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Tra paravento e paradosso

di Chiara Boriosi | 20 Novembre 2011

Ci limitiamo ad aspettare i Monti boys alla prova quotidiana e sfibrante delle contrattazioni con i partiti, che ufficialmente non sono al governo.

La nascita e l’insediamento del governo Monti sono stati raccontati con un eccesso di acrobazie stilistiche e di esercizi retorici che, a dire il vero, da un lato ci mantengono fortemente sospettosi sulla natura intrinseca dell’intera operazione, e dall’alto ci creano una sorta di contagio cui non ci sottraiamo, aggiungendo modestamente del nostro agli sfoggi di perizia verbale di questi giorni.

Lasciamo ai fini esegeti della cronaca politica il compito di destreggiarsi abilmente fra i sottili distinguo che pare – pare – corrano fra le espressioni “governo del Presidente”, “governo tecnico”, “governo competente”, “governo dell’impegno nazionale” e ci fermiamo qui, perché l’elenco e’ lungo ed anche stucchevole, e fuor di metafora scegliamo invece di porre l’accento sui due aspetti che più ci hanno colpito, forse perché del tutto, o quasi, trascurati dalla grande stampa e quindi apparentemente marginali. E invece qui, su queste pagine, la marginalità si pratica ancora parecchio.

Posto che il discorso programmatico di Monti conteneva meritori elementi da cui siamo stati debitamente colpiti, bisogna anche dire che nelle sue parole non c’era nulla di nuovo, anzi, quella bella serie di concetti chiari e persino semplici nella loro evidenza, resa ancora più drammatica dall’assalto quotidiano dei mercati, risuona nelle nostre orecchie da quando siamo nati – e, purtroppo per noi, ciò e’ accaduto nel secolo scorso.

Dunque, le facce compunte dei deputati che hanno riascoltato per l’ennesima volta la stessa canzoncina gratificandola poi di una fiducia vasta e generosa, ci parevano proprio quelle dei para…venti che stanno in quell’Aula a rappresentare. Perché appena si riaprirà la fiera della contrattazione fra le parti politiche su ogni singolo provvedimento proposto dal governo, ricomincerà la sanguinosa lotta fra cricche, bande, corporazioni, clientele lobbistiche e politiche che ha sin qui caratterizzato tutta la storia dell’Italia repubblicana.

Chiunque si illuda che tale canceroso costume, che e’ poi la causa di tutti i nostri mali attuali avendo partorito un monstrum sociale paralizzato ed asfittico che ci ha inglobati e deprivati tutti delle nostre migliori risorse, sia improvvisamente decaduto con un repentino giro di valzer sulla poltrona del Presidente del Consiglio in virtù della magica formuletta “governo tecnico e non politico”, o e’ un pazzo oppure vive, per sua grande fortuna, in un mondo lontanissimo dal nostro e del tutto immune dal morbo consociativo che ci affligge dalla nascita come una vera e propria malattia genetica.

Il governo Monti, bisognerà pur dirlo prima o poi – quindi intanto cominciamo noi – fa comodo a tutti, perché e’ nient’altro che un transitorio paravento posto fra le responsabilità e le debolezze, fra le incapacità e l’ingordigia, fra il bene comune e gli interessi di parte. Per dirla tutta: fra un’intera classe politica fallimentare e fallita che non intende ritirarsi dal potere, ed un intero popolo che a quanto pare e’ ancora disposto a lasciarsi abbindolare dai giochi di magia.

Il governo Monti e’ un ologramma, lo vediamo ma non c’e’. Il Parlamento, ovvero i partiti politici che lo compongono e lo comandano, che decretano o ritirano la fiducia al governo, e dunque ne reggono e di più ne determinano le sorti, e’ ancora e sempre il solo vero arbitro di questa situazione. Un arbitro che ha fischiato una pausa nello scontro ormai ingestibile fra squadre avverse, ed ha messo in campo una squadra attrazione per distrarre l’attenzione del pubblico intanto che le panchine trattano le vere regole della prosecuzione del gioco.

Non staremo neanche qui a riprendere l’argomento dell’improvvisa scomparsa del conflitto di interessi che fino a ieri ha dominato la nostra vita e larga parte della nostra stampa fino all’ossessione, e che oggi pare svanito nel nulla di fronte ad un governo che e’ un puro distillato di lobbies, perché l’ha già fatto da par suo il nostro Direttore.

Ci limitiamo ad aspettare i Monti boys alla prova quotidiana e sfibrante delle contrattazioni con i partiti, che ufficialmente non sono al governo ma che di fatto lo reggono e dunque lo condizionano.

