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De Gasperi nel 1953 aveva vinto e si dichiarò perdente nell’interesse generale: no, non sembra ieri!

di Nicola Cariglia | 15 Febbraio 2015

Oggi si vuole cambiare le regole del gioco partendo da un partito che ha raccolto il 25% ed è lievitato in parlamentari grazie ad una legge truffa (questa sì vera), innesti di voltagabbana e forzature regolamentari.

L’8 giugno del 1953, lunedì pomeriggio, ero, come di consueto assieme ad una frotta di ragazzini “di strada”. Eravamo in tanti allora, appena finita la guerra, a passare più ore all’aperto piuttosto che a casa, nonostante fossimo bambini. Io di anni ne avevo appena dieci, forse il più piccolo del mio gruppo. Eppure eravamo in piena eccitazione perché sentivamo nell’aria che era giunta al suo epilogo la disputa che aveva agitato l’Italia per mesi. Il giorno prima (domenica) e fino alle 14, i maggiorenni, dai ventuno anni in su, avevano votato per la Camera dei Deputati. E gli adulti oltre i venticinque anni anche per il Senato della Repubblica. Erano queste, allora, le sole “soglie” inserite nelle leggi elettorali.

Io e tutti gli altri ragazzini e ragazzacci del gruppo per tutto il pomeriggio entravamo nei seggi e ne uscivamo per andare poi nelle sedi dei partiti, tutti i partiti. Volevamo sentire dai grandi chi avesse vinto e chi perso facendo naturalmente il tifo per i partiti beniamini dei nostri padri o fratelli maggiori. I pronostici erano incerti e dalle notizie che trasmetteva la radio o filtravano dalle sedi dei partiti, soprattutto del PCI, non si capiva ancora. Le discussioni erano accese. Si trattava delle elezioni per le quali era stata introdotto, alla Camera, il premio di maggioranza. I partiti che, coalizzati, avessero superato, anche di un solo voto, il 50%, si sarebbero divisi il 65% dei seggi. La legge era stata voluta e approvata da DC, PSDI, PLI e PRI che, infatti, avevano poi formato una coalizione. Gli altri, per una legge maggioritaria all’acqua di rose, fecero in Parlamento e fuori un casino che al confronto quello di oggi è una baruffetta da bambini. E che andò avanti per mesi, all’insegna del grido “no alla legge truffa” lanciato proprio da quel PCI che sarebbe, mutazioni genetiche a parte, il legittimo progenitore dell’attuale PD che propone le leggi che tutti sappiamo.

A sera di quel lunedì otto giugno capimmo dalle urla di gioia nelle sedi del PCI, del PSI, del Partito Monarchico e del MSI, e dai musi lunghi nelle altre sedi, che la “legge truffa” non sarebbe passata.. Sciaguratamente, secondo me, perché ho sempre pensato che sarebbe stato un bene per l’Italia, bisognosa di stabilità. Mi iscrissi già allora, senza più uscirne, al partito di coloro che ai voti perdono sempre, salvo consolarsi a distanza di tempo, con la storia che la Storia (quella con la S maiuscola, se e quando qualcuno si prende la briga di scriverla) ci dava ragione.

Del resto, l’inizio di questa militanza nel partito dei perdenti non poteva essere dei migliori per rendere a prova di bomba la mia militanza. A dieci anni il mio cuore batteva per coloro che avevano perso nonostante avessero vinto. Perché in realtà, la legge maggioritaria non era scattata per appena 54.000 voti. Ma i voti non validi furono una valanga: 1.317.583, il 4,6% dei votanti, il doppio delle elezioni precedenti. Le schede bianche erano 436.534, le nulle 881.049. Tutti, in seguito, avrebbero concordato che per la maggior parte si trattava di voti validi, e che gli scrutatori designati dal PCI e dal PSI si erano battuti con grandissima efficacia. Sarebbe bastato ricorrere ad una verifica di quelle schede per accertarlo e fare scattare il premio di maggioranza. Sarebbe bastato. Ma il Presidente del Consiglio dell’epoca, Alcide De Gasperi, non volle. Reputò che in quelle condizioni, in nome dell’interesse non suo, ma generale, sarebbe stato meglio soprassedere.

