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Ecco perché un partito liberalsocialista è possibile e opportuno

di Redazione Pensalibero.it | 23 Ottobre 2011

Pubblichiamo un intervento sul Corriere della Sera dell’ex ministro ed ex segretario repubblicano GiorgioLa Malfa.Dalnostro punto di vista rappresenta un importante contributo alle tesi di chi, come noi, sostiene da tempo il rilancio, in forma politicamente organizzata e unitaria, della cultura laica, liberale e socialista.

Le frontiere del liberalismo tra mercato e intervento pubblico

C aro direttore, sul Corriere della Sera del 6 ottobre il professor Bedeschi ha commentato un intervento dell’ onorevole Massimo D’ Alema in cui questi ha affermato che la sinistra europea deve prendere atto dell’ esaurimento della socialdemocrazia. Il professor Bedeschi scrive che «una sinistra moderna deve farsi carico di una battaglia liberal-liberistica» e rinunciare «a una generica quanto stantia polemica contro il mercato». Un invito analogo alla sinistra era contenuto in un libro di qualche anno dei professori Alesina e Giavazzi, che invitavano la sinistra italiana a riscoprirsi liberale. Come penso sia noto, io non provengo dalla sinistra socialista o socialdemocratica, ma semmai da una tradizione latu sensu liberale. E, tuttavia, non capisco né la posizione del professor Bedeschi né quella dei suoi due illustri predecessori. Certo, se la sinistra italiana o europea volesse abolire il mercato e mettere al suo posto la proprietà socialista, vi sarebbe di che preoccuparsi. Ma, dal tempo del Congresso socialista di Bad Godesberg, la socialdemocrazia europea ha convissuto con il mercato, pur ritenendo, a mio avviso giustamente, che il mercato da solo non basti. Non basta, infatti, né ad assicurare una certa giustizia sociale nella distribuzione dei redditi né addirittura una crescita adeguata dell’ economia. Questo è stato vero in tutto il dopoguerra ed è stato drammaticamente confermato dalla crisi nella quale siamo sprofondati dal 2007 in avanti. Questa crisi non è certo dovuta agli eccessi dello statalismo, ma al contrario agli eccessi del liberismo finanziario, e alla attenuazione di tutti i controlli pubblici sul funzionamento dei mercati a sua volta figlio della convinzione che il mercato abbia sempre ragione e sia capace di autoregolarsi. Al ritorno da una visita alla Russia sovietica nel 1925, John Maynard Keynes, che era un liberale anche se non un conservatore, aveva scritto che per battere «la religione comunista» il capitalismo non poteva limitarsi ad essere un po’ più efficiente: doveva essere molte volte più efficiente del sistema comunista. E così è stato. Ed è probabile che alla caduta del Muro di Berlino e alla fine del comunismo abbia concorso in misura determinante il confronto fra il tenore di vita dell’ Occidente e quello della Russia e dei Paesi dell’ Est. Non solo il confronto con i livelli di consumo, ma anche con la qualità dei servizi sociali offerti agli strati più deboli della società. Dunque, quel sistema economico che ha prevalso sul comunismo non è il liberalismo senza lacci e lacciuoli che oggi si vorrebbe far diventare l’ obiettivo della sinistra europea. È il mercato corretto e condizionato dagli obiettivi di politica sociale del Piano Beveridge, dall’ uso attento della politica monetaria e fiscale economica per attenuare i cicli economici elaborata da Keynes, dall’ azione del sindacato per migliorare le condizioni del lavoro e la sua remunerazione, dalle leggi antitrust e dalla tassazione progressiva che ha attenuato le troppo ampie differenze di redditi in seno alla società. Insomma, il sistema liberale che ha prevalso sul comunismo dopo uno scontro durato – come scrisse François Furet – 150 anni non è il liberismo puro al quale si vorrebbe riportare anche la sinistra, ma un sistema profondamente mutato pure per effetto delle idee liberali di sinistra e di quelle socialdemocratiche. Ed è a questo complesso di idee, che configura il cosiddetto modello sociale europeo, che noi dobbiamo esser fedeli. È evidente che la globalizzazione rende più difficile temperare la spinta del mercato, con l’ intervento pubblico, ma questa è e deve rimanere la frontiera del liberalismo moderno. 

Giorgio La Malfa
Dal Corriere della Sera del 16 ottobre 2011

Pubblicato in : Primo pianoTag: corriere della sera, giorgio la malfa, giustizia sociale, laicità, liberalsocialismo, punto di vista, sinistra europea

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