Il governo non è ancora caduto ma tutti guardano al dopo. In questa fase le posizioni delle varie forze politiche sono molto tattiche. Non tutti coloro che si dicono ora a favore del voto lo sarebbero poi se il governo cadesse davvero. Nel centro sinistra molti tengono questa posizione per mandare un messaggio a chi, in maggioranza, è tentato dal votare contro Prodi “attenti perché si va alle urne e tutti i posti diventano a rischio”. Nel centro destra qualche alleato del Cav. fa buon viso a cattivo gioco e aspetta di vedere gli sviluppi della situazione. Metà novembre sarà il discrimine. Se la profezia di Berlusconi “cadrà entro il 14 novembre” non si realizzasse, i giochi si riapriranno. Lega e Udc sono già pronte al confronto su legge elettorale e alcune riforme, come ad esempio il Senato federale. Intanto la tesi del governo istituzionale è sostenuta a spada tratta dal presidente Napolitano che auspica “un clima di maggior concentrazione costruttiva sulla riforma del sistema politico istituzionale”. Il tema è la ripresa di quanto già detto più volte circa l’impossibilità di andare al voto con questa legge elettorale che di fatto rende molto difficile, per chi vince, poter governare con la necessaria tranquillità. Alle sollecitazioni del Quirinale Berlusconi ha già risposto picche. Ma se Prodi dovesse davvero cadere, il che poi è tutto da dimostrare, è certo che Napolitano non scioglierebbe subito le Camere e farebbe almeno un tentativo di dare un incarico, in pole position Marini come seconda carica dello Stato, per mettere a punto le riforme giudicate indispensabili. E’ a quel punto, alle consultazioni che tradizionalmente vengono tenute dal Presidente prima di assegnare l’incarico, che le posizioni dei vari partiti si chiarirebbero davvero. Solo allora si vedrebbe chi vuole davvero andare al voto. Indipendentemente dai motivi, sul no al ricorso alle urne vedremo schierate forze di centro destra e di centro sinistra. Forse resterebbe solo Forza Italia ad insistere per il voto subito. Il che renderebbe molto probabile il decollo di un nuovo esecutivo istituzionale. Meno possibilità ha invece l’ipotesi del governo tecnico. Dovrebbe essere trovata una persona davvero super partes, candidato ideale Draghi, al quale affidare il compito di fare poche riforme ma di più lungo respiro e di maggiore spessore. Il governo sarebbe appoggiato da partiti che dovrebbero però rinunciare ad esercitare un ruolo nella guida del Paese. Se i rapporti fra gli schieramenti fossero normali, l’ipotesi avrebbe qualche possibilità ma siamo ancora alla fase del muro contro muro ed è impensabile una delega in bianco ai tecnici. I problemi italiani sono politici ed è la politica che li deve risolvere.
Giancarlo Magni

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