Ancora un clima torbido e tanto fango che cade indistintamente su molta gente, ma che può essere indirizzato successivamente per colpire bersagli precisi.
L’inchiesta di Potenza resta fedele al cliche di quella procura e, purtroppo, di tante altre iniziative giudiziarie di questo Paese.
Pensalibero rivendica la propria coerenza (ricordate quanto scrivemmo a proposito del padre del piccolo Tommy, sbattuto in prima pagina senza nessun motivo, con velenosissime insinuazioni?). E condanna ancora una volta la violazione aberrante di principi di convivenza umana prima ancora che giuridici. Si permette di riassumere le proprie posizioni segnalando qualche altrui incoerenza.
Primo: Silvio Sircana –ad oggi- non ha fatto niente di male e nessuno ha diritto di infangarlo. Sono fatti privati suoi (si sia o non si sia fermato con la macchina ad incrociare lo sguardo con un transessuale). Ma sono fatti privati anche quelli riferiti a tanti calciatori, stelline, etc. La solidarietà e lo scandalo non può manifestarsi a corrente alternata.
Secondo: il problema della competenza territoriale delle procure non può essere sottovalutato o ignorato come è stato fatto fino ad oggi, colpevolmente dai magistrati che hanno tollerato e dalla classe politica che non ha saputo o voluto intervenire. Sappiamo benissimo che attraverso sofismi, codicilli, interpretazioni, concatenazioni, etc., da Potenza o da qualsiasi altra città si può arrivare molto lontano. Ma c’è dell’incongruo e potrebbe nascere del marcio se da Potenza o da qualsiasi altra città fosse consentito “intercettare” case, uffici, telefoni, eurostar, strade, Piazze, giornali, di mezza Italia.
Terzo: il garante per la privacy è intervenuto a tamburo battente sul caso Sircana. Avrebbe fatto meglio a intervenire con altrettanta efficacia, per esempio, sugli sms di Anna Falchi o sugli amori veri o presunti del prode difensore Francesco Coco. Perché altrimenti qualcuno potrebbe pensare e già pensa che il suo sia stato un intervento ad personam; e ciò è controproducente.
Quarto: un esempio, per capire dove si va a finire se non interveniamo subito. Tramite l’intercettazione, durata un mese, di Emilio Fede (peraltro non indagato, quindi una intercettazione tirata per i capelli), si sono intercettate moltissime persone, fra le quali il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi. Molti ci hanno fatto il callo, ma a noi vengono i brividi.
Quinto: tutto il politically correct di questo stanco Paese, si è scagliato contro il direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, accusandolo di ipocrisia per aver pubblicato la notizia relativa a Sircana: secondo costoro Belpietro in realtà si sarebbe posto come obbiettivo quello di “sputtanare” Sircana. A parte il fatto che allora l’ipocrisia è ampiamente diffusa perché gli “sputtanati” (e forse anche gli sputtanandi) sono una legione, non scherziamo. La notizia c’è, grossa come una casa. E consiste non nel presunto scambio di parole tra Sircana e un trans di cui importa solo ai guardoni. Consiste nel tentativo, ancorché solo tentato, di ricattare un autorevole membro del Governo, nonché strettissimo collaboratore del presidente del consiglio. Ha ragione da vendere Belpietro a denunciare a sua volta l’incoerenza, morale e professionale, di molti altri suoi colleghi direttori.
Mentre noi ci limitiamo ad osservare, ancora una volta, che dai servitori troppo zelanti ci salvi Iddio!
SSSSSTTTT! POTENZA TI ASCOLTA (E TI SPUTTANA)!
Ha ragione da vendere il direttore del Giornale Belpietro a denunciare l’incoerenza, morale e professionale, di molti altri suoi colleghi direttori. L’ipocrisia è ampiamente diffusa perché gli “sputtanati” (e forse anche gli sputtanandi) sono una legione, non il solo Sircana.

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