Quel mio lontano e lunghissimo pomeriggio mi viene in mente oggi. Mi sento struggere dentro e confuso. Non so se è per il privilegio di possedere il ricordo di comportamenti da vero statista, come quello di De Gasperi, che si proclama sconfitto pur avendo vinto. O, al contrario, perché oggi si vuole cambiare Costituzione e regole del gioco partendo da un partito che ha raccolto il 25% ed è lievitato in parlamentari grazie ad una legge truffa (questa sì vera), innesti di voltagabbana e forzature regolamentari. Ma so che da De Gasperi a Renzi ci siamo arrivati non di colpo. Ci ha condotto una lunghissima scala in discesa i cui gradini corrispondono, uno ad uno, alle battaglie nelle quali quelli come me si sono trovati, numericamente, sempre dalla parte dei perdenti. Scusateci.

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del Direttore

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. n.c.

    17 Febbraio 2015 alle 20:17

    Caro Franco,

    A scanso di equivoci e in rispetto del mio “smisurato” orgoglio (credo che il discorso valga anche per te): tutte le volte che ho usato “sconfitto” ho aggiunto “numericamente”.

    Rispondi
  2. FRANCO GUERRAZZI

    17 Febbraio 2015 alle 20:08

    Caro Nicola, anch’io faccio parte della schiera di quelli che hanno sempre perso, pero sono sempre stato dalla parte in cui avevo creduto e credo ancora ed a mio avviso non ha perso l’ideale. (La storia come dici tu ce lo conferma) Sono gli uomini che hanno sempre cercati il carro del vincitore e pur di rimanere in sella hanno venduto l’anima al miglior offerente, peggio di quelle donnine con la borsetta……………Che vuoi farci, non siamo un popolo, ma un ‘ accozzaglia di persone a cui interessa raggiungere il proprio fine , degli altri interessa il giusto, per non dir nulla……………………

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    17 Febbraio 2015 alle 18:46

    Appunto.

    Rispondi
  4. paolo francia

    17 Febbraio 2015 alle 18:25

    No, non credo che sia una “storia nuova” ma appunto il ripetersi di fatti gia noti, solo con metodiche e meccanismi legati ai nostri tempi, tutto qui. “Poi si vedrà”, noi due, io e te, non rientriamo assolutamente in questa categoria, credo che, almeno per me, sia impossibile. Poi ovvio, esistono tante sessualità quante persone esistono, allora le possibilità sono tante quanti sono gli abitanti su Terra.

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    17 Febbraio 2015 alle 15:35

    Paolo, ho 182 anni, sono alto 78 cm. e al ristorante per raggiungere il mio tavolo passo sotto gli altri tavoli senza piegarmi e spesso esco senza pagare, ma nessuno se ne accorge. Ma a parte queste idiozie, io assumo in te lo stupore che mi suscitano le persone intelligenti quando mostrano di credere che noi si viva una storia nuova. Beh, liberati di questa illusione, la nostra storia è vecchissima e obbedirà agli stessi atti nobili o feroci della storia di sempre. Poi ti meravigli del mio ” ti definisci omo”, ma scusa anche all’esame di psicologia per entrare in Equitalia, immagino che si ammetta essere in ogni maschio un po’ di femmina e in ogni femmina un po’ di maschio. Io non ho alcun problema a definirmi etero, poi un giorno chissà. E anche per te, un giorno, chissà. Non è una conquista della modernità aver scoperto che i genitali non sono un battesimo? E allora?

