Come cane e gatto. Il Palio è anche questo, trascende la rivalità in alcuni momenti, tra contrade. Non sempre. Esistono negli uomini slanci di buonsenso come gli animali che trovano un equilibrio d’intesa, talvolta d’amicizia. Alla prova di ieri sera, le nemiche in piazza erano parecchio agitate. Tra i canapi, i cavalli erano entrati nell’ordine d’estrazione alla tratta, con L’Aquila di rincorsa. Istrice e Lupa si controllavano, l’una affianco all’altra, col Nicchio fuori posto e le altre non ben allineate. Fedora, però, aveva colto l’attimo ed era partita al momento giusto. Torre, Pantera e Bruco non si erano fatte trovare impreparate con il barbero del Leco a contrastare il primato dell’Aquila, raggiunto a Fonte Gaia dopo che la Pantera l’aveva con evidenza cercata per ostacolarla. Al primo San Martino tutto pareva finito. Ivanov, scivolava via in testa e fin qui tutto appariva tranquillo. Rancori e frustrazioni riaffiorano improvvisi e chiusi i tre giri della prova, il popolo del Nicchio si era rivolto minaccioso verso quello dell’Aquila, pare perché questa era partita nel momento meno opportuno, quando la contrada di porta Pispini, non era affianco alle altre. In un momento, si era rotto l’equilibrio e scatenato un fottio di cazzotti da un’altra parte, più giù, sull’anello di tufo invaso da turisti, contradaioli e cavalieri. Per evitare cazzotti e uscire dalla piazza senza problemi, la Giraffa s’era ritrovata davanti a quelli del Bruco e al “Da qui non passate” sono volati ceffoni a non finire tra le due contrade che da venti anni non s’affrontavano più, generando un’onda di persone in fuga dai pugni alzati che scendevano come gragnole su i musi gonfi e lividi. Come cane e gatto dove a Siena esiste da secoli un Via, non c’è pace anche tra contrade; anche tra quelle che non hanno rapporti, diciamo così, di parentela storica. Accade, come tra buone famiglie, che se le danno di santa ragione e non ci sono Ceri che tenga, o Madonne, che salvano da queste animose rivalità improvvise mosse dall’Io prepotente e irrazionale. Trascorre così la sera e scendere a cena tra luci e ombre di una dolcissima notte, restituisce la calma e all’anima la gioia della festa di fronte al riso tricolore e un bicchiere di vino sul nostro tavolo.
Enrico Martelloni

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