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80 anni dopo: l’Europa nel disordine globale

Nell’80° anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa è alle prese con sfide esistenziali e il disfacimento dell’ordine globale in vigore dal 1945. La guerra in Ucraina ha nuovamente diviso il continente, riportando sul suo terreno la minaccia di conflitti che si credevano segregati al passato, mentre i populismi indeboliscono il progetto di integrazione che ha garantito pace e stabilità al continente dal secondo dopoguerra. Intorno, altri pilastri vacillano: il partenariato transatlantico, architrave del progresso europeo, subisce i colpi inferti dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti sembrano aver sacrificato sull’altare dell’America First i valori condivisi di libertà, democrazia e libero commercio. L’erosione dell’alleanza con l’Europa va di pari passo con quella dell’ordine internazionale, di cui il caos economico innescato dalla guerra dei dazi è solo l’esempio più clamoroso

di Alessia De Luca | 10 Maggio 2025
Flowers are pictured during the commemorations for the 80th anniversary of the end of World War II at the Soviet War Memorial in Treptower Park in Berlin, Germany, on May 9, 2025. (Photo by Emmanuele Contini/NurPhoto)NO USE FRANCE

Nell’80° anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa è alle prese con sfide esistenziali e il disfacimento dell’ordine globale in vigore dal 1945. La guerra in Ucraina ha nuovamente diviso il continente, riportando sul suo terreno la minaccia di conflitti che si credevano segregati al passato, mentre i populismi indeboliscono il progetto di integrazione che ha garantito pace e stabilità al continente dal secondo dopoguerra. Intorno, altri pilastri vacillano: il partenariato transatlantico, architrave del progresso europeo, subisce i colpi inferti dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti sembrano aver sacrificato sull’altare dell’America First i valori condivisi di libertà, democrazia e libero commercio. L’erosione dell’alleanza con l’Europa va di pari passo con quella dell’ordine internazionale, di cui il caos economico innescato dalla guerra dei dazi è solo l’esempio più clamoroso. Riconoscendo quanto sia profondamente cambiato il contesto di sicurezza, con gli Stati Uniti in ritirata dal loro ruolo guida con atteggiamento ostile, l’Europa sta aumentando radicalmente la spesa per la difesa. È un iniziale, incerto, tentativo di riaffermare la propria sovranità in un mondo segnato dal caos e dell’incertezza. Come osserva Sylvie Kaufman su Le Monde: “Ottant’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’unica evidenza è che l’ordine internazionale che le è succeduto è crollato, e che quello destinato a sostituirlo deve ancora essere costruito”.

Usa: da alleati ad agenti del caos?

A più di 100 giorni dal suo ritorno nello Studio Ovale, la maggior parte dei governi europei ha ormai compreso la portata dell’uragano Trump sull’alleanza transatlantica. Ma se la consapevolezza della deriva americana cresce, le reazioni variano. Nella parte occidentale del continente, c’è chi tenta di organizzare una resistenza al caos: come il tandem franco-tedesco, supportato dalla Polonia, ha vissuto un brivido questa settimana quando a Berlino Friedrich Merz non è passato alla prima votazione e ha dovuto attendere la seconda per essere insignito del ruolo di cancelliere dal Bundestag. Così mentre la Francia invoca l’autonomia strategica e Bruxelles predica pazienza, il continente oscilla tra slanci temerari e crisi di sfiducia: per molti, soprattutto a est, Washington e la Nato sono stati a lungo un baluardo di libertà e incarnano ancora l’unico riparo credibile contro Mosca. Se nei sondaggi la maggioranza dei cittadini europei (e italiani) considera Trump una minaccia per la pace e la sicurezza e persino un nemico dell’Ue, in Romania l’ultradestra vola al 40% mentre leader come Viktor Orbán sostengono le politiche di Trump proprio perché minano l’Europa liberale. Altri, come Giorgia Meloni, cercano di usare le affinità ideologiche con il tycoon per mantenere aperto il dialogo con gli Usa.

Vittorie contrapposte?

A testimoniare le persistenti divisioni politiche in Europa, il presidente russo Vladimir Putin ha accolto oggi nella Piazza Rossa il primo ministro slovacco Robert Fico, considerato vicino a Mosca, e il presidente serbo Aleksandar Vučić, leader ultranazionalista di un paese candidato all’ingresso nell’Unione. Sono gli alfieri di un’Europa parallela che strizza l’occhio al Cremlino e che a Mosca celebrano oggi l’ottantesimo anniversario della vittoria sovietica nella “Grande Guerra Patriottica”. Le difese antiaeree sono in stato di massima allerta per evitare incursioni di droni ucraini, dopo che Kiev ha respinto la proposta di un cessate il fuoco di tre giorni, ritenuto “una farsa” opportunistica. All’evento – che si tiene il 9 maggio, un giorno dopo la ‘Giornata della vittoria’ europea fissata per l’8 – partecipano anche truppe cinesi, accanto a quelle russe, mentre sul palco, accanto a Putin figurano leader del calibro di Xi Jinping, presidente cinese, e il brasiliano Lula da Silva. La loro è una presenza dal forte valore simbolico, che consente al leader del Cremlino di inviare un messaggio chiaro: il tentativo dell’Occidente di isolarlo sulla scena internazionale, almeno per ora, non ha avuto successo.

Verso un nuovo ordine?

L’immagine delle forze alleate nella Seconda guerra mondiale ora avversarie e di un continente che festeggia diviso la sconfitta del nazifascismo è potente. Da una parte Mosca, con la sua parata e i suoi alleati. Dall’altra, l’Europa incerta, assediata dai tank e dai dazi. Ma più che segnare il ritorno a due blocchi contrapposti, mostra la frammentazione dell’ordine internazionale, segnato dalle guerre, logorato dalla crisi del multilateralismo, minato dai ritorni dell’autoritarismo e da una leadership americana sempre più instabile. “L’Occidente, come lo conoscevamo, non esiste più” ha affermato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, appena pochi giorni fa. Ma con gli Stati Uniti che si sfilano, l’Europa non può più permettersi di tergiversare. La sovranità, oggi, è la capacità di stare al mondo da soli. Questo non significa rinunciare al legame transatlantico, ma superare le divergenze, affrontare i nodi irrisolti e costruire un’architettura autonoma. Porre le basi minime per non rimanere ostaggio della volubilità americana e ridare all’Unione una direzione per il futuro. Perché ottant’anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l’ordine che ci ha tenuto in piedi sta franando. E il prossimo non nascerà da solo.

Il commento

Di Giovanni Grevi, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Gli europei devono definire i confini del proprio futuro e si trovano di fronte a due opzioni: lo Stato nazionale o l’integrazione europea. La maggior parte dei leader concorda sul fatto che l’integrazione sia l’unica soluzione percorribile per garantire pace, prosperità e progresso ai propri cittadini. Pochi, però, si sono dimostrati pronti a trarre le conseguenze di questa conclusione. Il compito dell’Europa è costruire un ordine europeo post-americano, cioè un assetto che non dipenda dalla leadership degli Stati Uniti, pur cercando la cooperazione con Washington quando possibile. La forma di questo nuovo ordine, tuttavia, è ancora tutta da definire.” [Leggi l’approfondimento di Giovanni Grevi]

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, anniversario, bruxelles, casa bianca, cittadini europei, commissione, commissione europea, crisi, De Luca, democrazia, europa, francia, futuro, governi europei, guerra mondiale, integrazione, leadership, meloni, mondo, nato, presidente della commissione europea, putin, seconda guerra mondiale, soluzione, stati uniti

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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