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Il riformismo socialista da Marx a Bernstein

di Leonardo Scimmi | 30 Marzo 2013

Le idee contano e producono risultati pratici

I lavoratori, o chiunque abbia un interesse a come vengono gestite le cose o i soldi, vogliono essere parte delle scelte strategiche che li riguardano, e ne hanno diritto.

bernsteinLa scuola di pensiero socialista ha avuto vari padri. Tra questi sicuramente Carlo Marx, di lingua tedesca, ideatore del Manifesto del Partito Comunista, hegeliano, fissato con la lotta di classe, il materialismo storico e la rivoluzione.
Eppoi Edoardo Bernstein, anche di lingua tedesca, per cui il fine (la rivoluzione) non contava, contava invece il tragitto e cioè la democrazia (Das, was man gemeinhin Endziel des Sozialismus nennt, ist mir nichts, die Bewegung alles).
La famosa svolta della socialdemocrazia tedesca (SPD) – che ebbe luogo a Bad Godesberg vicino Bonn capitale della Germania federale, quando la SPD mise in soffitta la lotta di classe, l’anticapitalismo e l’aspirazione rivoluzionaria – è la realizzazione dell’intuizione di Bernstein.
Le idee contano e producono risultati pratici, infatti la SPD usciva rigenerata dal congresso del 1959.
Oggi la crisi finanziaria consente ai partiti di sinistra europei di ripristinare argomentazioni da lotta di classe (contro i ricchi) e anticapitaliste (contro il privato, contro la finanza) o perfino rivoluzionarie (contro i politici), ma tutto ciò sembra una tentazione alla quale il socialismo non dovrebbe cedere.
Una sinistra moderna non può utilizzare stancamente strumenti ideologici trapassati solo perché convenienti al momento. La sinistra deve indicare la via per il progresso e non cadere nella trappola dell’odio di classe che può aver presa su un elettorato ignorante come erano i contadini russi della rivoluzione bolscevica, ma che mal si adatta alla società italiana ed europea di oggi dove, seppur poveri o precari, i cittadini sono perlopiù educati e scolarizzati e si aspettano qualcosa di più sofisticato che una presa della Bastiglia.
L’obiettivo è la crescita e il capitalismo (anche finanziario) garantisce la crescita.
La proprietà privata, che è la base del capitalismo, garantisce la crescita.
La frase «Kapitalismus ist nicht krank, ist die Krankheit» (Il capitalismo non è malato, è la malattia) non appartiene al DNA socialista democratico, almeno non piu da decenni.
Il capitalismo non va abbattuto, ma riformato, con gradualismo, con riforme di struttura anche e con l’introduzione di istituti di democrazia industriale.
Il capitalismo necessita misure anticicliche, costruzioni fiscali a livello federale che bilancino misure di austerità locale, ma è ancora lo strumento di rilancio dell’economia.
Condividere il potere decisionale e diritti di voce è una delle strade da seguire, anche nella finanza, spesso separata inspiegabilmente dalla economia reale.
I lavoratori, o chiunque abbia un interesse a come vengono gestite le cose o i soldi, vogliono essere parte delle scelte strategiche che li riguardano, e ne hanno diritto, e per questo chiedono diritto di voto negli organi decisionali delle società che gestiscono le imprese, comprese le banche e le società di gestione. È un cambio di prospettiva totale. È un approccio orientato agli stakeholders.
È il superamento della visione di Friedman per cui il solo scopo dell’impresa è far guadagnare gli azionisti, ma è anche il rifiuto di Marx, per cui il capitalismo andava (necessariamente) superato.
È l’idea democratica e costruttiva di Bernstein.
È uno sforzo intellettuale sociale e pratico che i socialisti possono e debbono fare per essere al passo col tempo e sconfiggere le crisi del capitalismo.

Pubblicato in : Primo piano

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