• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

7 ottobre ÷ vite spezzate = infinito dolore

Se il 7 ottobre fosse stata un’espressione matematica, la sua riduzione al minimo comune avrebbe dato un risultato paradossale e implacabile: 7 ottobre × 0 = Stato palestinese.
È così che la storia si scrive oggi, come un problema algebrico in cui il dolore viene moltiplicato per il vuoto, e il prodotto diventa un riconoscimento impulsivo, imposto più dalla suggestione che dalla giustizia. Israele invece rimane sempre più solo, e il suo isolamento internazionale cresce di giorno in giorno: Londra, Parigi, Canberra hanno scelto di riconoscere la Palestina, e da New York alle capitali europee si moltiplicano le pressioni perché anche altri seguano. Netanyahu si ostina, promette annessioni, rifiuta ogni compromesso, mentre mille soldati caduti e famiglie di ostaggi continuano a bussare invano alle porte del potere.

di Nico Kir | 24 Settembre 2025

Se il 7 ottobre fosse stata un’espressione matematica, la sua riduzione al minimo comune avrebbe dato un risultato paradossale e implacabile: 7 ottobre × 0 = Stato palestinese.
È così che la storia si scrive oggi, come un problema algebrico in cui il dolore viene moltiplicato per il vuoto, e il prodotto diventa un riconoscimento impulsivo, imposto più dalla suggestione che dalla giustizia.

Israele invece rimane sempre più solo, e il suo isolamento internazionale cresce di giorno in giorno: Londra, Parigi, Canberra hanno scelto di riconoscere la Palestina, e da New York alle capitali europee si moltiplicano le pressioni perché anche altri seguano. Netanyahu si ostina, promette annessioni, rifiuta ogni compromesso, mentre mille soldati caduti e famiglie di ostaggi continuano a bussare invano alle porte del potere. La solitudine israeliana non è più quella orgogliosa di un tempo: è un isolamento che brucia, che divide, che logora.

Ma non è solo in Medio Oriente che si gioca la partita. In Italia, il 22 settembre, la protesta è esplosa. Porti chiusi, scuole ferme, treni bloccati. A Milano, la Stazione Centrale è diventata un campo di battaglia: cortei che tentavano di forzare gli ingressi, la polizia che rispondeva con cariche e lacrimogeni, decine di feriti da entrambe le parti. Le immagini hanno fatto il giro del mondo: il cuore economico del Paese paralizzato da una rabbia che travalica i confini.

In questo scenario, il governo Meloni ha scelto la via della fermezza. La premier ha condannato senza esitazioni le violenze, ribadendo che non si può trasformare la solidarietà in guerriglia urbana. Ha difeso il diritto alla sicurezza interna e ha ricordato che le istituzioni non si piegano alla piazza. Tajani ha sottolineato che riconoscere oggi la Palestina sarebbe solo un gesto vuoto, incapace di cambiare la realtà, anzi rischioso: un segnale che verrebbe interpretato come premio al terrorismo, senza ottenere in cambio né pace né sicurezza.

È facile, sull’onda emotiva, chiedere gesti simbolici. Ma governare significa misurare il peso delle conseguenze. Meloni lo sa: l’Italia non può permettersi di rompere con Washington, unico alleato che ancora contiene la deriva di Netanyahu, né può permettersi di alimentare il caos interno facendo passare per legittime piazze che degenerano in violenza. Difendere l’ordine non è un dettaglio repressivo, è la condizione stessa della democrazia.

Chi oggi accusa Meloni di immobilismo dimentica che la neutralità apparente è in realtà un posizionamento chiaro: evitare che l’Italia diventi un vaso di coccio tra le potenze che decidono. Riconoscere oggi uno Stato palestinese non cambierebbe il destino di Gaza, non riporterebbe indietro gli ostaggi, non fermerebbe le bombe: servirebbe solo a illudere e a destabilizzare. Il governo sceglie di non partecipare alla corsa ai simboli, e questa scelta, in tempi di tempesta, è coraggio, non debolezza.

Israele è solo, l’Europa si divide, le piazze italiane si infiammano. Ma il governo Meloni difende una linea di responsabilità: sicurezza, equilibrio internazionale, fermezza. È impopolare, certo. Ma come ha detto Bennett da Tel Aviv, “preferisco avere i miei figli vivi ed essere impopolare, piuttosto che averli morti ed essere amato dal mondo”. È una frase che vale anche per noi.

Niko Kir

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: 7Ottobre, conflitto palestinese, gaza, gazacity, israele, massacro rav party, massacro rave party, Onu, Palestina, Ue

Info Nico Kir

Nico Kir è un collaboratore ed editorialista di Pensalibero.it.
“Mi chiamo Niccolò Kirschenbaum, sono nato a Siena nel 1983 da padre israeliano e made italiana. Sono laureato in storia dell’arte, sono un fotografo ho pubblicato con Crodbokkd ed esposto a Milano alla Tadini, ho all’attivo diverse personali e pubblicazioni. La mia ricerca in fotografia intreccia memoria personale, identità ebraica ed esperienza contemporanea, muovendomi tra intimità e conflitto. Appassionato di letteratura europea del 900”.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti