Parallelamente alla crisi economica globale, assistiamo in ogni parte del mondo – comprese quelle sottoposte a dittature di vario genere – al montare pressoché quotidiano della protesta popolare contro la politica che, genericamente, viene definita ” antipolitica” ma che, realisticamente, sarebbe più giusto definire come un rifiuto, in parte epidermico e in parte ragionato, di un sistema che, pur con declinazioni diverse da stato a stato, ha mostrato tutti i suoi limiti in termini di progettazione di crescita e di sviluppo, ma soprattutto si e’ dimostrato incapace di esercitare la primaria funzione richiesta ad una politica positivamente intesa, ovvero la capacita’ di leggere ed interpretare correttamente la contemporaneità per poterla sensatamente governare.
In questa chiave vanno lette le proteste degli “indignados” che dalla Spagna agli Stati Uniti, passando per l’India, testimoniano il fallimento recepito dai cittadini in termini di mancate risposte alle loro necessita’ quotidiane, un fallimento che viene addebitato interamente alla politica giudicata non solo incapace di affrontare le emergenze ma ancorata ad una visione sociale arretrata, aggravata da una corruzione endemica e da una gestione lobbistica del potere che la gente non e’ più disposta ad accettare.
Si moltiplicano dunque le proteste e, di pari passo, i tentativi di trovare risposte in grado di soddisfare diversamente le mutate istanze sociali; la fatica, e spesso anche la poca chiarezza di idee, con cui si affronta questa ricerca, e’ di fatto testimoniata dal convivere di proposte molto diverse che vanno dall’estremismo dei Tea Parties e dei movimenti religiosi integralisti americani, alla trasversalita’ persino eccessiva degli under 30 europei che sconfina nella genericità populista povera di contenuti per la velleitaria pretesa di averne troppi. In sintesi: abbiamo tutti contezza di quale sia il problema, ma non abbiamo ancora messo bene a fuoco come risolverlo.
In questo quadro alquanto instabile, non solo economicamente ma soprattutto socialmente, dove a parer nostro – e lo diciamo sommessamente ma con convinzione – non si riconosce ancora quello che invece e’ uno dei nodi principali da sciogliere, prima che esploda in un autentico conflitto, ovvero la distanza e persino la rivalità fra generazioni diverse che si guardano in cagnesco dai lati opposti della barricata invece di trovare una giusta via alla collaborazione ed alla fisiologica transizione di ruoli, si inserisce la manovra, fin qui sottotraccia ed ora emersa alla luce, della Chiesa cattolica che si appresta a rientrare in grande stile nella vita politica italiana, l’unica da sempre disposta a concederle largo spazio.
Non che ne fosse mai uscita, ma la fine della Dc e la nascita del bipolarismo avevano sin qui determinato una differente impostazione rispetto al passato, collocando i cattolici non più in un partito unico ma in entrambi i poli, cosa che ha assicurato di fatto un controllo efficace sulle “tentazioni” relativiste, o molto più modestamente laiche, che avrebbero potuto manifestarsi sui temi etici o su tematiche sociali come le coppie di fatto, e che d’altro canto ha permesso alla Chiesa di giocare di volta in volta la propria partita su tavoli diversi, appoggiando la posizione ortodossa alla propria e fermando quella avversa agitando lo spettro del voto cattolico, rincorso da tutti da destra a sinistra e sopravvalutato di molto rispetto al suo reale peso.
La debolezza intrinseca del bipolarismo italiano, privo di radici culturali e storiche e buono solo a far da paravento al tracimare della partitocrazia, sta portando al suo crollo, inevitabile quanto definitivo, dal momento che il Pdl ed il Pd si sorreggono l’uno con l’altro e dunque erano destinati sin da principio a cadere insieme e, a fronte di una leadership che tramonta amaramente a destra, si perpetua una mancanza di leadership a sinistra, rendendo del tutto evidente il vuoto di idee, personalità e progetti di cui soffriamo fino alla consunzione. Ora, lo scenario prospettato da Bagnasco in merito ad un nuovo partito cattolico, piuttosto che offrirci – come probabilmente era nelle sue intenzioni – una speranza, ci pare invece rappresentare una pericolosa involuzione in un paese come il nostro, poco avvezzo alle analisi, e ancor meno all’elaborazione oggettiva degli errori commessi, e per di più storicamente, e pericolosamente, incline al facile abbandono nelle mani altrui, purché garanti di tutele minime date in cambio di ampie deleghe perlopiù in bianco.
