Abbiamo avuto bisogno di qualche giorno per assorbire e metabolizzare il parto policefalo delle due ministre, ribattezzato DICO in omaggio alla ben nota capacità tutta italiana di dire e non dire allo stesso tempo, con ciò salvando capra – ovvero Ruini – e cavoli – ovvero i litigiosi partners governativi. Se il nostro fosse un paese normale, intendendo con questa espressione una serena consapevolezza dei propri limiti non disgiunta dalla disponibilità ad imparare da chi qualcosa può insegnarci – in definitiva, se avessimo il buonsenso che, invece, purtroppo ci manca clamorosamente – per affrontare la regolamentazione delle coppie conviventi, siano esse etero od omo, non avremmo fatto altro che seguire l’esempio della vicina Francia. Non a caso, nella discussione di questi ultimi tempi si è sempre usato il termine Pacs, che è il modello francese: chiaro, semplice, razionale, pragmatico, laico, soprattutto funzionale. In vigore ormai da anni in un paese dove non si è registrata nessuna morte della famiglia, nessuna tendenza sociale al modello Sodoma e Gomorra, ma soprattutto nessuno strumentale utilizzo del tema in questione, questo perché la Francia ha da lungo tempo risolto il problema dei rapporti con la Chiesa cattolica, stabilendo con chiarezza e senza possibilità di equivoci che lo stato è laico e non può in nessun caso fare la catechesi sociale. Invece siamo in Italia, dunque becchiamoci i Dico: nati dalla paura di pronunciare la parola famiglia, concepiti sotto un bombardamento che quello di Dresda in confronto fu uno scherzo, partoriti fra atroci dolori di pancia, aggravati da una campagna di disinformazione pari solo a quella già tristemente vista per la Legge 40. Se il matrimonio non è ovviamente per tutti, i DICO sì, essendone rimasti esclusi, come metà di una coppia convivente, solo cani, gatti e canarini, per i quali attendiamo a breve la vibrata protesta dell’Associazione Animali. Zii, cugini, amici, affini, sono stati beneficiati di un tripudio di attenzioni, mentre l’unica vera voce che attendeva una soluzione chiara e netta, ovvero “coppia convivente senza distinzione di genere sessuale”, è stata accuratamente nascosta in quella che, diciamolo, è in realtà la festa della solidarietà sociale all’italiana: dividiamo lo stuoino sul pianerottolo e facciamo un Dico. Poiché abbiamo a lungo scritto su questo tema, non ripeteremo la triste storia dell’ottusità politica elevata a regola di vita che ha partorito un tale mostro, ma preferiamo citare invece un breve campionario di commenti ai DICO che rendono bene l’idea della situazione grave – e pure seria, per contraddire Flaiano – in cui versa il nostro paese, o quel che ne resta. La palma dell’originalità, spetta senza dubbio ad Isabella Bartolini, deputata di Forza Italia – e come ti sbagli – che non si è vergognata di dichiarare: “Questo decreto è un grave atto di aggressione del governo contro il Vaticano”. Ora, lasciando in sospeso l’ormai annoso interrogativo sul misterioso sistema di selezione col quale Forza Italia sceglie le persone da mandare in Parlamento – noi qualche risposta in merito l’avremmo, ma rischiamo la denuncia ad esporla – ci chiediamo come sia possibile fare simili affermazioni senza neanche avere il senso del ridicolo, chè di quello dello stato s’è evidentemente persa ogni traccia. Non ci eravamo accorti di essere in guerra con il Vaticano, non pensavamo che si legiferasse per abbattere il trono di Pietro, né credevamo che un governo dovesse, prima di presentare una proposta di legge, ottenere l’approvazione di qualcun altro se non quella del Parlamento dove siedono i rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti. E non possiamo certo tacere l’attacco alla “devianza”, alla “morale debole” ed al vivere “contro natura” come pessimo esempio per i giovani, che è venuto dal Vicepresidente della Cei, il quale evidentemente pensa che inculcare nella nuova generazione una buona dose di omofobia sia invece un ottimo esempio di civile convivenza e di amore per il prossimo: quelli che sono incidentalmente nati gay o lesbiche, si arrangino ed imparino fin da ora a nascondersi, come si conviene agli scherzi della natura. E che dire del leader massimo del libero pensiero, quel fondatore del partito liberale di massa, tale Berlusconi, che ha tuonato: i DICO sono matrimoni di serie B, non lascio libertà di coscienza ai miei deputati su questo tema, con ciò dimostrando tutta la sua profonda anima liberale rispettosa delle libertà individuali…ed in quanto ai matrimoni, lui che ne ha fatti due, può a buon diritto candidarsi ad esempio adamantino per i giovani, si sa. Lo scemenziario potrebbe continuare a lungo, e deprimerci altrettanto, ma preferiamo chiudere citando l’unica voce di buon senso che abbiamo sentito in questi giorni, peccato che abbia scelto di andare a seppellirsi nella tomba, ops volevamo dire casa, delle libertà, ovvero quella di Alfredo Biondi, uno dei pochi che possa oggi dirsi liberale davvero. Con soave perfidia, l’onorevole Biondi ha detto che il problema non sta negli orridi DICO, ma nel fatto che il precedente governo, durato cinque anni, abbia pervicacemente rifiutato di affrontare la regolamentazione delle coppie di fatto per la quale lo stesso Biondi aveva presentato un disegno di legge sul modello francese. Lo stesso giorno, Rudolph Giuliani, presunto conservatore pronto a candidarsi alla Casa Bianca per il partito repubblicano, si è dichiarato favorevole all’aborto, ai matrimoni omosessuali ed all’eutanasia. Qualcuno lo dica a Berlusconi e magari, dall’alto della sua empirea serie A, abbia egli la bontà di spiegarci come mai non ha ancora trovato il tempo di rispondere a Biondi. Capiamo che montare i tornelli a San Siro sia un lavoraccio, e vuoi mettere quanto sia più importante dei diritti delle persone: poi chi li sente quelli che hanno pagato l’abbonamento per la tribuna vip…
Chiara Boriosi

Questa poi, DICO io….si in effetti saremmo una bella coppia e forse potrei pure fregarli, perché in Italia il mio PaCS non lo riconoscono, per cui per lo Stato Italiano io sono celibe (cosi mi hanno detto al Consolato d’Italia in Francia), si creerebbe un precedente! Cioé una coppia DICO formata da un pacsato e da una ragazza….
