In ogni parte d’Italia, il Belpaese, le pagine dei giornali e i palinsesti delle varie compagini televisive da molti giorni parlano con insistenza di nani e ballerine, fatti passare per importanti personaggi, delle cui gesta ci raccontano, andando a cercare oltre alle virtù pubbliche, anche i privati vizi.
Gente che arraffa soldi, e non solo quelli, che basta salire sulla ribalta, approntata dai media, per raggiungere una qualche forma di notorietà.
Finanza e Politica, Sport e Cultura, un misto di sacro e di profano, mentre chi governa il paese trascorre le giornate di lavoro dentro ai palazzi romani e il tempo libero lungo i viali della capitale.
Tra l’una e l’altra di queste feconde notizie, che tutti lasciano col fiato sospeso, chi gestisce l’informazione, sulla carta, via etere, o filo diffusa, trova il tempo di informarci sulle vicende che vedono l’Europa, unita molto di nome, a mio dire, così come con questo articolo tenterò di dimostrare, e poco di fatto.
Si festeggia le nozze d’oro del Trattato di Roma. Per quei pochi che non lo sanno ciò vuol dire che cinquant’ anni sono passati da quanto i sei iniziali promotori di quelle lodevoli intenzioni firmarono i primigeni trattati sull’abolizione delle dogane e la comune veduta sulla circolazioni delle merci, dando vita alla CEE e al MEC.
Oggi i paesi rappresentati a Strasburgo sono ben 27, con le difficoltà che la gestione di tante lingue ed usanze questo comporta, oneri e costi compresi. Ventisette paesi sovrani, in maggioranza istituzioni repubblicane, ma anche monarchie e granducati, governati da coalizioni composite ed elette con metodologie difformi.
Slavi, latini, anglosassoni, celti, greci, scandinavi, assommati dalla multi etnicità, retaggio dei sogni imperiali, hanno fatto sì che, agli occhi celesti e ai capelli biondi delle razze nordiche, e agli occhi neri e i capelli castani delle razze latine e greche, si aggiungessero anche le migrazioni dell’Africa e dell’Asia; questa rinnovata Torre di Babele del III millennio è il concreto, realistico scenario che si presenta tutti i giorni sulle scrivanie dei Commissari di Bruxelles, i quali affrontano con decisa determinazione il gravoso compito di gestirla.
Nel ricordare il numero di 27, che corrisponde alla consistenza attuale dei paesi membri dell’Unione Europea, ho volutamente riportato l’aggettivo “sovrani”, dacché la sovranità di ciascuna nazione mai è stata messa in gioco, essendo elemento fondativo della Unione Europea, la quale conta oggi poco più di 400 milioni di abitanti, la definizione di “sviluppo sostenibile”.
E’ dal 1957 che queste due paroline, escogitate appositamente da politici volenterosi, i quali uscivano da due disastrose guerre continentali, costituiscono la base per ogni iniziativa, messa in cantiere e successivamente realizzata, dando autorevolezza a questa “istituzione”, che può deliberare assoggettando i paesi membri a legiferare, secondo le regole condivise.
Naturalmente questo modo di procedere è valso solo per i primi 6 paesi, definiti logicamente
“ fondatori” ed anche per i successivi 6, che ne hanno fatto parte successivamente.
Quando l’Unione Europea iniziò a darsi un “Parlamento”, emersero evidenti le difficoltà che ciascuno di questi dodici paesi incontrava ad adeguare le norme legislative, basate su usi e costumi diversissimi tra loro, che repubblicani e sudditi, protestanti e cattolici, montanari e pescatori, con redditi pro capite distanti tra loro. non erano docili da amalgamare.
Venne adottata, dunque, la procedura delle multe: ovverosia il prezzo da pagare da parte di quei paesi che, dopo dieci anni dalla promulgazione della delibera europea, non avessero provveduto ad adeguare la normativa nazionale, che doveva diventare uniforme.
Più facile fu la soluzione adottata nei confronti dei paesi che volevano entrare nell’Unione. Conditio sine qua non, per diventare membri, diventò la regola di “prima” adeguare le leggi nazionali alle direttive europee, e, con questo requisito unito a tutti gli altri parametri, venire sottoposti all’accettazione.
Mentre Spagna, Grecia, Irlanda, e successivamente tutti gli altri, accettavano, traendone benefizio, questa positiva clausola d’accesso, sempre è rimasto il problema relativo agli “anziani membri” che in patria tuttora non riescono a piegare l’ostracismo dei tanti che non vogliono, prendiamo ad esempio il nostro Paese, togliere alle lauree universitarie lo stellone dello stato o procedere alla trasformazione degli Albi professionali, così come non vogliono accettare le quote della produzione di latte o parificare le società cooperative ad un regime fiscale odierno e competitivo.
