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Renzi, il cuccuzzaro e la pistola scarica

di Paolo Armaroli | 19 Aprile 2015

Renzi si ritroverà in mano una pistola scarica. Primo, perché a decidere sull’eventuale scioglimento anticipato sarà Mattarella. Secondo, perché varrebbe la legge elettorale ridisegnata dalla Corte costituzionale, cioè il proporzionale.

PaoloArmaroliGiovanni Giolitti sosteneva che le leggi si applicano ai nemici e s’interpretano per gli amici. Ora Renzi e i suoi cari, manco a dirlo, sono perfettamente d’accordo con Palamidone. All’interrogativo se il governo possa porre la fiducia sulla legge elettorale, rispondono così. L’articolo 116 del regolamento della Camera al quarto comma stabilisce che la questione di fiducia non può essere posta tra l’altro “su tutti gli argomenti per i quali il Regolamento prescrive votazioni per alzata di mano o per scrutinio segreto”. In effetti, il precedente articolo 49 consente sulle leggi elettorali il voto segreto. A condizione, però, che ne venga fatta richiesta. Orbene, sulla base di tali argomentazioni Matteo e i suoi cari arrivano alla fulminante conclusione che la questione di fiducia può essere ben posta sulle leggi elettorali perché il voto segreto su di esse è sì “previsto” ma non “prescritto”.

Si dà tuttavia il caso che sopra il regolamento sta la Costituzione. E la Costituzione all’articolo 72, quarto comma, dispone che “La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata tra gli altri – vedi caso – per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale. Insomma, le leggi elettorali sono assimilate a quelle costituzionali non a caso. Perché le prime rappresentano la spina dorsale delle seconde. Perciò è quanto meno dubbio che il governo reclami con la posizione della questione di fiducia lo scrutinio palese. Dopotutto, le leggi elettorali non possono essere appannaggio della sola maggioranza.

Fatto sta che i sullodati Renzi e suoi cari non intendono sentire ragioni. Insistono un giorno sì e l’altro pure per avere il definitivo disco verde sul cosiddetto Italicum quanto prima possibile. E si capisce. Perché così Renzi andrebbe alle elezioni sbarcando la zavorra della minoranza interna. Guiderebbe un monocolore senza timore di fastidiose dialettiche interne. E, di più, farebbe suo tutto il cucuzzaro. Perché a fronte della sua maggioranza alla Camera e di un prossimo Senato orientato nettamente a sinistra, avrebbe un’opposizione sbriciolata in tanti partitini. Visto e considerato che la clausola di sbarramento del tre per cento consentirebbe anche alle formazioni più piccole di avere diritto di rappresentanza.

Comunque sia, Renzi ha messo le mani avanti. Se l’Italicum non passerà così com’è, lui si recherà senza indugio al Quirinale, rassegnerà le dimissioni e si andrà alle elezioni anticipate. Ma in tal caso Renzi si ritroverà in mano una pistola scarica. Primo, perché a decidere sullo scioglimento anticipato sarà Mattarella. Secondo, perché se davvero si andasse subito al voto, varrebbe la legge elettorale ridisegnata dalla Corte costituzionale, che ha fatto fuori il premio di maggioranza e ripristinato l’antica proporzionale. Niente dà più successo del successo. Ma vale anche il contrario. Un Renzi uscito per ipotesi sconfitto alla Camera si presenterebbe indebolito alle elezioni. E dovrebbe trovarsi parecchi alleati per formare niente più di un governicchio. Ecco, è questa la posta in gioco.

Pubblicato in : Editoriale, Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

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