    Rispondi
  6. paolo francia

    17 Febbraio 2015 alle 15:18

    Non so Marzio, piu che guerrafondaio sembri appassionato di Risiko, non discuto, la guerra (quella “nobile” se mai lo possa essere) ha i suoi aspetti di fascinamento, la storia si è costruita attraverso le guerre, le vittorie, le sconfitte, le egemonie, tutto cio’ ha costruito quello che siamo adesso, la pace esiste se esiste la guerra, altrimenti non sarebbe piu questo mondo….diciamo che tra le guerre, gli uomini possono anche avere delle vite tranquille, quello che fino ad oggi vale per me e per quelli della mia generazione. Ma durerà? E essendo cosi cambaite le regole del gioco, quali forme prenderà? La gente soffre in Ukraina e continua a morire, tante parti del pianeta sono caldissime, ora ritorna la Libia e questi scellerati dell’Isis….a me l’arma, proprio non affascina, non mi interssa e non potrei utilizzarla, credo che sia una questione di indole, non posso cambiarla. Potrei difendermi ma difficilmente attaccare, a parole e fatti, certo, sono si puo’ dire guerrafondaio, ma in pratica non potrei ammazzare neanche il piu acerrimo nemico. Sei buffo, nel messaggio personale, con “ti definisci omo”, come se si trattasse di una definizione, non lo è, è qualcosa di molto diverso e che condizona ogni aspetto della vita, come lo è (anche se spesso non ve ne rendete conto) per un eterosessuale maschio o femmina, è cosi e basta, poi ognuno puo’ trovarsi bene o male, o a metà, nei panni che indossa, ma non è un’autodefinizione, semplicemente una realtà.
    L’Italia è ininfluente, tranne che a ascoltare i telegiornali si vuol dare l’impressione che conti qualcosa, Renzi ha detto, Renzo ha telefonato….io ascolto ogni giorno i telegiornali francesi, tedeschi e svizzeri, di Renzi non si parla assolutamente, e pure la Mogherini la grande assente, questo la dice lunga.
    Ma quanti anni hai?!? Apparte che, una volta nati, tutti si puo’ morire, ma per definirsi alla fine della vita, oggi anche 100 anni sarebbero pochi.

    Rispondi
  7. marzio siracusa

    17 Febbraio 2015 alle 10:10

    Caro Paolo, immagina una guerra continuata a macchia di leopardo, in cui i pezzi di ricambio per droni e cyber cominciano a scarseggiare, e anche gli interventi aerei diventano risibili a far alzare in volo un F16 per colpire due o tre nemici. Una guerra ovviamente senza fronti contrapposti, dove i fronti sono ovunque e transeunti e altrettanto le retrovie, per una simile guerra non hollywoodiana e senza effetti speciali, perché la guerra è infame e bestiale ma non così urlata come nei films, per una simile guerra occorrono soldati veri e una popolazione combattente con tecnica partigiana. Sono un militarista guerrafondaio? Tutt’altro, vedo semplicemente dove stiamo andando a parare, Isis o non Isis. E l’Isis potrebbe essere solo l’avanguardia di questioni ben più inaspettate. Credo che si sia sognato molto in occidente ma i fatti ci portano altrove, guarda dove ricasca la propaganda governativa: cresce il numero delle auto vendute, riportiamo la casa a centro della nostra vita, e analoghe bestialità che hanno fatto la gioia non del lavoro ma del capitalismo finanziario attraverso l’indebitamento di massa per uccidere e poi aizzare la produzione, e quindi esaltarci con la ricchezza e deprimerci con la misera. Un’epoca è finita, e pur troppo vicino alla fine della mia vita e a metà della tua, ma l’epoca inaugurata dai Roncalli Angelo e dai supermarket del ’68 è finita. Mi conforta molto un fatto, l’universo femminile, solitamente addotto per connotare il pacifismo mammesco, sta aprendo velocemente gli occhi più degli uomini, e spero molto per il futuro nella sana ferocia delle donne. Quanto all’addestramento al tempo della leva obbligatoria è scontato che facesse pena e fosse una perdita di tempo. Ma questo che significa? Che un uomo o una donna non debbano sapere nemmeno come si carica un’arma e come la si mette in sicurezza, lasciando la questione ai tarati che la domenica si ritrovano nei boschi per fare i giochi di guerra? No, questo pacifismo demenziale non mi interessa. E poi un discorso personale, che mi permetterai. Tu ti dichiaro omo e la cosa come ti ho detto tante volte mi è indifferente. Però ho sempre avvertito in te un’emotività e un’intelligenza virili, ora consentimi di consigliarti di non confidare troppo nel nuovo radioso della tecnologia per dare concretezza e fondamento ai nuovi diritti, perché in un batter di ciglia tante conquiste potrebbero sparire. Fonda i tuoi diritti nella emotività e nella tua intelligenza perché alla fine le protagoniste saranno loro, non i droni e nemmeno i cyber hollyoodiani. E concludo con la verità di fondo: smaniamo di pacifismo semplicemente perché l’Italia in rapporto al suo ruolo geopolitico è la nazione più disarmata d’Europa, e sappiamo che di questo dobbiamo ringraziare chi da settant’anni ci governa.