Nelle parole di Bagnasco, abbiamo risentito l’eco di concetti che speravamo superati per sempre, l’aleggiare di una tentazione monopolistica mai sopita, il vagheggiare una conventio ad excludendum basata su una convinzione dogmatica: siamo noi gli unici portatori della verità ma soprattutto gli unici detentori dei valori e dei principi “giusti”. Sia chiaro, e lo diciamo da liberali convinti, che riconosciamo ai cattolici, così come a chiunque altro, il pieno diritto a fare politica ed a battersi lealmente per le proprie istanze; ma il profilarsi di un nuovo partito cattolico, pronto a riempire il vuoto pneumatico che sta tanto a destra quanto a sinistra, costringendo tutti a rincorrerlo e ad adeguarsi alla sua forza – dovuta peraltro alla altrui debolezza – ci preoccupa perché ci appare un tentativo neanche tanto nascosto di tornare pericolosamente indietro.
Non abbiamo mai creduto al monopolio dei valori, essendo fermamente convinti che essi appartengano alle coscienze e non alle etichette, e per questo motivo non voteremmo mai un politico per il suo solo dichiararsi cattolico, così come non voteremmo una donna per la sua sola appartenenza al genere femminile: sono altri e ben più profondi i parametri su cui misurare il valore del singolo individuo rispetto al compito per cui si propone. Ma sappiamo bene che, in tempi di crisi, la tentazione della Restaurazione e’ sempre in agguato, una sorta di miraggio che si offre come rifugio alle paure di tanti ma risulta poi beneficio di pochi. E non vorremmo che una volta di più la Storia si riconfermasse una ottima maestra dotata pero’ di pessimi allievi – mai come ora, noi abbiamo bisogno di guardare avanti e di farlo con autentico coraggio intellettuale, innovando e non conservando.
Per questo Bagnasco ed il suo progetto – per quanto legittimo e calato sul tavolo con tempismo impeccabile – non possono e non debbono essere la risposta all’antipolitica. Non possiamo rifare gli anni Cinquanta, e la ricostruzione di cui oggi abbiamo bisogno non può certo ripartire da una pericolosa marginalizzazione di coloro che stanno fuori dai principi della Chiesa. Abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno di unirci e non di dividerci, abbiamo bisogno di valori condivisi, di progetti inclusivi ed incisivi, ma soprattutto abbiamo bisogno di affrancarci finalmente dalla cultura paralizzante delle tutele.
E’ ora che questo paese diventi maggiorenne ed impari ad assumersi in prima persona le proprie responsabilità.
ChiBo

Caro Alberto, ti ringrazio molto del tuo intervento, e della eccessiva generosità del tuo apprezzamento nei miei confronti – giustificata da l’amicizia che ci lega. Poiché mi conosci, sai che credo profondamente in quello che tu chiami il mio appello, e spero vivamente che sia compreso ed accolto dai molti che ancora credono nel futuro di questo paese.
P.s. Ci vediamo alla conferenza del Cipriani.
Carissima Chiara,
come ho avuto modo di dirti personalmente seguo sempre con interesse i tuoi interventi. Perchè ricchi di suggerimenti. E quando mi capita l’occasione non esito a segnalarli ad altri come paradigma. Invece, ho soventemente avuto una certa titubanza nel lasciarvi qualche commento (e questo non te l’ho mai detto), perche mi è sempre sembrato qualcosa di troppo: come sciupare una bella poesia con note grette e superflue. E questo potrebbe essere il caso. Tuttavia, l’eccezionalità dell’occasione mi ha fatto rompere gli indugi: in questo articolo vengono dispiegate tutte le conseguenze di una delle tre anomalie alle quali fa riferimento il Direttore nell’articolo in Primo piano. E dalle presenti considerazioni trarre le debite conseguenze per la controparte laica.
Vista l’insistenza con la quale viene proposto un nuovo partito cattolico, l’eventualità che si concretizzi realmente potrebbe diventare meno remota . Ma se da un lato il mondo cattolico ed i gruppi d’interesse ad esso legati, sanno bene chi sono, cosa vogliono e come fare ad ottenerlo a seconda delle circostanze, dall’altro c’è da chiedersi se il mondo laico sia in grado di cogliere questa nuova opportunità che la crisi sta offrendo.
