In Lombardia, solamente nel mese di ottobre, sono avvenuti ben 53 decessi. Seguono: l’Emilia Romagna (55), la Toscana (38), la Sicilia e il Veneto (35), la Campania (31) e l’Abruzzo (25).

Dunque neppure l’esperienza sembra allontanare il rischio di incidenti mortali. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono l’11,1% del totale, soprattutto rumeni.
Non c’è da abbassare la guardia, tanto che, in Lombardia, solamente nel mese di ottobre, sono avvenuti ben 53 decessi. La Regione sale a quota 60 dall’inizio dell’anno. Seguono: l’Emilia Romagna (55), la Toscana (38), la Sicilia e il Veneto (35), la Campania (31) e l’Abruzzo (25). Quest’ultima, analizzando l’incidenza delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa, su una media nazionale pari a 19,5, fa registrare un indice di 50,7 (più del doppio della media della Penisola). Secondo il Trentino Alto Adige (38,3), terza la Valle D’Aosta (35,1), quarta la Calabria (33,1), quinta l’Emilia Romagna (28,4). Dunque ci sentiamo di poter dire che in Italia c’è una politica sbagliata non in grado di fronteggiare le emergenze (quelle sismiche dopo i terremoti dell’Emilia Romagna e del precedente in Abruzzo, come quella della sicurezza sul lavoro). In tempi di crisi si continua a “tagliare” in settori importanti, come quello del lavoro, dove è in gioco anche la vita delle persone. Anzi questo settore è uno di quelli che viene tassato pesantemente (anche per cose di secondaria importanza, dopo controlli spesso troppo rigorosi), impedendo alle imprese di investire sulla sicurezza e sulla manutenzione dei macchinari.
Il settore con il maggior numero di morti bianche è l’agricoltura con il 36,5% del totale. A seguire: quello delle costruzioni con il 24,5%; quello del commercio e delle attività artigianali con il 7,9%; quello dei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni con il 5,6%. Ciò spiega per quale motivo gli infortuni mortali avvengano in maniera preponderante in determinati mesi dell’anno, ovvero quelli caratterizzati da una più intensa attività agricola ed edile, come accaduto in Lombardia.
“Gli indici di incidenza – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – dovrebbero indirizzare le politiche nazionali e regionali ad adottare ulteriori provvedimenti soprattutto nelle zone che presentano valori elevati”. Ciò, tra l’altro, era già emerso a proposito della situazione del Sud, che desta sempre preoccupazione, dal Rapporto Svimez, che denunciava appunto scarsi investimenti in tale area. Soprattutto qui è la fascia dei più giovani ad essere colpita. “La poca esperienza e la precarietà, che costringe i giovani lavoratori a cambiare spesso lavoro senza venire adeguatamente formati ed informati sui rischi connessi, sono elementi – prosegue il rapporto dell’Osservatorio – che contribuiscono a produrre condizioni gravose per la salute e la sicurezza di ragazzi e ragazze. Anche i lavori più “tranquilli” non vanno sottovalutati. La più frequente causa di mortalità è la caduta dall’alto nel 24% dei casi, seguita dal ribaltamento di un veicolo o un mezzo in movimento (19,8%) e dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (16,6%), che dimostrano che probabilmente non sono state adottate le misure di sicurezza previste dalla normativa di categoria.

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