Se l’agonizzante istituto del referendum ha ancora qualche probabilità di sopravvivere nel nostro Paese, lo si deve proprio al radicale Marco Beltrandi, il deputato eletto nelle liste del PD che con il suo voto contrario alla mozione dello stesso PD sull’accorpamento con il voto per le amministrative ha fatto pendere la bilancia dalla parte della bocciatura dell’election day. La mozione chiedeva di tenere in un’unica data le elezioni amministrative e i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento ed il risultato è stato 276 no contro 275 si. Fosse passata non avrebbe avuto effetto giuridico diretto (trattandosi appunto di una mozione). Ma, per il governo, sarebbe stato estremamente imbarazzante non tenerne conto. Contro Beltrandi hanno violentemente polemizzato molti esponenti dell’opposizione, in particolare Bindi e Franceschini. Ma proprio le motivazioni che hanno spinto il deputato radicale a votare contro e quelle che hanno indotto le opposizioni a votare a favore della mozione dimostrano quanto l’istituto referendario sia logoro ed incapace di interessare la gente. Tutti gli ultimi referendum sono falliti per mancanza del numero legale. Secondo Beltrandi piuttosto che cercare superare la soglia con l’escamotage del traino del voto amministrativo, sarebbe più corretto battersi per eliminare il quorum o abbassarlo sensibilmente. Le opposizioni, invece, intendono cogliere l’occasione del disastro in Giappone per fare leva sulla paura del nucleare ed assicurare così il numero legale anche al referendum concomitante sul legittimo impedimento. E sui referendum vorrebbero cementare la santa alleanza contro Berlusconi. Dunque non siamo più di fronte all’uso di un istituto di democrazia diretta per abrogare (come prevede la Costituzione) una legge attraverso il ricorso al popolo. Siamo di fronte al suo uso strumentale, un’arma come un’altra di lotta politica. Ed è un altro colpo alla credibilità dei referendum, già scossa dall’abuso fattone in tutti questi anni. Il radicale Beltrandi, almeno, ai referendum dimostra di crederci davvero.
n.c.
ACCUSANO IL RADICALE BELTRANDI PERCHE’ CREDE DAVVERO AL REFERENDUM
(n.c.) Non siamo più di fronte all’uso di un istituto di democrazia diretta per abrogare (come prevede la Costituzione) una legge attraverso il ricorso al popolo. Siamo di fronte al suo uso strumentale, un’arma come un’altra di lotta politica.E Beltrandi, col suo voto contrario all’election day, ha scoperto il gioco.

Lascia un commento