    Rispondi
  8. paolo francia

    16 Febbraio 2015 alle 23:37

    Beh, Marzio, se la leva era come quella che si faceva negli anni ’90, meglio che l’abbiano eliminata. Io feci il servizio civile, e già quello mi blocco per tanti mesi discriminandomi sul lavoro, ma almeno con oriario ufficio riuscivo a studiare al pomeriggio. L’unica utilità della leva era quella di “svegliare ” i giovani e toglierli dal torpore mammo-italico, ma in realtà chi ha il carattere e la dote di saper fare, non ha bisogno neanche di quello.
    Si trattava di una inutile perdita di tempo, oltre a disturbare studi e lavori agli albori.
    Quella guerra la poi, Marzio, con le tecniche attuali è morta e sepolta, ormai i militari sono cyber, i mezzi che usano oggi non corrispondono piu a quelli delle guerre di una volta, non ci sono piu le regole, qundi tutto è imprevedibile e spesso ingestibile.
    Quanto a Gheddafi, chi di macello ferisce, di macello perisce. Ma certo quei paesi, meglio non toccarli, passano da loro stessi dalla padella nella brace.
    Notare bene l’assenza fantasmeca della Mogherini, la grande statista messa la per i capricci di Gian Renzasca, pure lui invisibile e inascoltato, ancora peggio di come era trattato Berlusconi.

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    16 Febbraio 2015 alle 20:47

    Qua si continua a cinguettare di politica italiota, quando ormai tutte i giochi stanno altrove. Che l’Isis sia o no alle porte, come era prevedibile saranno i dissesti di politica internazionale a far saltare il nostro quadretto casalingo. Renzi fremerebbe per ” Tripoli bel suol d’amore…” ma l’inane eletto al Quirinale ha già fatto la sua scelta cattoserena, dialogare e aspettare l’Onu. Per dialogare e aspettare l’Onu Berlusconi permise a Sarkozy di maciullare Gheddafi, e quindi di avviare la ” primavera italiana ” che lo maciullò. Pinotti e Gentiloni d’altro parte non potevano che fare veloce retromarcia. Dove li teniamo noi 5000 soldati degni di questo nome? Che non siano rimbecilliti dopo decenni di missioni dedicate a accogliere e nettare sederini? Forse reclutando anche gli usceri del Ministero della difesa, e magari le guardie forestali? Una pena. L’inane del Quirinale volle la fine della leva obbligatoria. Ma la nemesi esiste, e la palla gli ritorna. Mentre aspettiamo gli States.

    Rispondi
  10. paolo francia

    15 Febbraio 2015 alle 23:15

    Caro Nicola, il tuo pezzo è amarcord, un’epoca che non esiste piu, né nei personaggi, né ancor meno nei modi e nelle maniere. Questo è triste, comunque tu la rigiri, ma commetti l’errore di scusarti, il perdente non deve scusarsi di niente, quando il vincente non merita nulla e come tale non potrà durare.

    Rispondi
  11. marzio siracusa

    15 Febbraio 2015 alle 20:29

    L’immagine dell’individuo di Palazzo Chigi che in seduta notturna alla Camera sgranocchia provocatoriamente la matita rivolto ai banchi delle opposizioni con sorriso da ebete, ha fatto il giro dei telegiornali del mondo intero. Solo in Italia una simile immagine è stata subito oscurata. Spero che nessuno si azzardi più a ritardare il giudizio su questo soggetto fortemente disturbato adducendo la necessità di valutarne prima gli atti politici. Il filmato dell’individuo di Palazzo Chigi alla Camera dovrebbe obbligare Mattarella a esigerne subito le dimissioni. Ma chi può illudersi di tanto?

    Rispondi
  12. Giampaolo Mercanzin

    15 Febbraio 2015 alle 19:00

    Bravo Nicola: la classe non è acqua. Ma vedi, cosa non si fa per sentirsi importante. Renzi ne è la dimostrazione.

    Rispondi

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