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FINI E LA FINE DELLA SECONDA REPUBBLICA

Due parole su Fini, che rimandano a due parole su Mastella, a due parole su Bertinotti, a due parole su Bossi. A otto parole su questa dannata cosidetta seconda Repubblica del bipolarismo coatto che è ormai alla fine.
Di Mauro Del Bue

di Mauro Del Bue | 12 Novembre 2010

Due parole su Fini, che rimandano a due parole su Mastella, a due parole su Bertinotti, a due parole su Bossi. A otto parole su questa dannata cosidetta seconda Repubblica del bipolarismo coatto che è ormai alla fine, a meno che non si preferisca un’inesorabile sua decomposizione a fuoco lento, con ulteriori gravissimi danni per il Paese. Ho citato i protagonisti di altrettante crisi di governo e parlo di governi che erano usciti dal voto degli italiani sulla base di leggi elettorali (sono state due, quella maggioritaria con correttivo proporzionale per la Camera e quella proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza) che si sono alternate in Italia. Dal 1994 si doveva inaugurare la Repubblica dell’alternanza di governo stabile e duratura per l’intero quinquennio. E invece si è assistito, nello stesso 1994, allo strappo di Bossi, nel 1998 a quello di Bertinotti, nel 2008 a quello di Mastella e adesso, nel 2010, a quello di Fini. Troppi essere giudicati come singoli episodi e per non tracciare un bilancio di crisi profonda, e penso definitiva, dell’assetto politico e istituzionale dell’Italia del dopo Tangentopoli. Se si hanno a cuore le sorti dell’Italia da qui bisogna partire. Non sono in gioco ora le sorti del governo Berlusconi, che mi pare già alla frutta, ma le sorti del futuro dell’Italia. Quel che occorrerebbe è una governo di larga convergenza (prima o dopo le nuove elezioni dipenderà anche dal capo dello Stato) che affronti la questione di una legge elettorale senza premio di maggioranza e dunque senza bipolarismo coatto, e che risolva finalmente un tema di fondo della nostra democrazia rinnovata in modo confuso e senza un chiaro progetto dopo le vicende del 1992-94. E cioè il rapporto tra presidenzialismo e parlamentarismo.La nostra Costituzione è basata sul parlamentarismo. Il nostro sistema attuale annuncia un presidenzialismo che non c’è “de iure”, ma che è stato costituito “de facto”. Il dettato costituzionale non è stato cambiato (per questo è perfino abusivo parlare di seconda Repubblica), ma è stato introdotto una sorta di mandato elettorale che, con il premio di maggioranza e l’indicazione del nome del futuro premier sulla scheda, rimanderebbe a un vincolo dei governi e del presidente del Consiglio sancito dell’elettorato. Un presidenzialismo senza presidenzialismo, anzi in presenza di un parlamentarismo peraltro praticato nel 1994, nel 1998, nel 2008 e anche adesso come si fossimo nei decenni precedenti. Eppure i governi sono stati cambiati e sono stati costretti a dimissioni sfociate poi in elezioni anticipate, perchè la logica del mandato vincolante si è scontrata con la norma costituzionale in base alla quale gli esecutivi si formano in Parlamento. A quando la soluzione del grande pasticcio, vero e proprio centauro, italiano?

Mauro Del Bue

Pubblicato in : Primo piano

Info Mauro Del Bue

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

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