Renzi si ritroverà in mano una pistola scarica. Primo, perché a decidere sull’eventuale scioglimento anticipato sarà Mattarella. Secondo, perché varrebbe la legge elettorale ridisegnata dalla Corte costituzionale, cioè il proporzionale.

Si dà tuttavia il caso che sopra il regolamento sta la Costituzione. E la Costituzione all’articolo 72, quarto comma, dispone che “La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata tra gli altri – vedi caso – per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale. Insomma, le leggi elettorali sono assimilate a quelle costituzionali non a caso. Perché le prime rappresentano la spina dorsale delle seconde. Perciò è quanto meno dubbio che il governo reclami con la posizione della questione di fiducia lo scrutinio palese. Dopotutto, le leggi elettorali non possono essere appannaggio della sola maggioranza.
Fatto sta che i sullodati Renzi e suoi cari non intendono sentire ragioni. Insistono un giorno sì e l’altro pure per avere il definitivo disco verde sul cosiddetto Italicum quanto prima possibile. E si capisce. Perché così Renzi andrebbe alle elezioni sbarcando la zavorra della minoranza interna. Guiderebbe un monocolore senza timore di fastidiose dialettiche interne. E, di più, farebbe suo tutto il cucuzzaro. Perché a fronte della sua maggioranza alla Camera e di un prossimo Senato orientato nettamente a sinistra, avrebbe un’opposizione sbriciolata in tanti partitini. Visto e considerato che la clausola di sbarramento del tre per cento consentirebbe anche alle formazioni più piccole di avere diritto di rappresentanza.
Comunque sia, Renzi ha messo le mani avanti. Se l’Italicum non passerà così com’è, lui si recherà senza indugio al Quirinale, rassegnerà le dimissioni e si andrà alle elezioni anticipate. Ma in tal caso Renzi si ritroverà in mano una pistola scarica. Primo, perché a decidere sullo scioglimento anticipato sarà Mattarella. Secondo, perché se davvero si andasse subito al voto, varrebbe la legge elettorale ridisegnata dalla Corte costituzionale, che ha fatto fuori il premio di maggioranza e ripristinato l’antica proporzionale. Niente dà più successo del successo. Ma vale anche il contrario. Un Renzi uscito per ipotesi sconfitto alla Camera si presenterebbe indebolito alle elezioni. E dovrebbe trovarsi parecchi alleati per formare niente più di un governicchio. Ecco, è questa la posta in gioco.

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