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psichiatria del potere: tra induzione suicidiaria e volontà omicidiaria

di Il vecchio pazzo | 27 Settembre 2015

Quando l’allucinazione del sognante deflagra, dalle competizioni infraindividuali,   tracima nella gestione del potere dove il sacrificante – che deve compiere il sacrificio di sé – è l’indistinto della massa.

 

Eliminare i competitori!

Allucinazioni del sognante. Deliri dell’esperienza profonda. Possedere l’unicità della capacità sessuale. Riproduttiva; poi, volgata nella casistica delle contrazioni eiettive o ricettive. In fraseggi con i feromoni, le situazioni sociali, la benevolenza di risorse, la elaborazione del bello, del brutto, del perfetto, dello storpio.

Eliminare! Eliminare! Eliminare i competitori.

Quando l’allucinazione del sognante deflagra, dalle competizioni infraindividuali,   tracima nella gestione del potere dove il sacrificante – che deve compiere il sacrificio di sé – è l’indistinto della massa. Lì alligna il negatorio demoniaco della potenza: una, la salvezza che oscilla in rinvii di confini confusi, tra induzione suicidiaria e volontà omicidiaria.

Si preannuncia una nuova epoca di classi infrarazziali a genetiche controllate, private delle connotazioni esistenziali di cui – e a cui – non interesseranno storie di uomini e di territori, bensì l’assoldamento e l’inquadramento di esse in regimi economico-riproduttivi funzionali alle utilità di una élite edonistica, plasmata per ereditarietà o arricchimento di qualità bioniche.

Prodomi ne serpeggiano tra le scartoffie di diritti e sui tavoli di giustizia, tra le grida delle borse e sugli atti parlamentari; prodomi per cremazioni, senza fiamme e fumi residui; quasi, innocenti.

Il combustibile di leggi, di ordinamenti, di preclusioni, viene lavorato da chi arranca a conquistare riconoscimenti di merito per essere accolto nella élite. I deliri dell’esperienza profonda esondano. I segni/sogni della impotenza della rinuncia – della costrizione alla impotenza e alla rinuncia – e lo scherno da sé verso sé (tra l’irrefrenabile precipitazione verso un vuoto senza inferi e l’espansione oltre religiosa) si srotolano in orditi di famelicità; in trame di lucida violenza nella sedazione/rifugio della più imprevedibile lussuria o del tradimento al dolore.

Eliminare! Eliminare! Eliminare i competitori.

La morte è nella sconfitta definitiva dei sensi, ma è morte anche la privazione della quotidianità   dei sensi, la persecuzione avverso la coscienza del sé e, poi, lo scherno isolante dell’incompletezza, del vagare.

Eliminare, con volontà omicidiaria. Si dispiega, allora, la pretestuosa opportunità di reggere le leggi degli stati e la normalità di diritti e di fedi di ciascuno. Diradando la marea fluttuante dei pretesti umani tra esplosioni, cannoneggiamenti, baionette. Chi non cade della propria carne è fatto boia o carnefice; L’assassinato-assassino al soldo dell’eroismo.

Ancora, virus senza urla fuggono da laboratori. Ancora, polveri radioattive cercano respiri. Ancora, si inaridiscono i pozzi e si desertificano le terre.   Ancora, si predispongono filari di malati cronici, di diversamente abili, di diversi senza perché. Ancora, si compattano schiere di debitori della terza settimana.

Una ricerca vincolata al solo profitto, una industrializzazione senza progetti, una frenesia mineraria, una sanità privilegiata, una economia di “consumo ed educazione civica” per licenziati, esodati, disoccupati, pensionati al minimo, sottopagati.

La legge condanna il “fatto di sangue”, ma “non ha causa-effetto” la insorgenza di una malattia tumorale derivata da depauperamento da stress delle difese immunitarie, o l’evenienza di un danno ischemico, cardiaco o cerebrale, conseguente a esagitazione emotiva per eventi traumatici (perdita del posto di lavoro, sfratto, insolvenza, denegata giustizia). Circostanze il cui esito è sempre “addebitabile” alla fragilità comportamentale di chi viene a soffrirne, mai alla organizzazione istituzionale, alla gestione della giustizia, agli accaparramenti delle lobbies.

Eliminare, con la quieta induzione al suicidio. Riguardosa delle leggi, ossequiosa del bene “morale”, regolatrice del giusto comportamento sociale.

