L’attacco di Confindustria che ha imputato alla Finanziaria il calo dello 0,3% della crescita del PIL e l’altrettanto dura intemerata del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha denunciato la frattura sempre più profonda tra popolo e Palazzo e l’assenza di dialogo e legittimazione reciproca fra maggioranza e opposizione sono segnali forti e inequivocabili delle grandi manovre in corso per aprire una fase nuova nella politica italiana.
Un uno-due micidiale per il presidente del consiglio Prodi che ha cercato di limitarne gli effetti facendo spallucce secondo copione e, per quanto riguarda i rilievi del Capo dello Stato dicendosi d’accordo con le cose da lui dette. Con risultati scarsi, tuttavia, perché il tema è all’ordine del giorno. Basta considerare le mosse, nell’uno e nell’altro schieramento, di coloro che maggiormente si stanno adoprando a favore o contro la sostituzione di Prodi, per dare vita ad un governo di larghe intese.
Gli stati maggiori dei DS e della Margherita non perdono occasione per ricordare quanto sia insufficiente l’azione del governo. Fassino e Rutelli sono terrorizzati dai sondaggi che mostrano come sui loro partiti si scarichi tutto l’impatto negativo del generale malcontento.Più defilati in questo momento D’Alema e Marini. Per il loro ruolo istituzionale, si potrebbe pensare; perché ognuno di loro è candidato a succedere a Prodi, si potrebbe malignare.Un governo di larghe intese permetterebbe quanto meno di cucirsi addosso l’immagine di partiti che hanno a cuore l’interesse generale: pur avendo la maggioranza, rinuncerebbero a farla valere per consentire una fase di transizione destinata ad approvare riforma elettorale, riforma pensionistica ed altre cose che richiedono un vasto consenso.
L’UDC e Casini vedrebbero premiato il loro movimentiamo: sarebbero gli apripista della stagione nuova e si scrollerebbero definitivamente di dosso il sospetto di un possibile tradimento.
Nel loro piccolo, anche gli affiliati al cosiddetto tavolo dei volenterosi, Tabacci, Capezzone, Polito e gli economisti come Giavazzi, Alesina, etc, dopo la magra rimediata con la finanziaria che non sono riusciti a modificare in niente, aspirano a trovare nella nascita di un governo di larghe intese il coronamento della loro azione bipartisan.
Scontato inserire fra i favorevoli anche Montezemolo, e la Confindustria, e, al di la delle intezioni, porta acqua allo stesso mulino anche l’ultima uscita del Presidente della Repubblica,.
Infine, non certo per importanza, Berlusconi, e Fini,: cosa altro significa, altrimenti, la loro politica del bastone e della carota, cioè l’alternare esibizioni muscolari come la manifestazione del 2 dicembre a disponibilità al dialogo come ad esempio sui temi etici?
Non meno attivo il fronte dei contrari. Primo fra tutti, ovviamente Prodi: il quale non perde occasione per esasperare i contrasti ed evitare saldature fra maggioranza e opposizione. Lo si è visto con le numerose richieste di voto di fiducia per il governo, soprattutto in occasione della Finanziaria.
Poi le cosiddette ali estreme, destinate ad essere poste fuori gioco dalla grande coalizione.
Bertinotti non perde occasione per ripetere che non vede una fase due all’orizzonte e che il governo va bene così: in questo modo cerca di bruciare i tentativi di dialogo fra i due fronti. E, nella CDL, Bossi e la Lega che hanno lanciato una campagna di raccolta di firme per chiedere nuove elezioni al Presidente Napoletano. Certo una campagna irrituale, ma destinata a creare difficoltà nel centro-destra.
Queste le manovre e i protagonisti. C’è poi una variabile che potrebbe influenzare in un senso o nell’altro la riuscita dell’operazione. Ed è la variabile tempo. Per dare vita alla grande coalizione Ds e Margherita vorrebbero la garanzia di una consistente durata del nuovo governo. Ciò allo scopo di smaltire gli effetti della disastrosa esperienza legata al governo Prodi, dare vita al Partito Democratico svincolato dai condizionamenti dell’attuale presidente del consiglio, e plasmare una rinnovata e credibile coalizione di centro-sinistra. La CDL, convinta di avere il vento in poppa, ha invece interesse a limitare la durata delle larghe intese. Sarà possibile una mediazione?
MANOVRE PRO E CONTRO LA GRANDE COALIZIONE
Ds e Margherita vorrebbero la garanzia di una consistente durata del nuovo governo. Ciò per smaltire la disastrosa esperienza del governo Prodi e dare vita al Partito Democratico. La CDL ha l’interesse opposto.

Se Boselli e lo SDI vorranno andare nel frullato democratico che ci vadano. Poi però non dovranno più occuparsi della questione socialista perchè avranno scelto di divenire un altro indistinto. Io dico che prima di preoccuparci se tizio o caio verranno ci si debba preoccupare di creare una proposta politica e di organizzare un’assemblea aperta a tutti i laici e i riformisti italiani.
Lo Sdi ha preso atto,di fatto, della fine della fine della Rosa nel Pugno.
Politichese a parte,è molto interessato al comodo,tranquillizzante,rassicurante Partito Democratico.
Boselli non perde occasione per ripetere che il bipolarismo và rafforzato.
Difende una piccola rendita di posizione.
Si apre,quindi,un vuoto ulteriore.
La sfida è più impegnativa.
Ha perfettamente ragione l’amico di Messina: quello che vogliono fare gli altri più o meno l’abbiamo capito ma quello che vogliono fare quei deputati e senatori che si autodefiniscono ancora laici, liberali,radicali, repubblicani, riformisti e socialisti ancora non è ben chiaro. La politica italiana è in movimento nonostante si regga ancora sul dualismo Berlusconi-Prodi e tutti si danno da fare…e noi?
E I LAICI, LIBERALI E SOCIALISTI?
Inoppugnabile analisi della situazione. In tutto questo laici, liberali e socialisti che fanno? Dovrebbero sbrigarsi a ripetere a livello nazionale l’accordo stretto in Toscana. Altrimenti perderanno un’ottima occasione per pesare. E non so se ce ne saranno altre.