I denigratori di questa emerita istituzione, da sempre, si dicono convinti della pochezza riscontrata nei costosi interventi dei tanti parlamentari, i quali, per mesi interi, discutono sulla lunghezza ed il peso ottimale dei cetrioli o sulle vitamine che, al massimo, possono contenere i pomodori geneticamente modificati.
E’ importante a questo punto fare alcuni passi indietro, per tornare ai giorni in cui Commissario Europeo era la nota Emma Bonino. Tra i tanti meriti a lei attribuiti è da citare quello di aver messo in buona evidenza la cronica incapacità dei governi italiani della prima repubblica, di avvalersi della possibilità di accedere ai contributi monetari della Comunità, con il risultato negli anni 70 e 80, oltre ai primi anni 90, che i soldi a noi destinati e non usufruiti, sono andati ad iniziative presentate da quei paesi che avevano progetti validi in sovrappiù ai soldi ricevuti.
Oggi l’Italia è finalmente in grado, non solo di presentare progetti in linea con i postulati dell’Unione e quindi facilmente accessibili ai contributi comunitari; il nostro Paese ha compiuto una svolta epocale per quanto riguarda i destinatari di quei fondi, per anni sempre tenuti tenacemente all’oscuro delle tante possibilità, cui accedevano solo pochissimi privilegiati, tra i quali in prima fila gli operatori del sociale e non gli imprenditori, cui per decenni sono andate le briciole.
Un esempio per meglio chiarire il concetto. Tenendo presente le fasce geografiche in cui il territorio italiano è diviso, fin dagli anni sessanta, cosa di per se da ritenersi obsoleta e quindi non più valida, e le caratteristiche insite nei vari obiettivi tracciati dall’Unione, provate ad informarvi quale sia la quantità di denaro richiesta ed ottenuta dalle O.N.G. e quanto richiesto ed ottenuto dai Consorzi di Imprenditori, che, l’obbligo è di passare attraverso le Regioni, sostituiscono macchinari ad alto grado di inquinamento, con le costose attrezzature meno inquinanti, previste per accedere a Life Ambiente, che elargisce contributi a fondo perduto.
Questo mio vuol essere e rimanere un “pezzo”, un semplice articolo per un semplice argomentare e non trasformarsi in trattato, che il lettore, avido di informazioni, ma parsimonioso nella spesa del tempo, abbandonerebbe questa lettura se continuassi su questa linea.
Credo di aver abbondantemente dimostrato che questa Unione Europea, ancorché arrivata a ventisette membri, con altri che chiedono di farne parte, con le dogane abbattute, in gran parte unificata anche nella moneta ( altra freccia al mio arco si aggiunge, costatando che alcune nazioni non sono volute entrare nell’euro), e con prese di posizione in comune sulla politica estera e su molte discipline interconnesse, non è d’accordo nemmeno sull’atto fondante e sulle radici utili a scrivere una Costituzione condivisa.
Eppure non dovrebbe essere difficile: la storia, e gli uomini che l’hanno vissuta, hanno ponderosamente dato l’abbrivio alla stesura di quel documento.
Alla corte di Carlomagno, nel IX secolo, vivevano e si confrontavano ebrei, cattolici romani e bizantini, arabi, indiani e celti, ciascuno con la propria cultura e la propria religione. Successivamente nel XII secolo Federico II di Svevia accolse, presso il suo castello, intellettuali di ogni parte del mondo conosciuto, i quali dettero inizio a quei due periodi, l’uno conosciuto come Umanesimo, l’altro come Rinascimento, che sono le vere radici europee.
Terreno fertile, sul quale studiosi di tutte le religioni, dai cattolici Marsilio Ficino a Nicola Cusano, dall’arabo Averroè, al bizantino Giovanni Climaco, fu lo studio dei classici greci, da Platone a Aristotele, ai romani Virgilio e Cicerone, senza trascurare gli insegnamenti matematici, le sculture e le pitture ed ancora l’astronomia e la geometria. A Firenze, a Mantova, a Bologna, a Ravenna a Milano, a Palermo, a Napoli, a Genova, a Venezia, a Siviglia, ad Atene, a Costantinopoli, a Vienna, a Monaco di Baviera, a Praga,……….. è lì che sono le radici della Costituzione Europee, della quale molti spunti si possono trovare nella Roma mazziniana del 1849.
Renato Traquandi

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