Perez: Una Napoli inusitata, un avvocato perdente
Partiamo dal titolo Perez. con il punto per indicare che dopo quello (il punto) non c’è altro . Esiste solo un uomo, un avvocato, che trova la forza di riappropiarsi del proprio destino. Punto e basta, questa è la storia di un perdente che trova la strada del riscatto.
Siamo a Napoli ma non dobbiamo cercare i vicoli, regno incontrastato della camorra, non vediamo il quartire degli spagnoli, non vediamo il lungomare famoso per tanti film girati nella città del golfo e dei faraglioni; grattacieli di cristallo, acciaio e cemento circondano l’avvocato Demetrio Perez (Luca Zingaretti) , siamo nel nuovo quartiere residenziale (?) il Centro Direzionale dove Perez vive e lavora. E’ un ambiente freddo e straniante che riesce quasi a rendere uno “zombie” l’avvocato , come estraneo a se stesso. Unica scintilla di vita la figlia da amare e proteggere.
In una delle prime scene quando Perez esce di casa, mette il cappellino di lana e comincia a correre ( chissà perché lo spettatore , quasi in sovrapposizione, vede il mare di Vigata e il commissario Montalbano che si tuffa per la nuotata quotidiana) è
con una panoramica che il regista ci fa scorgere il mare, ma solo perché riflesso nei vetri di un grattacielo. Luca Zingaretti, l’amato commissario Montalbano, il fine indagatore e solutore dei fatti criminali indossa i panni di un perdente. Un avvocato sconfitto dalla vita ma soprattutto dalla sua inerzia: un matrimonio fallito alle spalle, una figlia che lo provoca (e a tratti lo disprezza) imponendogli la sua relazione con un pregiudicato Francesco Perego (Marco D’Amore). Anche la vita del giovane, come quella di Perez sembra già segnata: il padre è al 41bis e sembra che dentro di lui il giovane abbia già scritto il suo futuro di camorrista.
La carriera di Perez si sgretola fra i molti whisky , le diatribe con il collega Merolla, in realtà l’unico vero amico, anche lui perso alla carriera dopo la morte del figlio, Perez preferisce la mediocrità e il disprezzo pur di non affrontare un altro fallimento, persegue la ‘normalità’ anonima. evitato anche dai colleghi. Difende gli ultimi, i dimenticati, ma non è lui a scegliere i suoi clienti, glieli affida il giudice e lui accetta con indifferenza i ladruncoli e gli imbroglioni finchè un giorno un camorrista decide di diventare collaboratore di giustizia e chiede di parlare solo con lui. Una proposta pericolosa quella che Luca Buglione (Massimiliano Gallo) fa a Perez: recuperare una partita di diamanti nascosti in un luogo incredibile e impensabile. Cosa vorrà in cambio Perez? Sarà proprio questa proposta che farà scattere la molla del riscatto, Perez prenderà finalmente le redini della propria vita davanti all’estremo pericolo che sta correndo la figlia: per salvarla è disposto a tutto, anche mettersi contro la legge. Zingaretti che ha tanto amato il copione da diventarne anche produttore, ha affermato che appena letto l’ha voluto interpretare perché “c’è un Perez in ognuno di noi”
Un ‘noir’ quindi quello diretto da Enrico De Angelis, che durante la presentazione in sala stampa, ha sottolineato “…mi ha sempre affascinato la ‘zona grigia’ quell in cui criminali e persone per bene si incontrano… ma i primi non esibiscono la tessera di appartenenti alla mala e i secondi sventolano, spesso a parole la loro onestà…”. Presentato fuori concorso a Venezia 71, è piaciuto sia a pubblico che stampa e pare che alcune major americane abbiamo già chiesto i diritti per un remake.
Il film si perde un po’ nel finale ma lascia nello spettatore una curiosità, la volontà di sapere, la sete di scoperta ed è un buon risultato per un’opera seconda.

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