Di fronte alla crisi del Berlusconismo, dobbiamo riconoscere che il centrosinistra è fortemente in ritardo nella preparazione di un’alternativa credibile.
Il panorama politico del centrosinistra appare frammentato, ed è in atto il solito cannibalismo, per cui ogni partito cerca di espandere il suo consenso rubando voti ai suoi alleati, piuttosto che agli avversari.
In questo contesto, il PD è il più “cannibalizzato”: un po’ di consenso se lo sta prendendo Vendola, un po’ Di Pietro, un po’ Rutelli, e anche Casini e Fini cominciano a pescare in quell’area.
Io non ho mai creduto in un PD nato dalla fusione tra DS e Margherita, soprattutto con un sistema elettorale basato sul sistema proporzionale di lista con premio di maggioranza (il famoso “porcellum”).
So che molti, a sinistra, hanno aspettato e sperato nella dissoluzione del PD; ma il PD non si è dissolto, e continuerà ad essere necessario in qualsiasi ipotesi di governo alternativo alla destra.
Oggi, però, il Pd appare un partito allo sbando, in preda alle faide interne (tra ex-Ds e ex-Margherita, Veltroniani e Dalemiani, centro e sinistra, cattolici e laici, giovani e vecchi, base e vertice, territori e centro, rottamatori e nomenklatura): un partito incapace di esprimere una linea politica omogenea e convincente.
Certo, il PD sconta la crisi della “democrazia rappresentativa” nel centrosinistra, dove si muovono, in modo confuso e settoriale, molti attori che pretendono la scena, senza avere un’ipotesi di soluzione organica per i problemi del Paese (quell’ipotesi che, al contrario, dovrebbe avere un partito); tra questi attori che si prendono la scena, mettendo fuori gioco il PD, ricorderei almeno la Repubblica, la Fiom-CGIL, il popolo viola, i referendari dell’acqua, i precari di ogni tipo, Santoro, Grillo, Di Pietro.
Inseguendo tutte le proteste e tutti i protestatari, il PD non ha saputo fare sintesi e ha perso di vista il suo ruolo strategico – rappresentare il perno dell’alternativa – ed è diventato uno dei tanti soggetti, indebolito dalle faide interne che ho citato prima. E indebolito anche dall’avere inseguito Casini e Fini, in modo tale da dimostrare pubblicamente la subalternità e lo strabismo del PD.
Mi chiedo, oggi, dove possa andare il PD con D’Alema, Veltroni, Bindi, Fioroni, Letta e Franceschini, tutti all’inseguimento di “Casini, Fini & co” e più o meno attratti da Vendola. Ma è una domanda retorica: così, non va da nessuna parte. Per altro non vedo alternative a sinistra.
Io credo che Bersani (o chiunque diriga il PD) dovrebbe invece tentare un’operazione forte, per uscire dalla gabbia e dall’equivoco in cui si trova:
1. liberarsi innanzitutto della nomenklatura Margherita-DS, affiancando al Pantheon dei morti, un Pantheon dei viventi;
2. liberarsi dai condizionamenti pressanti di una società sedicente “civile” priva di un progetto complessivo di governo del Paese: Repubblica, Fiom-CGIL, Popolo viola, Di Pietro, Santoro, Precari vari, studenti sui tetti, referendari dell’acqua ecc. ecc. Attenzione: non rompere con quella società, ma raccogliere e sistematizzare le idee in modo credibile, facendo fare a tutti un passo avanti;
3. smetterla di rincorrere Casini, Fini e centristi vari, o Vendola, che è bravo ma resta pur sempre un comunista-noncomunista che fatica a liberarsi dal solito linguaggio della solita sinistra (retorica delle “narrazioni” a parte);
4. portare fino in fondo l’attuazione del Titolo V° della Costituzione (realizzazione del Federalismo);
5. fare un programma di governo serio per tutti (non per tutti i partiti, ma per tutte le componenti sociali: industriali, lavoratori, precari, donne, stranieri, giovani e anziani…): perciò, niente demagogia;
6. sulla base di un programma credibile, convocare elezioni primarie vere per l’individuazione del candidato premier (ma significa ovviamente accettare la logica della personalizzazione, dandole però dei contenuti seri).
Può darsi che non si vinca subito, ma bisogna guardare i tempi modio-lunghi; nei tempi brevi la sinistra può fare sola da ancella all’opportunismo centrista.
Se cerchiamo modelli nella sinistra europea, penso a Mitterand. Chi ne avrà le qualità?
Vero che nei tempi lunghi saremo tutti morti, come diceva il grande economista (è forse l’unico modo per liberarsi dalla classe politica che ha combinato questo caos?); ma nei tempi brevi possiamo essere tutti ammalati (di subalternità al centrismo), e nei tempi lunghi saremmo tutti morti lo stesso.
Giampaolo Sbarra www.leragioni.it

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