Ma per “trovare voglia e determinazione per candidarsi ad essere la novità necessaria in questo momento di smarrimento” è sì importante sapere ciò “che non siamo e non siamo mai stati”, ma non basta di certo. Ed allora da liberale, se me lo concedi, non posso che condividere e fare anche mio il tuo appello: “Abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno di unirci e non di dividerci, abbiamo bisogno di valori condivisi, di progetti inclusivi ed incisivi, ma soprattutto abbiamo bisogno di affrancarci finalmente dalla cultura paralizzante delle tutele.
E’ ora che questo paese diventi maggiorenne ed impari ad assumersi in prima persona le proprie responsabilità.” Speriamo che almeno questa volta i liberali e più in generale i laici di ogni declinazione sappiano non essere pessimi allievi di quella che dovrebbe essere la loro maestra per antonomasia.
Un caro saluto.
Alberto
*A volte ritornano”, invece per l’Italia si potrebbe dire “Non se ne sono mai andati”!
Il pensiero di Bagnasco non dovrebbe interessare un Paese laico, ove la religione detta le sue leggi ovunque nel mondo i risultati di degrado e di diseguaglianza sono là a testimoniarlo!
Speriamo Cariglia che invece se ne parli sempre meno, nell’ interesse di tutti, tenete la religione alla larga dalla poltica.
Leggendo giorni fa su vari quotidiani i commenti alla notizia della morte di Rodolfo Doni, mi ha molto infastidito l’etichetta di “scrittore cattolico” da tutti rimarcata. Come se uno scrittore posizionato nella casella “cattolico” acquistasse qualche nota di merito in più. Come se, ogni qual vota si cita un artista o un intellettuale, pittore, scrittore o regista che sia, si aggiungesse qualcosa alla sua opera precisando: ebreo, protestante, evangelico o valdese o quant’altro, per citare solo le fedi religiose a noi più vicine.
Questo per dire che, per me, l’ appartenenza religiosa (o la non appartenenza!) attiene alla mia individualità più riservata, alla mia libertà personale, e non può in nessun caso aggiungere o togliere meriti alla mia persona o al mio lavoro. E con questo mi sento di essere d’accordo con ChiBo, là dove afferma che “non voteremmo mai un politico per il suo solo dichiararsi cattolico”.
Ma la Chiesa, si sa, fa il suo “mestiere”, antico e nobile, secolare anzi, di evangelizzare, di diffondere il suo messaggio, e anche di portare nella vita quotidiana, quindi anche nella politica, i suoi principi. Principi che in gran parte, sono apiamente condivisibili, là dove si parla di moralità e etica pubblica, di impegno e di aperture sociali, di lotta alle disuguaglianze … e molto altro ancora. Principi che dovrebero, in oni caso, ispirare un’azione politica che oggi si voglia dichiarare attenta ai sacri principi (laici) di “libertè, egalité, fraternitè” Serve per questo un partito cattolico? Certamente no, così come non serve onorare uno “scrittore cattolico”,tanto per tornare là da dove eravamo partiti. (mb)
Leggendo giorni fa su vari quotidiani i commenti alla notizia della morte di Rodolfo Doni, mi ha molto infastidito l’etichetta di “scrittore cattolico” da tutti rimarcata. Come se uno scrittore posizionato nella casella “cattolico” acquistasse qualche nota di merito in più. Come se, ogni qual vota si cita un artista o un intellettuale, pittore, scrittore o regista che sia, si aggiungesse qualcosa alla sua opera precisando: ebreo, protestante, evangelico o valdese o quant’altro, per citare solo le fedi religiose a noi più vicine.
Questo per dire che, per me, l’ appartenenza religiosa (o la non appartenenza!) attiene alla mia individualità più riservata, alla mia libertà personale, e non può in nessun caso aggiungere o togliere meriti alla mia persona o al mio lavoro. E con questo mi sento di essere d’accordo con ChiBo, là dove afferma che “non voteremmo mai un politico per il suo solo dichiararsi cattolico”.
