Holy money di Enrico Bernard è una divertente e intelligente commedia a due personaggi.
Tema è quello del confronto-scontro tra un capitalista sull’orlo della demenza senile – più o meno simulata – e una giovane ribelle che minaccia di ucciderlo in nome di principi negatori della ricchezza accumulata attraverso lo sfruttamento del lavoro altrui.
L’uomo è ormai un vecchietto che vive isolato, attento ai suoi piccoli problemi della vita quotidiana (il cibo, il riposo), mentre di ora in ora si accrescono i suoi profitti. La donna si presenta come se proponesse ulteriori investimenti e, all’improvviso, tira fuori la pistola. Il suo interlocutore è sorpreso dalla minaccia, ma non tanto da rinunciare ad esporre le sue “ragioni” legate a tradizioni e concezioni economiche. Ne viene fuori non un delitto, ma un confronto di argomentazioni, che sfocerà nel trionfo dei sentimenti rispetto all’ideologia tanto sbandierata.
Il testo serrato e coinciso apre a frequenti colpi di scena, e rinnova quella inesauribile contrapposizione che accompagna la stessa storia degli esseri umani, cogliendo aspetti di grande attualità politica e quindi tenendo vivo l’interesse dello spettatori sino ad un colpo di scena finale sorprendete che delinea una “via d’uscita” dalla crisi non solo economica, ma anche etica e morale: e se le ragioni del liberismo e quelle dei contestatori si <sposassero>?
Il “Dio Quattrino” di Enrico Bernard
dalla recensione di Carlo Vallauri
Bernard mostra una capacità di centrare – attraverso un dialogo fitto e serrato – questioni che oggi affannano e dividono la società contemporanea con i suoi contrasti, i suoi dilemmi, le sue apparenze e le sue amare verità, e così coglie le realtà mentali ed umane dei due interlocutori nelle loro contrastanti concezioni: con le connesse fantasie e speranze, da un lato la denuncia della prepotenza del denaro, dall’altro il sarcasmo dei “potenti”. Il colloquio spazia su molteplici aspetti della vita e passa da un concentrato di odio da parte della ragazza ad una ben diversa e “santa” scelta. Quella che appare nel finale può sembrare (attenzione) semplice dimostrazione pratica della forza dominante del denaro, e, nello stesso tempo, spiega come quella forza sia talmente devastante da apparire tanto appagante persino da una sognatrice rivoluzionaria che ha accettato un comodo, inevitabile compromesso: specchio del nostro presente. Forse anche del nostro avvenire? Sarà lo spettatore a trarre le proprie considerazioni. Interrogativi sull’uso della ricchezza che riconducono alle riflessioni di Aristofane in “Pluto, il dio del quattrino”.


Ho letto anche il romanzo di Bernard, teso e denso come la commedia intelligente e divertentissima allo stesso tempo. Un peccato che il teatro italiano (ma c’è ancora?) la snobbi.
PS il film in inglese su youtube “The last capitalist” tratto da “Holy money” è una chicca di cinematografia teatrale. Consiglio di non perderl!