
L’attenzione di molti ricercatori ci ripropone, oggi più che mai, il concetto di immortalità dell’anima e, di conseguenza, i miti e le leggende che si legano agli “Eterni viventi”.
La leggenda ha origine fin dai tempi del “processo a Gesù”.
Il racconto ci descrive Gesù che sale a fatica, lentamente, la strada che porta al monte Calvario, dove l’attende la morte per crocifissione. La corona di spine, lacerandogli il capo, lo fa sanguinare copiosamente. La irta salita è tortuosa, e la croce è pesante. Gesù, arrancando, ad un certo punto cade. Si rialza però subito dopo, e a fatica riprende ad avanzare. Ad un certo punto,un ebreo di nome Assverus Cartaphilos (Cartafilo) gli si avvicina e, schernendolo impietosamente, con fare beffardo l’apostrofa dicendogli: “dai, cammina… dov’è la tua forza? E’ tutta qui la tua resistenza?”.
Gesù, fissandolo severamente negli occhi, gli disse: “Stai pur certo che io camminerò ancora, ma anche tu lo farai … fino alla fine dei tempi. Fino a quando io ritornerò…!”
Cartafilo a quel tempo aveva trent’anni e col passare degli anni dimenticò l’incontro con Gesù. Divenne sempre più vecchio, com’era giusto fosse fino a che un bel giorno, ormai centenario, cadde improvvisamente in uno strano stato di deliquio. Una volta tornato in sé, però, s’accorse di avere inspiegabilmente l’aspetto di un “trentenne”. Com’era, cioè, ai tempi dell’incontro con Gesù.
La leggenda racconta che da allora, Cartafilo torna ad essere ogni cento anni giovane come al tempo del fatidico incontro con Gesù.
Questa è la leggenda dell’Ebreo Errante, chiaramente tinta di propaganda antisemita per avversare un popolo che non aveva amici in nessuna parte d’Europa… e, soprattutto, per supportare il fermento che andava diffondendosi in tutta Europa: liberare in altri termini definitamente il “sepolcro di Gesù” dai musulmani, promuovendo in tal modo le prime crociate.
In verità, lo scopo principale era quello d’impossessarsi dei territori medio orientali, ed in particolare quelli attraversati dalle acque del Giordano.
Ebbe così inizio la diffusione dell’odio antisemita che ben presto dilagò in tutti agli angoli di Europa: dal Portogallo alla lontana Russia.
In uno scritto del 1235, il “Flores Historiarum”, troviamo traccia di questa leggenda nel racconto di uno sconosciuto frate, Matteo di Parigi, autore di in un’opera dal titolo “Historia Major”. In questa opera il frate riferisce quanto apprese da un tal Roger de Wendover circa alcuni incontri avvenuti tra arcivescovi armeni ed un misterioso personaggio di nome Cartafilo.
Anche nelle cronache medievali si parla di un Ebreo Errante, vissuto alla corte di Carlo Magno, dalle caratteristiche riconducibili all’Assverus Cartaphilos che derise Gesù.
L’Ebreo Errante – dice la leggenda – a seguito della maledizione del Nazareno è costretto a viaggiare nel tempo senza sosta alcuna. Condannato in altri termini a vivere con accanto una compagna di viaggio: la Morte.
Questo misterioso personaggio, che da sempre intriga tanti studiosi e ricercatori del “mistero”, si dice che ricompaia stranamente, e senza alcun appuntamento preciso, sotto identità diverse e con un bagaglio di esperienze sempre più ampio.
A Maria Antonietta, ad esempio, predisse la Rivoluzione francese e, col nome di Rostopchim, fu con Napoleone nella campagna di Russia, mentre Mosca era avvolta dalle fiamme.
Le apparizioni dell’Ebreo Errante però non si esauriscono alle citazioni di cui sopra.
Si racconta che venne visto, nel secolo scorso, in una botteguccia nei pressi del porto di Londra fabbricare degli strani orologi che avevano il misterioso potere di arrestarsi col cessare della vita dei singoli committenti.
La considerazione che s’impone a questo punto è che tutte le leggende legate agli “eterni viventi” sono “suggestive” ed “intriganti”, sia per le numerose coincidenze tra loro che per l’assoluta mancanza di una logiche raziocinanti del loro fatale riproporsi nel tempo.
La leggenda di un altro “immortale”, anch’essa molto suggestiva e ricca di fascino, è quella del Conte di Saint Germain.
Da ricerche condotte sul personaggio, sembrerebbe che nessuno fosse giammai a conoscenza della sua età: né da dove provenisse e quali studi avesse fatto. Tutti però erano concordi nel ritenere il conte di Saint Germain un uomo straordinariamente colto ed in possesso di qualità e capacità veramente eccezionali: altezza normale, capelli scuri, occhi e sguardo profondo di taglio medio-orientale, vestiva con eleganza raffinata e diceva di avere un’età superiore ai duemila anni.
Tra le tante cose, affermava, di aver conosciuto la regina di Saba, di aver partecipato alle “nozze di Caana” e di aver collaborato con Ammurabi, alla compilazione dei famosi codici.
Il conte di Saint Germain conosceva alla perfezione fatti ed avvenimenti verificatisi in Europa in epoche precedenti. Raffinato amante della musica, tra l’altro, parlava correttamente il greco ed il latino che considerava le sue lingue preferite, oltre all’ebraico, l’arabo, il francese, il tedesco, l’inglese, lo spagnolo, il portoghese, l’italiano ed il cinese. Si diceva che sapesse addirittura trasmutare i vili metalli in oro e venne, come per un altro misterioso conte, Alessandro Cagliostro, sempre visto con ammirazione e, nel contempo, invidiato ed additato come grande mistificatore.
Malgrado il conte di Saint Germain in età avanzata si fosse ritirato nei pressi della Contea di Hessel Cassel, in Germania, nessuno lo vide morire. Anzi, si annoverano svariate testimonianze della sua ricomparsa in epoche successive.
A questo punto, degna di attento approfondimento è la teoria dei “Superiori Sconosciuti”: i fantomatici emissari segreti di una “Fratellenza Superiore”. Coloro cioè che guidano il destino degli uomini in maniera più o meno manifesta.
Emblematico, poi è l’apparire di questi misteriosi personaggi, e mai a caso, sempre in coincidenza, se non alla vigilia di sconvolgimenti storici come è stato Pugacioff per la “Grande Russia”, Rasputin per la Rivoluzione di ottobre, Allister Crowley, Hitler per il nazismo, Cagliostro per la Rivoluzione francese.
Di Alessandro, conte di Cagliostro, nessuno ha mai saputo nulla sulla sua morte, né dove fossero finite le sue spoglie mortali.
Si racconta che Napoleone, precipitatosi a San Leo per liberare il divino conte Cagliostro” fondatore della Massoneria Egizia da anni, per volere del Papa, murato vivo in una cella inaccessibile agli stessi carcerieri che lo alimentavano attraverso un foro nella parte superiore della stessa, non trovò traccia del Maestro che lo aveva iniziato alla Massoneria.
Sul tavolaccio su cui Egli era costretto a dormire, Napoleone rinvenne soltanto una “spada”. Quella spada, senza ombra di dubbio, fu il simbolico messaggio che preannunciò la tanto auspicata fine dell’iniquo forcaiolo potere temporale della Chiesa…..

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