Nel corso di vent’anni i lavoratori dipendenti hanno perso un terzo della loro ricchezza trasferendola a imprenditori e redditieri: oggi il 40 per cento della ricchezza va ai lavoratori e il 60 per cento a imprenditori e a chi dispone di rendite.

Nel corso di vent’anni i lavoratori dipendenti hanno perso un terzo della loro ricchezza trasferendola a imprenditori e redditieri: oggi il 40 per cento della ricchezza va ai lavoratori e il 60 per cento a imprenditori e a chi dispone di rendite”. I tanti nuovisti e i giustizialisti che si sono goduti la fine della prima repubblica, pensando che potesse nascere una sinistra più forte, non si sono avveduti di aver avallato viceversa gli interessi dei poteri forti economico-finanziari, ed hanno scriteriatamente consentito che con l’acqua sporca della prima repubblica venisse buttato via anche il bambino (cioè, diritti sociali) che in quella storia repubblicana era pur cresciuto bene, come afferma un valido testimone come Sansonetti, giornalista per molti anni all’‘Unità’ e poi direttore di ‘Liberazione’.
È un’operazione di verità che noi socialisti naturalmente sosteniamo e promuoviamo, tanto che recentemente sull’‘Avanti della domenica’, oltre al libro di Sansonetti è stato dato spazio al saggio di Zygmunt Bauman – «La ricchezza di pochi avvantaggia tutti» Falso! – edito da Laterza nella collana dal titolo programmatico ‘Idòla’: un termine usato dal filosofo inglese Bacone per definire “le nozioni errate che si radicano nelle menti fino a diventare luoghi comuni e a condizionare così il comportamento degli uomini rendendoli incapaci di cercare e raggiungere la verità”. Ovviamente la ricchezza di pochi avvantaggia… pochi, ma la ‘machina’ mediatica può indurci a credere l’opposto.
Propongo tra gli ‘Idòla’ da smascherare un’altra situazione denunciata da Luciano Canfora nel libro «È l’Europa che ce lo chiede!» (Falso!), sempre nella citata collana laterziana. Non è l’Europa dei Popoli o dei Parlamenti che decide: il “popolo” è considerato un peso, così come le istituzioni, per non parlare dei partiti. La nuova “forza direttrice è nel potere bancario, Bce e Fmi in primo luogo, spiega Canfora.
1. Così è successo per l’euro: al popolo si fece credere che “sarebbe stato un semplice cambio di valuta fondato sulla rigida equivalenza di 1 euro pari a 2000 lire, laddove ben presto si capì che il cambio reale era di 1 a 1000, con tutte le conseguenze catastrofiche” a partire dal dimezzamento del salario e degli stipendi reali. Commenta Canfora: “neanche la più feroce politica confindustriale d’altri tempi avrebbe ottenuto, in guanti gialli, un tale risultato in tempi così rapidi”.
2. Si fanno credere esigenze “europee” (si veda la famosa lettera Bce al governo italiano del 5 agosto 2011) le restrizioni di salari e pensioni e l’aumento della tassazione indiretta, tutti provvedimenti che gravano sui gruppi sociali più deboli. Sono esigenze invece imposte dalla Bce, che per Canfora è il braccio operativo di un mondo capitalistico/finanziario la cui visione ideologica è considerata – da coloro che spiegano al popolo quali sia la “retta” via da seguire – l’approdo ottimale del progresso umano. Anche questo è un “idòlum” falso: il modo di produzione capitalistico basato sul profitto è destinato ad evolversi e a decadere, come tutte le cose. Ma cosa si potrebbe fare di alternativo?
Si dovrebbe smontare il dogma che “il profitto è sacro”, non si tocca! “Se banchieri e magnati si rassegnassero a ridurre i loro profitti, il che vuol dire ridurre l’orario di lavoro a pari salario e aumentare i posti di lavoro, il problema giovani sarebbe perlomeno avviato a soluzione… È evidente che la riduzione dell’orario e il rispetto delle conquiste sociali in campo pensionistico (soprattutto per i lavori usuranti) creerebbero più posti di lavoro, ma intaccherebbero indubbiamente il profitto”.
In secondo luogo, Canfora insiste ancora sul tema del lavoro. La soluzione a cui aderisce suonerà fastidiosa alla retorica corrente: in Europa si dovrebbe procedere alla svalutazione dell’euro per aumentare il lavoro e produrre beni a prezzi più bassi e competitivi sui mercati mondiali, statunitensi ed asiatici. Con quale obiettivo? Salvare l’Europa sociale, lo Stato sociale europeo come “patrimonio dell’umanità”.

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