“Dovremmo oggi parlare non tanto di atti colmi di parole e slogan nei quali non sta scritto niente di concreto per i nostri concittadini e per il nostro territorio, bensì di una contraddizione che si è venuta a creare nella realtà politica di questi ultimi giorni e che Toscana Democratica dovrà risolvere.
Da una parte l’apertura a parole di una fase neo-liberista da parte del Presidente Martini e dall’altra l’apertura a Rifondazione Comunista.
Un paradosso che porterà a mantenere il dirigismo e che, ne siamo certi, non produrrà benefici per i toscani.
Una situazione che sono certo potrebbe essere paragonata all’aforisma dell’”asino di buridano” che non sapeva scegliere se mangiare il fieno di destra o quello di sinistra e che finì per morire di fame.
E’ questa la fotografia di una Toscana che vuole da una parte percorrere la strada a delle decisioni neo-liberiste ma che dall’altra, per aprire una alleanza politica con Rifondazione, deve far fronte alle istanze conservatrici che finiranno per mantenere il nostro territorio irrigidito.
A sinistra il “mucchio di fieno” dell’area massimalista e radicale che chiede più potere pubblico, più regole, più burocrazia e a destra il “mucchio di fieno” della cultura neo-liberista che chiede più libertà economica, più impresa, più infrastrutture e di cui la nostra Regione ha davvero bisogno.
Di fronte a questo dilemma Toscana Democratica deve fornire risposte prima di confrontarsi con le categorie e le parti sociali anche se a nostro avviso, dopo le contraddizioni ideologiche di questi giorni, non saprà aprire le finestre per far giungere aria nuova nelle scelte politiche del futuro”.
Buridano, Giovanni
nome italianizzato del filosofo francese Jean Buridan (ca. 1300-ca. 1358); commentatore di Aristotele, nominalista, seguì la filosofia di Occam separando la ricerca scientifica dalla metafisica e dalla teologia. La favola dell’asino di Buridano, secondo la quale un asino di fronte a due mucchi uguali di fieno, incapace di scegliere, morrebbe di fame, gli è attribuita dai suoi avversari per criticare la concezione occamista, da lui condivisa, della libertà, basata sulla possibilità dell’uomo di scegliere sospendendo il giudizio dell’intelletto.

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