Non si ferma la rivolta della scuola italiana contro la riforma Gelmini. Occupazioni, proteste, cortei e scioperi non si contano più. Difficile fare chiarezza. Le sinistre sostengono che il governo vuole di fatto privatizzare l’istruzione pubblica, la maggioranza afferma invece che l’azione dell’esecutivo è finalizzata a riqualificare la scuola. Non siamo dei tecnici e non abbiamo la competenza per entrare nello specifico del provvedimento ma da cittadini e da utenti, una volta diretti, oggi indiretti, del sistema italiano dell’istruzione, una idea ce la siamo fatta. Partiamo allora da un dato incontrovertibile. La scuola in Italia è ad un livello, rispetto a quella degli altri paesi avanzati, estremamente basso. Non che non ci siano punte di eccellenza o ottimi istituti o università ma sono l’eccezione non la regola. Quindi così com’è l’universo scuola non funziona. Bisogna cambiare anche perché a fronte di risultati modesti, come capacità di istruire i giovani, il sistema scolastico italiano costa molto di più degli altri. Secondo un recente studio dell’Ocse, parliamo della scuola primaria, vale a dire le elementari, in Italia, oltre a costi troppo elevati rapportati ad alunno, mediamente 500 dollari in più a testa, ci sono troppi docenti e troppe classi, in media 18,4 bambini per classe, con 3 o 4 maestri, rispetto ai 21,5 degli altri. Lo stesso governo Prodi aveva preparato un libro bianco sulla scuola, poi non applicato anche per ragioni di tempo, che prevedeva un taglio di 20mila maestri. Ora le misure della Gelmini. Ritorno al maestro unico, che però sarà affiancato da quello d’inglese, di informatica e di educazione fisica, ritorno al voto, che affiancherà il giudizio, riduzione, non taglio, di 87 mila insegnamenti da attuarsi limitando le nuove assunzioni da qui al 2012. C’è poi il capitolo Università. Qui la protesta è ancora più forte. L’accusa è quella di tagli indiscriminati. Bisogna allora fare un passo indietro al periodo che va dal 1996 al 2000. Ministro della pubblica istruzione Berlinguer. Nasce il 3 più due. Laurea breve e laurea specialistica. Viene data ai singoli atenei la possibilità di aprire sedi decentrate. Da allora è stato un proliferare di corsi e di sedi. I corsi di laurea sono raddoppiati. Del numero di nuove sedi universitarie, da tante che sono, non c’è nemmeno un conto. Ci sono però dati che fanno rabbrividire. Il 95 per cento degli studenti universitari italiani si iscrive al 50 per cento dei corsi teoricamente disponibili. Questo significa che il rimanente 5 per cento frequenta l’altro 50 per cento degli insegnamenti. Ci sono corsi di laurea, non singoli insegnamenti, che hanno 5 studenti. Da qui uno spreco di soldi, che non sono comunque molti, inimmaginabile. Una pletora di professori incredibile. Questo ovviamente non significa che le misure proposte dalla Gelmini siano il massimo. Ci sono certamente errori e sottovalutazioni, la più grave ci sembra quella dei tagli alle università indipendentemente dal merito e dal comportamento delle stesse. Ma da qui ad arrivare alla canea di questi giorni ce ne corre. Allora perché tutto questo? Soprattutto per due ragioni, lasciando stare le strumentalizzazioni politiche. La prima riguarda la scuola elementare, la seconda l’università. Per la scuola elementare la reintroduzione del maestro unico va contro i sindacati che negli anni ottanta ottennero il modulo dei tre maestri per ragioni esclusivamente sindacali, cioè dare più posti di lavoro e quindi a loro più possibilità di manovra. Per l’università. Molti ragazzi confondono il diritto all’istruzione, garantito dalle università pubbliche, con il diritto alla laurea. Non si rendono conto, così facendo, che poi sarà la vita a fare la selezione. Se a chi ha meno possibilità si toglie anche l’ascensore sociale del merito, che non può essere riconosciuto e valorizzato da strutture didattiche pletoriche e fatiscenti, si perpetra la più grande delle ingiustizie. Ma vallo a spiegare ai tanti ragazzi che anche in questi giorni riempiono le nostre piazze.
Giancarlo Magni

“Ma vallo a spiegare ai tanti ragazzi che anche in questi giorni riempiono le nostre piazze.”
I ragazzi vedono schierarsi certi “docenti” ,certi genitori obnubilati dall’astio di partito ,ed approfittano per trovare uno sfogo alla propia insoddisfazione od esuberanza . Cosa c’è da spiegare ? Perchè metterli in difficoltà con l’invito al ragionamento ? Proprio quando si autoconsiderano con l’esercizio delll’invettiva ,l’audacia dello scontro e la partecipazione nel gruppo ?
La “professionalità” dei nostri politicanti trova piena conferma e sostegno in momenti come questi . Sono proprio degni di essere rieletti sino alla pensione ! Per essere poi pronti sempre a nuovi incarichi . Con anche mogli e figli da sistemare . L’Italia è una repubblica fondata sulla partitocrazia.
Non timentichiamo il mito produttivistico introdotto nelle università, che con la qualità non ha niente a che vedere. Tempo fa Sandro Rogari adduceva a merito dell’ateneo fiorentino la presenza di 2500 – dico duemilacinquecento! – ricercatori tra acquisiti e precari. Più ricercatori che muratori, una vera conquista del sapere! Una volta stavano le povere generazioni carne da cannone, oggi le generazione nel delirio del “ricerchismo” e alla fine della vita ciascuno farà i suoi conti: meglio attore d’un’impostura o col nome a Redipuglia? M.S.