La allucinazione segreta e gelosa del potere – di governanti, politici, funzionari, dirigenti, di tutti i timorati dell’ordine – ne concorre con legislazione, dinieghi, abbandoni, piccoli rifiuti: una persecuzione di ammonimenti, silenzi, devianze, connessioni.

La soggettiva disperazione per elisione di dignità è la dannazione sensoriale, diffusa in un niente solidale verso il sé futuro: quindi, il suicidio.

Forse si agiterà una esaltazione finale di effimera, fragile vendetta: sottrarre ai persecutori   l’oggetto di dileggio. Ma sarà, per essi, solo un sorriso ad un trafiletto di cronaca morbosa.

Eliminare! Eliminare! Eliminare i competitori.

Pubblicato in : EditorialeTag: eventi traumatici, futuro, lavoro, massa, merito, pensionati, rifiuti, sanità

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. angelo berardone

    30 Ottobre 2015 alle 11:50

    .manca in molti casi una giusta prevenzione.
    Molti psichiatri sono mpreparati

    Rispondi
  2. lia romano

    29 Settembre 2015 alle 11:10

    che dire franchini, ci dobbiamo preoccupare che ultimamente sono d’accordo con lei. Poi lei mi si arrabbia dicendo che non sono più arrabbiata come una volta.

    ma che le devo fare? son d’accordo.

    le posso dire che politicamente si sta studiando in questo periodo molto il potere. L’idea è venuta dopo la sconfitta politica del 13 luglio della grecia.

    si è pensato che addirittura avere il potere di uno stato non significa avere il potere, inteso come possibilità di liberamente operare. In questo caso il potere europeo è stato più sordo e crudele, addirittura sporco nei propri interessi privati.
    tanto che si stanno organizzando dei seminari in questo senso.

    vede franchini, se non riesce a fare quel che vorrebbe un presidente del consiglio nel proprio paese, come potete pensare che si riesca a combattere il potere da soli?

    e’ impossibile.

    il potere sa come eliminarti, anche solo con la denigrazione (e noi donne questo lo sappiamo bene), con la noncuranza, con la dimenticanza.

    io lo dico spesso, non serve più l’omicidio politico, non serve il confino, le possibilità dei media in questo senso è enorme. ti possono esaltare e ti possono distruggere, ti possono non curare non evidenziare ed immediatamente scompari nell’oblio, fino a diventare non presenza, così tanto che se parli sembri matto e questa è la denigrazione.

    la legge è al servizio del potere. ora il potere può prendere in considerazione il popolo oppure essere al servizio del singolo ad personam fino allo spasmo. Lo stesso significato del lodo una volta era diverso.

    che dire franchini, mai combattere il potere da soli. Per questo io penso sempre che è necessario unirsi che mai come in questo momento si senta la necessità di un’unità antitetica alle attuali forze di governo. assolutamente necessario.

    non combattete da soli cerca te per lo meno un’associazione che si occupi di voi. fare gli sdegnosi aristocratici solitari non serve soprattutto in questo momento in cui simao soffocati dal potere, la nostra parola vale meno di zero, il potere è entrato nel dissenso e lo sta distriggendo.

    cercate l’altro. sempre soprattutto quello che ha le vostre stesse esigenze.