Ma la Chiesa, si sa, fa il suo “mestiere”, antico e nobile, secolare anzi, di evangelizzare, di diffondere il suo messaggio, e anche di portare nella vita quotidiana, quindi anche nella politica, i suoi principi. Principi che in gran parte, sono apiamente condivisibili, là dove si parla di moralità e etica pubblica, di impegno e di aperture sociali, di lotta alle disuguaglianze … e molto altro ancora. Principi che dovrebero, in oni caso, ispirare un’azione politica che oggi si voglia dichiarare attenta ai sacri principi (laici) di “libertè, egalité, fraternitè” Serve per questo un partito cattolico? Certamente no, così come non serve onorare uno “scrittore cattolico”,tanto per tornare là da dove eravamo partiti. (mb)
Caro Nicola, il nostro approccio si fonda su una visione di insieme e non di parte, il che ci porta per forza di cose ad analizzare gli stessi temi. Credo che ora più che mai ci sia bisogno della logica, che fin qui, specie nell’era bipolare, di scomuniche ne abbiamo avute fin troppe, e guarda dove ci hanno portati…
Cara Chiara,
non ci siamo accordati, ma mi pare che i nostri due articoli siano ancora una volta in sintonia. Tu hai approfondito da par tuo uno dei temi toccato anche da me: la presenza organizzata dei cattolici in politica ed il sostegno dato dalla Chiesa (ma non solo) a questo disegno. Mi fa piacere che tu abbia, come sempre, prefgerito l’arma della logica a quella dellamscomunica.
Il ritorno di un partito cattolico credo che sarà un tema che ci terrà impegnati per molto tempo…
Il termine pericolo non è da intendersi riferito al progetto di Bagnasco ma all’effetto che potrebbe produrre sulla nostra effettiva immaturittà, sociale, civile, intellettuale. Non si tratta di recuperare alcunchè che non abbiamo mai avuto, si tratta invece di maturare attraverso un processo di analisi degli errori e di elaborazione degli stessi. cosa che fin qui siamo sempre stati incaapci di fare. sì, ho messo il dito nella piaga che ci riguarda tutti, perchè sarebbe utile fare almeno un tentativo di dsicuterne apertamente. come stiamo facendo qui, al netto di ipocrisie di ogni genere. Grazie ad entrambi per i vostri interventi.
Condivido il vuoto di idee, personalità e progetti – di cui è l’Italia sola a doversi riconoscere in fallo. La proposta di Bagnasco è il pericolo (parola usata 3 o 4 volte da ChiBo)? Direi di no. Piuttosto è il simbolo di qualsiasi entità si proponga come “pieno”, a colmare un vuoto già esistente. Cosa assolutamente naturale. Come in Repubbliche di recente costituzione ed instabili lo sono altri tipi di entità. Più che di Restaurazione sento odore di città stato greche in eterna lotta tra loro. La soluzione sarebbe diventare maggiorenni, maturi, coraggiosi, uniti? Cioè? Cioè risentire in petto sentimenti che forse in 150 anni di unità si sono andati affievolendo! Può darsi. Ma non basta. Con una digressione di vasta portata che non mi spetta, direi che si tratta in primis di ridurre l’individualismo e ritrovare una visione che vada oltre il proprio “orticello” e oltre la durata del proprio benessere, recuperare “permeabilità” ad eventi che accadono fuori della propria casa (ma non intendo i gossip dei vips!), riscoprire il significato del sacrificio per altri e per altro da sè (guarda caso input di cui anche il messaggio evangelico e la Chiesa cattolica sono portatori!). In sostanza: si sta ancora troppo bene. E forse ci vorrà un bel po’ di tempo prima di coalizzarci tutti, uniti e consapevoli, pronti a camminare con le nostre gambe. Del resto 150 anni nell’arco della Storia sono ben poca cosa: ce ne vogliono di cadute – con tanto di ginocchia sbucciate – prima di arrivare alla patente di guida! Comunque, ChiBo, hai messo il dito nella piaga.
Il progetto del cardinal Bagnasco non solo è legittimo – come lealmente riconosce ChiBo -ma, a suo modo, al modo del Vaticano, coerente. Fa bene ChiBo a denunciarne storture e pericoli ( politici, s’intende ). Potrebbe aver fatto bene , il cardinale, se – volente o meno – fosse riuscito, riuscisse a provocare una risposta . Coraggio, difensori della Costituzione. Avanti,professionisti dell’indignazione . Suvvia, democratici della opposizione . Dite qualche cosa di…serio. Vi riesce difficile ? Leggete ChiBo. E provate a capire. Farete un figurone.