Appare sempre più chiara l’enorme cappellata compiuta con la corsa verso la decadenza di Berlusconi. La foglia di fico di Alfano non funziona e la gente attribuisce al solo PD gli errori di Letta e quelli di Napolitano.

Via via che passano i giorni e che il governo Letta si attorciglia nella maglia dei problemi irrisolti e del programma non realizzato, appare chiara l’enorme cappellata compiuta con la corsa verso la decadenza di Berlusconi.
Assecondando le pulsioni manettare e subendo le pressioni di giornali come Repubblica e delle procure più oltranziste, il PD si è messo da solo in un vicolo cieco.
Fanno ridere quei suoi esponenti che sostengono che “ora, finalmente, il governo, senza Berlusconi, potrà realizzare il suo programma”. Ma dove, come e quando, in questi mesi del governo Letta, qualcuno ha percepito la differenza tra le proposte del PD e quelle di Berlusconi? Anzi, di più: chi sa o ricorda le une e le altre?
Il governo delle “larghe intese”, nato dalla irrealizzabilità di una maggioranza “normale”, aveva combinato poco. Ma la responsabilità veniva attribuita, dalla opinione pubblica, in pari misura ai due principali sostegni del governo, PD e PDL.
Ora, dopo il pretesto fornito a Berlusconi per passare ad una comoda e redditizia opposizione, qualcuno pensa davvero che siamo di fronte ad una maggioranza “più coesa” e che sarà più facile “realizzare le riforme”?
L’autoreferenzialità della dirigenza PD (Renzi incluso, temiamo) è giunta ad un punto tale da non accorgersi che per la gente il governo Letta è “il governo del PD e di Napolitano”. Punto e basta. Rendetevene conto, amici e compagni: Alfano ed i suoi sono una foglia di fico che non funziona. Inesorabilmente, quando torneremo alle urne i consensi al PD saranno falcidiati dal fiasco (prevedibile e ad oggi previsto) di questo governo.
Venire fuori da questo imbroglio non sarà gratis. E il prezzo lo pagherà soprattutto Renzi, l’unica possibilità di vittoria per il PD. Se il sindaco diventerà segretario del partito, avrà di fronte un bel dilemma: fare durare il governo e logorarsi, oppure mandarlo a picco e accollarsi la responsabilità di pugnalare un governo che per la gente è espressione del suo stesso partito.
Che il campo del centro-destra sia un campo di battaglia non deve rassicurare. In primo luogo perché in Italia ad avere la maggioranza sono sempre stati gli elettori che nutrono quei sentimenti. In secondo luogo perché nonostante le botte prese, anzi proprio per queste, Berlusconi mantiene un cospicuo gruzzolo elettorale al quale potrebbero aggiungersi le truppe riorganizzate grazie all’attivismo (e ai soldi) di Corrado Passera.
Tutto questo mentre il candidato premier del PD dovrà portare sulle spalle, per intero, non solo il peso del governo Letta ma anche quello degli errori di Napolitano, da Monti in poi.
Proprio un bel risultato, grazie agli ottusi strateghi della decadenza immediata di Berlusconi: inutile da qualsiasi punto di vista e dannosa per il PD.

Condivido in pieno quanto affermato dal Dir. Nicola Cariglia. Sono però convinto che il PD si dividerà come il PDL, Renzi o non Renzi.