistratura a sorvegliarne e sanzionarne i comportamenti.
Ci sono, poi, i falsi amici. Diciamo Berlusconi e il berlusconismo. Dove la lotta contro l’invasione di campo è condotta in prima persona da coloro che hanno fatto del disprezzo delle regole e delle istituzioni la base del loro messaggio politico e civile; all’insegna del “fai come ti pare e tutto andrà per il meglio”. Per il garantismo, un continuo autogol.
C’è, infine, ed è questo l’elemento più grave, la totale cecità della classe politica con una vocazione all’autolesionismo che è ai limiti del suicidio collettivo.
Questa non sembra rendersi conto che non siamo più negli anni novanta. Allora c’erano – o almeno sembravano esserci – i buoni e i cattivi, il vecchio che andava eliminato e il nuovo che arrivava e che ci avrebbe salvato. Oggi, la situazione è assai più grave perché investe il sistema nel suo insieme e perché nessuno sembra avere titoli per esercitare il ruolo di salvatore.
Affonderà il Titanic? Magari no o magari i passeggeri saranno tutti trasbordati su di un’altra nave. Quello che è certo però è che questi passeggeri, e in particolare quelli di prima classe, sembrano ignorare il pericolo che incombe sino ad applaudire coloro che aprono sempre nuove falle.
Nessuno ha oggi la bacchetta magica. Basterebbe tenere con dignità la propria posizione e rivendicare con chiarezza i propri principi. A partire proprio da quelli garantisti.
Così, se garantismo è, in primo luogo, rispetto delle regole e delle istituzioni, questo significa che un deputato può essere arrestato come qualsiasi altro cittadino; ma soprattutto che, per esserlo, bisogna esaminare accuratamente e nel merito, le ragioni che giustificano un provvedimento indubbiamente straordinario; mentre nel caso Milanese di queste non è stato fatto il minimo caso.
Così, ancora, se la politica e i luoghi della politica sono non solo una cosa seria ma anche una risorsa non si può subire senza reagire la cagnara sulla sua inutilità e sui suoi costi; salvo a scaricare, all’atto pratico, l’ipotetico “risanamento”sugli anelli più deboli della catena, come le province Così, infine,se c’è un’invasione del campo della politica ( e magari anche della morale …) da parte dei giustizialisti, il rimedio consiste nel ripulirlo noi stessi, mentre, almeno per ora, sembriamo disposti ( tanto per fare un esempio) a sacrificare la dignità del Parlamento ( nessuna reazione alla insensata proposta di “dimezzamento”) ma non i privilegi dei parlamentari. E potremmo continuare.
Attendiamo, allora, il risveglio dei garantisti. Soprattutto a sinistra. Ai tempi di Tangentopoli, il loro silenzio si poteva capire; speravano di ereditare qualcosa dalla tragedia che colpiva altri. Oggi è del tutto insensato; perché la catastrofe della democrazia travolgerebbe anche loro.
Alberto Benzoni (avantidelladomenica.it)

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