Aspettiamo che si trovi la quadratura del cerchio fin qui mai attuata, che i provvedimenti su lavoro, pensioni, fisco, solo per citarne alcuni, riscuotano il voto ed il consenso unanime delle forze politiche – non accadrà e Monti avrà solo due strade: dimettersi, oppure scegliere una parte politica e con essa schierarsi.

E se un governo paravento tenuto in piedi dai partiti che non ne fanno parte vi sembra già un paradosso, ne segnaliamo uno ancora più grave, non solo perché evidenzia tutta la fragilità del compromesso presente, ma soprattutto perché mette fin d’ora un’ipoteca, temiamo insolvibile, su un futuro già di per se’ estremamente incerto.

Praticamente tutte le forze politiche hanno messo un veto chiaro e preciso a Monti: proceda pure con le emergenze finanziarie e riformatrici, se ce la fa, ma non si azzardi a metter mano alla legge elettorale.

Ora, un Parlamento, ovvero i partiti che vi siedono, che vota la fiducia a larghissima maggioranza al nuovo Premier, ma gliela nega preventivamente sulla riforma della legge elettorale, e’ credibile?! Ed un governo – comunque lo si voglia definire – privo di politici ma che poggia sul consenso dei politici, e’ forte?!

A noi pare di no. Ma come sempre, il tempo ed i fatti diranno chi ha ragione.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.boTag: classe politica, conflitto di interessi, italia repubblicana, legge elettorale, monti, presidente del consiglio

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    21 Novembre 2011 alle 11:35

    Enrico: infatti e’ quello che ho scritto e che temo accada, purtroppo per noi.
    Trevigiano: io non sono italocentrica, molto più semplicemente cerco di analizzare quanto sta accadendo nel nostro paese.
    Paolo: che Monti non sia la soluzione e’ evidente, che i nostri mali siano profondamente radicati nella sostanza stessa del nostro corpo sociale altrettanto, senza una maturazione civile dei cittadini non cresceremo mai.

    Rispondi
  2. Trevigiano

    21 Novembre 2011 alle 10:51

    Gentile Chiara,
    Viviamo su due universi separati, tu quello Italocentrico, in mezzo probabilmente sta Paolo con cui parzialmente concordo sulla diagnosi.
    Nel mio universo di fantasia, la crisi attuale significa solo un preparativo di attacco nucleare (almeno negli scopi) contro l’Iran.
    Per questo motivo tutti i Governi Nato sono stati messi in sicurezza (così non rompono) risvegliando gran parte degli agenti Cia disponibili…
    Alla base però c’è solo, una grande confusione perché Israele pensa di poter averla vinta sui Palestinesi, ma andrebbe processata per antisemitismo e discriminazione religiosa, perché i Palestinesi, spesso non sono altro che Ebrei tornati a casa in tempi remoti, per cui hanno dovuto accettare di cambiar casacca per restare nella terra promessa è la solita guerra fratricida tra Ebrei di origine Germanica e quelli Orientali.
    Tutto finirà nel nulla e riprenderemo la vita normale.
    Per allora spero che non abbia ottemperato al Contratto con gli Italiani, che aveva firmato, Berlusconi e sia quindi sequestrato di tutti i beni per consegnarli al popolo per inadempimento (una finanziaria di meno) così De Benedetti per aver sputtanato l’Italia per odio a Berlusconi (altra finanziaria in meno) così i vecchi della prima Repubblica, Andreotti, Craxi, Cirini, etc. altre due finanziarie in meno, così i nuovi rampanti tipo Casini etc. mezza finanziaria in meno, cosi risospendiamo l’Ici, i licenziamenti etc. e ce n’avanza anche.

    Rispondi
  3. Paolo Francia

    21 Novembre 2011 alle 02:15

    Cara Chiara, non credo ai “Monti Boys” come non credo ai Renzi Boys, ai Berluscones e a tutti gli altri, l’Italia affonda, con essa tutti quanti.
    Tempo fa ti dissi che il problema erano gli italiani, purtroppo il destino dell’Italia non é quello di migliorare e affermarsi ma quello del declino e della povertà, mi auguro di no, ma non é Monti il problema né la soluzione….i cancri dell’Italia sono difficili da estirpare e sono troppi.

    Rispondi
  4. enrico martelloni

    20 Novembre 2011 alle 23:14

    Il governo non è forte, la politica si è disimpegnata da affrontare i problemi dell’Italia e d’Europa. Preferisce che le scelte impopolari le faccia qualcun altro al posto loro. Vedrai, che quando il momento sarà maturo si riprenderanno quello che hanno dovuto lasciare.

    Rispondi

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