Nell’immaginario collettivo fascista le conquiste territoriali e particolarmente quelle coloniali avevano grande importanza. Riporto qui di seguito lo scherzoso menu redatto da una legione della milizia (e riportato in AA.VV .L’Italia del 20° secolo, Rizzoli 1977 p. 131).
Pasta asciutta alla Tunisi
Manzo alla Gibuti
Patate all’oro di Malta
Insalata savoiarda
Formaggio egiziano
Frutta di Aden
Il tutto innaffiato da vini imperiali. Un pranzo che sarebbe dovuto essere a spese di Francia e Inghilterra ma che risultò assai indigesto.
Proprio nel momento in cui l’arrivo di Rommel e dell’Afrikakorps risollevava le sorti dell’Asse in nord Africa, Churchill ebbe l’intuizione di dare una spallata all’ Impero fascista in Africa orientale e in soli 5 mesi si dissolse la tanto enfatizzata “ riapparizione dell’Impero sui Colli fatali di Roma”
Il 5 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia Mussolini aveva annunciato che le truppe vittoriose dell’Italia fascista erano entrate in Addis Abeba. Esattamente cinque anni dopo, il 5 maggio 1941, il Negus Hailé Selassié (che scelse appositamente questa data simbolo) rientrò in modo trionfale nella sua capitale.
Nel giugno 1940, approfittando delle difficoltà della Gran Bretagna che era rimasta sola ad affrontare le preponderanti forze dell’Asse le truppe italiane stanziate in Etiopia avevano conquistato alcuni avamposti nel Sudan e in Kenia, poi avevano occupato tutta la Somalia britannica quasi senza combattere perché la piccola guarnigione inglese era stata evacuata.
L’esercito italiano in Etiopia era imponente perché ammontava a circa 290mila uomini (comprese le truppe ausiliari africane )ma difettava di equipaggiamenti, in particolare di carburante e di pneumatici. Quindi gli spostamenti di truppe in un territorio così vasto erano difficoltosi.
Tant’è vero che quando Mussolini ipotizzò un’avanzata verso nord in modo da chiudere l’Egitto in una tenaglia, il duca Amedeo D’Aosta Viceré d’Etiopia fece presente la carenza di materiali e di armamenti. E ritenne che fosse più opportuno presidiare il vasto territorio dell’AOI.
Consapevole di queste difficoltà italiane Churchill, nel gennaio 1941, decise di riconquistare i territori perduti in Susan Cassala e Gallabat. Incoraggiati dal successo, i britannici avanzarono a con due divisioni anglo indiane attaccarono la postazione di Cheren in una difficile zona montagnosa. Gli italiani resisterono oltre un mese e portarono anche contrattacchi che costrinsero i carri inglesi a retrocedere ma il 15 marzo utilizzando la concentrazione di fuoco degli aerei a volo radente e dell’artiglieria, gli angloindiani riuscirono a prevalere e, oltrepassata Cheren, occuparono facilmente sia Asmara che Massaua.
Intanto, un piccolo corpo formato da battaglioni sudanesia cui si unirono gli uomini della resistenza abissina otteneva nuovi successi nel nord del Paese e il Negus, fin dal 20 gennaio, rientrò in Etiopia per guidare le sue truppe.
Al contempo, sul fronte meridionale, l’11 febbraio il generale Alan Cunningham al comando di un contingente numericamente modesto (due divisioni africane e una sudafricana) ma con una forte dotazione di artiglieria con carri armati pesanti e numerosi e moderni aerei, dal Kenia penetrò in Somalia e tre giorni dopo conquistò il porto di Chisimaio presso la foce del fiume Giuba che aveva un rilevante ruolo strategico.
Amedeo d’Aosta sapeva che sebbene gli italiani avessero un esercito assai più numeroso sarebbero state le unità motorizzate e l’aviazione a fare la differenza come aveva scritto a Mussolini il 16 dicembre 1940 ; tanto più che l’Impero era minato da una guerriglia che non era mai cessata e che riprese vigore con l’intervento britannico (Cfr. G.Oliva, La guerra fascista, Dalla vigilia all’armistizio, l’Italia nel secondo conflitto mondiale, Mondadori, Milano, 2020, p 139).
Il successo delle operazioni (gli italiani persero oltre 30mila uomini fra morti, feriti e prigionieri) era stato agevolato dalla forza aerea sudafricana dotata dei moderni Hurricane. Con truppe motorizzate i britannici arrivarono rapidamente a Mogadiscio (300 km più a nord) che occuparono il 25 febbraio impossessandosi di 1800 tonnellate di prezioso carburante come ricorda Churchill nella sua Storia della seconda guerra mondiale,(mi sono riferito alla tr.it Milano Mondadori 1970, vol 5 sp pp. 103-110).
A questo punto anche con la protezione aerea delle squadriglie di stanza ad Aden effettuarono un nuovo poderoso balzo di 1100 km. Riconquistarono Berbera e raggiunsero i confini nord della Somalia. Poi avanzarono in Etiopia verso ovest e a Dire Daua Cunningham raccolse le forze per il balzo finale su Addis Abeba (Churchill,op.cit. p. 105).
Il viceré Amedeo d’Aosta ritenendo la situazione ormai compromessa si preparò ad abbandonare Addis Abeba e decise di ripiegare con le forze superstiti sulle montagne per organizzare un’ultima resistenza. Il 6 aprile Hailé Selassié occupò Debra Marcos nella parte centro-orientale del Paese, alla testa della resistenza abissina e dei reparti del colonnello Wingate. Poi operò la convergenza con le truppe del generale Cunningham che erano ormai alle porte della capitale .
Il 6 maggio il Negus appena rientrato ad Addis Abeba, emanò un proclama nella quale chiedeva di astenersi da vendette sugli italiani e scrisse: “ Non ripagate il male che vi hanno fatto, non macchiatevi le mani con atti di crudeltà”.
Amedeo d’Aosta con una residua forza di 7mila uomini si attestò sull’Amba Alagi dove resisté oltre un mese poi fu costretto ad arrendersi per mancanza di viveri e di munizioni e gli fu tributato l’onore delle armi. Altri piccoli reparti resisterono fino a novembre.
Nella primavera del 1941 questo sogno s’infranse, ma il duce riteneva ancora che la vittoria dell’Asse avrebbe ribaltato la situazione. Con lui, vari gerarchi pensavano che la guerra mondiale fosse ormai vinta e che occorresse solo trovare il modo per chiuderla. Mussolini aveva progettato di dare vita a un grande Impero coloniale che, dopo la conquista dell’Egitto, del canale di Suez e del Sudan anglo – egiziano avrebbe congiunto la Libia con l’Africa Orientale dove i possedimenti dell’AOI si sarebbero arricchiti della Somalia inglese, di quella francese e della parte settentrionale del Kenya.
E lo stesso Ciano nei suoi Diari assegna più spazio ai Balcani (in specie all’ egemonia italiana in Croazia e Montenegro) alla vicenda di Hess e alla polemica contro l’invadenza tedesca. L’illusione che si dovesse attendere solo la spartizione del “bottino” (così i capi fascisti chiamavano comunemente le auspicate acquisizioni territoriali ) s’ infranse in modo clamoroso in poco più di un anno.
Gabriele Parenti

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