Comunque, stiamo proprio a vedere cosa ne uscirà da tutta questa vicenda!
Brigantesca, peccato tu sia già pacsato, perchè io un Dico con te lo farei volentieri…nell’ampia casistica creata dalle ministre, vuoi vedere che ci rientriamo anche noi?! Visto che ci capiamo così bene, potremmo fare un Dico intellettuale, che ne dici?!
non vorrei intromettermi nello scambio san valentinese, ma sottolineo ancora la precisone di Chiara nell’interpretare l’essenza di quello che voglio dire. Certo che la parola “dittatura” omosex, poiché i detrattori della nostra causa parlano di quella, l’ho invocata proprio per venire incontro alle istanze di chi la vorrebbe, sapendo benissimo che solo con l’informazione e quindi combattendo l’ignoranza e i pregiudizi si potrà forse un giorno cambiare qualcosa in Italia.
Già il solo sentir parlare di medici cattolici mi fa venire i brividi, un medico dovrebbe essere tale senza aggiunte, a meno che non sia specializzato in qualcosa di piu’ che la medicina generale. Anzi, aggiungo che un buon medico non deve mai dare giudizi di merito, ma solo spiegare scientificamente i temi che si trovi a trattare col paziente, senza mai valutare come il paziente viva e se sia un credente o meno.
Certo che di fronte all’attacco frontale di questo Papa, il tempo della pazienza comincia ad esaurirsi….non tanto per quel che dice, ma per come i politici si assoggettano a quello che dice.
Ma io vorrei conoscerti, Chiara. Anche solo una stretta di mano. Non chiedo di più…
Non vorrei fosse l’avvicinarsi di San Valentino, sul quale peraltro mi sono chiaramente espressa nella mia rubrica, ma mi corre l’obbligo di ricordare che questo NON è un sito di incontri…
Grazie dell’e-mail, Chiara mia. Voglio che tu sappia che ti voglio bene e condivido le tue battaglie femministe. Mi piacerebbe essere al tuo fianco, tenerti la mano…
Caro Alberto, benvenuto, ma mi imbarazzi…forse sei troppo generoso con me?! Ho un indirizzo di posta su questo sito, chibo@pensalibero.it.
Brigantesca, io non appoggio le dittature di alcun genere, anche se colgo pienamente il senso della tua boutade. Ti basti dire che due giorni fa, il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi ha pubblicato un articolo il cui autore, Stefano Zurlo, invocava, in un incontro tra studenti di un liceo e rappresentanti dell’Arcigay, la presenza di “un medico cattolico”, con ciò sottintendendo due concetti basilari: essere gay o lesbica è una malattia, e la cura può essere somministrata solo da un cattolico. Queste sono le cose da combattere, non con le dittature ma con una autentica informazione ed una battaglia culturale capillare per dare alle nuove generazioni il senso vero di una concezione liberale.
Cara Chiara, leggere i tuoi articoli è sempre un’immensa emozione. Oltre che un’ottima giornalista, sei anche una bellissima donna. Mi piacerebbe tanto corrispondere via e-mail con te. Fammi sapere.
Un abbraccio affettuoso, tuo Alberto
Forse cara Chiara finiamo col diventare ripetitivi, ma in fondo non facciamo che controbattere i ripetitivi luoghi comuni su questo argomento, allora conviene insistere e non demordere.
Qualcuno, senza vergogna, parla di dittatura omosex?
Bene, e allora che sia, oppongo una “dittatura” omosex di breve durata, giusto per rimettere le cose in regola, giusto per proibire che tanti adolescenti in cerca di se stessi siano ancora una volta le vittime di questo stato fobico, assoggettato a persone scellerate che si trovano ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche….
Cominciamo questa “dittatura” gay, si cominci con quella che alcuni definiscono la lobby dei gay, tanto vale utilizzarla!
Si crei nel tessuto sociale tutta quella rete di infrastrutture che aiutino la causa dei gay a vedere un giorno la luce, a cominciare da piccole cose, tipo promozioni turistiche per coppie omosex, pubblicità omosex, senza piu’ l’ipocrisia di chiamare le cose con nomi differenti!
Basta, mi rifiuto di pensare che l’Italia sia cosi pavida di fronte ad un problema, se un Paese non ha il coraggio di pronunciare neppure la parola omosex, vuol dire che é un Paesicchio, che non sarà mai un Paese evoluto e moderno.
Siamo al bivio e la scelta non é tra PaCS e non PaCS, ma tra essere un Paese al passo coi tempi e con quello che i grandi paesi europei hanno già digerito da tempo, oppure scegliere la via di restare un Paesicchio.
Quindi, considerata l’ipocrisia che questa ridicola legge offre, meglio il nulla, i gay italiani continueranno a vivere come hanno sempre fatto, in attesa di tempi migliori.