    Rispondi
    • il leader

      29 Settembre 2015 alle 19:39

      gentile lia,
      “il potere è entrato nel dissenso”: questa sua considerazione fa da preliminare a queste brevi note di riscontro.
      considerazione che non può disgiungersi dalla valutazione – sociologica prima di essere politica – che pone: “fare gli sdegnosi aristocratici solitari non serve”.
      invero qui si forma il segnale di distinzione tra la sua posizione ideologica e la mia convinzione, come dire, antropologica.
      il ruolo delle masse, per quello che ella stessa afferma, si è esaurito; se mai le masse – se non in senso di fisicizzazione dei bisogni – hanno avuto un ruolo propositivo e fattuale nella evoluzione degli istituti rappresentativi. vengo a rammentare che anche i movimenti rivoluzionari sono ricorsi alle “teste di ponte della rivoluzione” (individui) per cui le masse erano considerate entità di pressione non di soluzione; potrei definirle “media” dei periodi in cui venivano agitate.
      vero che la comunità umana, al pari di altre specie, trasmette nel suo circolo, psicologico/emozionale, pulsioni, comunicazioni (ancora inindagate e quindi indefinite); vero, altresì, che queste pulsioni e/o comunicazioni vengono recepite –per la esperienza storica- se emanate da un solo emittente (il capo, il duce, il dittatore, il condottiero –anche religioso-).
      in virtù delle percezioni nel circolo le masse uniformano esigenze, aspettative, servilismi, obbedienze e finanche opinioni diverse, dissenso.
      da quella specie di socialista anarchico (come potrei definirmi, con immagini arcaiche del XIX secolo), ben consapevole che occorra dar mano a novelle ideologiche – ad etica millenaristica – adeguate alla società post-moderna, credo che oggi più che mai sia il tempo degli “sdegnosi aristocratici solitari“: sdegnosi, perché non corrompibili, aristocratici, perché consapevoli della funzione, solitari, perché discosti dal potere.
      di tali aristocratici la storia degli uomini gronda: non hanno nomi santificati e nemmeno, i più, sepolcreti e commemorazioni.
      ma sono esistiti la specie umana, nel circolo, “per poco” a “per poco”, ha inserito stimoli al riconoscimento della propria condizione e funzionalità solidale.
      su questi stimoli essenziali, seppur impercettibili, lei mi scrive, io le scrivo e, entrambi, temiamo i prodomi dell’affermarsi – oggi, in specie in Italia – di un oscurantismo politico/sociale teso all’affermazione di una nuovo violenta società di reietti.
      perché questo non avvenga ritengo si possa confidare soltanto nei creativi, negli ingegnosi, negli operosi; in una nuova stirpe di robespierre.
      alla fine, mi viene a mente il film “le quattro giornate di napoli” e, se rammento bene, la figura di quel capitano che coordinò la resistenza al Vomero, andando via, al termine dello scontro vittorioso, senza dire chi fosse.
      non pensa che fosse un aristocratico sdegnoso, isolato?
      mi abbia con sincerità e buona opera.

      Rispondi
      • lia romano

        2 Ottobre 2015 alle 10:01

        è che lei è un aristocratico sdegnato, Franchini ecco perchè le piace la figura, come io sono una vetero comunista fissata con la collettività, per questo cerco il soggetto collettivo.

        questi tempi oscuri, franchini, possono essere salvati solo da un soggetto collettivo. lei mi parla di servilismi nei soggetti collettivi e su questo ha ragione, ne conosco tanti di servili nei soggetti collettivi come ne conosco tanti di individui che servilmente cercano di ottenere il proprio tornaconto senza neanche passare per soggetti collettivi.

        conosco anche il contrario nei soggetti collettivi, cioè la sana discussione profonda che conduce poi ad un accordo ad una sintesi o ritrovarsi in un nuovo soggetto.

        qualcuno ha sociologicamente parlato di società fluida. è bene che entrambi perdiamo le nostre dimensioni ideologiche, per comprendere la necessità di adattamento del momento.

        le dò un consiglio da persona forse più giovene di lei: cerchi l’associazione per risolvere problemi, da solo non ha mai vinto nessuno e le dirò di più il potere cerca di dividere, proprio perchè sa, conosce questa verità.

        un abbraccio sentito
        Lia

        Rispondi
        • il leader

          2 Ottobre 2015 alle 13:29

          gentile lia,
          la simpatia che porto alla sua persona ed alla sua animosità (come respiro di coscienza) mi inducono una veloce risposta.
          confesso. sì. sono un aristocratico sdegnoso. ma, “ sdegnosi, perché non corrompibili, aristocratici, perché consapevoli della funzione, isolati, perché discosti dal potere”. questo non può negarmelo.
          mi sembra, di contro, che ella veleggi fantasiosamente verso l’èlitario, il che non è dannevole per la sua anima bensì insufficiente allo sviluppo profondo della condizione umana (quale che si ritenga o valga).
          con un accento, come dire, di vago sapore “girondino” (che, naturalmente, non può essere il mio; come ben sa “amo” robespierre).
          mi consenta di ammonirla sulle derivazioni e conseguenze del collettivismo nella prassi ideologica: lo sbocco è, per esperienza socio-antropologica, la dittatura. osservi il collettivismo delle odierne (e passate) organizzazioni istituzionali …
          altro è un progetto di gestione delle risorse, dei mezzi di produzione, delle strutture rappresentative.
          mi abbia, sempre caramente

          Rispondi
  3. marinella omodei

    28 Settembre 2015 alle 19:50

    bellissimo articolo … sono assolutamente d’accordo

    Rispondi

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